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Documentari: Street Fight – L’altra faccia della politica

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"La politica non è come il cinema, spesso vincono i cattivi": parola di Robert Altman, che dall’alto dei suoi 80 anni poteva permettersi di dire tutta la verità sullo sporco mondo della politica.

“La politica non è come il cinema, spesso vincono i cattivi”: parola di Robert Altman, che dall’alto dei suoi 80 anni  poteva permettersi di dire tutta la verità sullo sporco mondo della politica. Ma non è solo una questione d’età: il giovane regista Marshall Curry, ha filmato l’intera campagna elettorale del 2002 per l’elezione del nuovo sindaco di Newark in New Jersey. “Street fight” racconta l’altra faccia della politica, quella che cerca di accaparrarsi gli elettori per la strada, quella fatta di corruzione, sporchi giochetti e parole al vetriolo. Così nella piazza cittadina si danno filo da torcere due candidati democratici afroamericani: Cory Booker, 32 anni , laureato a Yale e promotore delle politiche di sostegno per le minoranze e James Sharpe, classe 1936, sindaco uscente della cittadina, dalla grande esperienza e dai metodi poco puliti. La lotta non è tra due uomini, ma tra due modi di condurre la campagna elettorale completamente diversi: Sharpe può contare su una solida e ben collaudata macchina politica, sulla stima dei personaggi più influenti e sulla fiducia dei suoi concittadini. O meglio sulla paura che incute tra gli operai di Newark, costretti a votarlo per non ritrovarsi senza lavoro. Booker è invece il lato giovane e pulito della politica: senza soldi, senza conoscenze, se ne va in giro a predicare il cambiamento, come un piccolo Obama. E se la crisi economica non aveva ancora messo in ginocchio la città, le questioni razziali erano già al centro della polemica: cosa significa essere diverso, povero o emarginato in un paese qualunque degli Stati Uniti? Cosa significa fare politica per un afroamericano? Significa anche sentirsi dire dal proprio avversario che non si è abbastanza neri e abbastanza democratici. “Booker è un bianco repubblicano”, parola di Sharpe, che alza i toni e dà vita a una polemica che coinvolgerà persino Spike Lee, che si schiererà apertamente con il giovane candidato. L’elezione del sindaco di Newark si trasforma in una vera e propria guerriglia urbana, con tanto di polizia, manifestanti e  videocamere vacillanti. I cattivi vincono di nuovo e sconfiggono Booker il buono, il candidato anticonvenzionale che per 10 giorni aveva vissuto dentro una tenda per protestare contro la droga e la corruzione che affliggevano la sua città. La paura ha vinto sul cambiamento. Ma questo accadeva nel 2002: oggi Booker è il 36esimo sindaco di Newark e Sharpe è stato accusato di frode e corruzione. Per una volta, forse, i buoni hanno vinto.

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