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Barbara Baraldi: “Il noir diventa per me luogo di una ricerca interiore negli angoli della mente, un incontro con desideri e paure”.

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Da fotografa e modella a scrittrice, Barbara Baraldi con Lullaby- La ninna nanna della morte (Editore Castelvecchi-Le Torpedini, 2010) si riconferma come una della autrici più rappresentative del romanzo gotico italiano.

Da fotografa e modella a scrittrice, Barbara Baraldi con Lullaby- La ninna nanna della morte (Editore Castelvecchi-Le Torpedini, 2010) si riconferma come una della autrici più rappresentative del romanzo gotico italiano. Le opere della Baraldi sono ricche di personaggi che con la loro personalità, i loro sentimenti, il loro vissuto diventano specchio di una società non consolatoria, dove tutti possono riconoscersi. Ed è attraverso la limpida arte del romanzare, del creare un contesto, una storia, che la vita diventa “primadonna” di un quotidiano forgiato “con i mattoni della paura impastati al cemento delle ossessioni” (da La Casa di Amelia – Barbara Baraldi, Perdisa Pop, 2009).

 

Barbara, quando hai capito che da “grande” avresti fatto la scrittrice?

Ho sempre amato raccontare storie. Quando i miei fratelli erano piccoli li intrattenevo così, regalando loro storie da brivido. Un giorno ho capito che potevo scriverle, e mi si è aperto un mondo. Non mi sono più fermata: scrivere è la mia dolce ossessione.

I fatti di cronaca, le persone che incontri quotidianamente, la città con i suoi angoli, le sue luci e i suoi rumori quanto influenzano le tue storie?
Osservo il mondo che ho intorno e bevo dal calice della realtà. Nelle mie storie entra, reinterpretato e trasfigurato, uno spaccato della vita che mi circonda. In Lullaby i fatti di cronaca entrano prepotentemente nelle vite dei protagonisti tramite la voce monocorde del telegiornale, da una tv perennemente accesa, veicolo di vicende morbose e dettagli macabri senza alcun filtro.

E la musica?
Scrivo ascoltando la musica che rispecchia i miei stati d’animo, e il suo forte potere evocativo arriva a contaminare le pagine. È proprio da una canzone che è nata la scena che ha dato il titolo al mio ultimo romanzo. E poi la città in cui vivo, come ogni città che ho visitato, nasconde angoli in penombra e possibilità infinite di incontri.

Nel tuo ultimo romanzo Lullaby – La ninna nanna della morte, in ordine, che cosa è nato per prima: la musica, i personaggi, la storia o il finale?
A nascere per primi sono stati i personaggi. Marcello, lo vedevo chino davanti alla tastiera del pc, bramoso di trasformare i pensieri in parole per scrivere il suo primo romanzo, ma deriso dalla pagina bianca. Penso che tutti gli scrittori abbiano avuto, almeno una volta, paura che la vena creativa si inaridisse, e in un certo senso l’aspirante scrittore Marcello ne è l’emblema. E poi avevo in mente una scena: due ragazze che ballavano un tango di nostalgia tra le pareti di una stanza baciata dalla penombra. Da questa visione, accompagnata dalle note di Lullaby, la canzone dei Cure, è nata la scena che dà il titolo al romanzo.

Che sfumature assume il noir che nasce da una penna femminile quale appunto quella di Barbara Baraldi?

Dedico grande attenzione alla psicologia dei personaggi. Il noir diventa per me luogo di una ricerca interiore negli angoli della mente, un incontro con desideri e paure. Ho un’attenzione particolare al mondo delle donne e alle loro sfide di ogni giorno; ci sono donne che trattengono dentro di sé un mondo intero di emozioni che non sanno sfogare. L’educazione e i retaggi della storia hanno creato questo stato di “rinuncia”. Io cerco di parlarne attraverso la voce dei miei personaggi.

A che cosa stai lavorando in questo periodo?
Sto lavorando a un urban fantasy per un grande editore, ambientato in una città d’arte. Ci sono tutte le tematiche a me care: l’amore, la morte, l’amicizia e il continuo cercare qualcosa che potrebbe dare il senso all’esistenza. Accarezza risvolti che non avevo ancora esplorato. Uscirà a brevissimo.

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