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I favolosi colori di Rodari

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Quando Gianni Rodari era ‘un maestro elementare non antipatico ai bambini perché capace di inventare racconti’, si interessò al Surrealismo francese dove ritrovava un enorme utilizzo della fantasia...

Quando Gianni Rodari era ‘un maestro elementare non antipatico ai bambini perché capace di inventare racconti’, si interessò al Surrealismo francese dove ritrovava un enorme utilizzo della fantasia, la medesima inesauribile fonte a cui l’autore di storie per ragazzi attinse fin dai primi anni. Lo stimolo all’immaginazione, magico potere che consente di creare armoniose composizioni di oggetti incompatibili, era infatti alla base del suo insegnamento, come dimostrano i divertenti ‘esperimenti surrealistici’ con cui il Rodari insegnante dilettava gli alunni: dopo aver chiesto a due bambini di scrivere alla lavagna l’uno indipendentemente dall’altro due parole qualsiasi, egli univa i due nomi per trarne una storia che, come ricordava l’autore stesso, si allungavano per giorni, fiabe in cui si parlava di occhi e rubinetti, o di alberi e lampadine, di libri e di barche secondo i casi. Belle come ‘L’incontro fortuito su un tavolo di dissezione di una macchina da cucire e di un ombrello’, citando la celebre frase del Conte di Lautréamont, poeta francese ottocentesco considerato dai Surrealisti loro precursore.
Il bagaglio di fantasia maturato in classe, si rivelò preziosissimo quando Gianni Rodari, approdato all’Unità di Milano, tra il ’47 e il ’50, per una pagina domenicale dedicata genericamente “alla famiglia”, scrisse i primi racconti umoristici, ricordandosi di quelli che aveva inventato anni prima da maestro elementare.
Giocoliere di parole, Rodari possedeva tra le dita una vivacità linguistica tale da trasformare un banale errore di ortografia in splendida creazione fantastica: amante del paradosso, egli si divertiva a capovolgere il senso di espressioni attinte dal reale, aggiungendovi sempre inventiva e creatività
Le immagini che accompagnavano i libri di Rodari prendono l’avvio proprio dalle parole, gli strumenti malleabili che l’autore muove sulla pagina con grande abilità. Ma le parole vogliono le figure, figure capaci di mettersi in relazione con i testi, riproducendoli fedelmente o interpretandoli. È straordinario l’ immaginario infantile racchiuso nel rapporto tra i versi di Rodari e l’arte dei suoi illustratori. Un viaggio nella dimensione figurativa sollecitata dai versi dell’autore, una porta aperta tra la storia e la contemporaneità, un’occasione di dialogo tra tecniche e periodi differenti.
Osservando attentamente le opere di alcuni recenti illustratori, si nota infatti un ritorno a quella letteratura visiva che si definì all’inizio degli anni Sessanta quando la sperimentazione creativa dell’immagine era connessa a quella che lo scrittore produceva nell’ambito della letteratura d’infanzia. Oggi si è tornati a quella ricerca, si utilizzano forme complesse che, attraverso tecniche innovative come il collage o il digitale, conferiscono nuove sfumature alle fiabe di Rodari, delineando immagini diversificate e varie come le creazioni plasmate dalla fervida fantasia infantile durante la lettura di una fiaba…

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