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Il Brasile dalla dittatura a Lula

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Caligini islandesi e prolungato torpore invernale incoraggiano a frugare nei bauli di storie dell’altro emisfero, alla ricerca di scintille di fiducia e di utopia ancora intatte.

Caligini islandesi e prolungato torpore invernale incoraggiano a frugare nei bauli di storie dell’altro emisfero, alla ricerca di scintille di fiducia e di utopia ancora intatte. Come ad esempio nel laboratorio del talento narrativo di Frei Betto (nella foto qui accanto con Luisa Ramundo, ndr.), nascondiglio però assai scomodo da depredare. Le scelte artistiche e di vita di Frei Betto corrono infatti parallele sempre nella direzione più creativa ma anche nella più impervia ed impegnativa. Frei Betto non è solo un autore con oltre cinquanta pubblicazioni al suo attivo. Frei Betto, Carlo Alberto Libânio Christo, da giovanissimo è leader del movimento studentesco della Jec, Gioventù studentesca cattolica. Pochi mesi dopo il colpo di stato in Brasile, nel 1965, entra nell’ordine Domenicano. Nel 1969 viene arrestato  e torturato insieme ad altri frati per attività giudicate sovversive dal Governo brasiliano. Dopo la sua liberazione ha fondato la Pastoral Operária e la Pastoral da Terra che saranno il vivaio di quadri del nuovo sindacalismo del Partido dos Trabalhadores (PT) e del  Movimento dos Sem Terra (MST). Il presidente Lula  e il dirigente del MST, João Pedro Stédile, hanno iniziato la loro militanza politica rispettivamente nella Pastoral Operária e nella Pastoral da Terra. Frei Betto, che ha contribuito ad ideare e coordinato fino a gennaio 2005 il progetto Fome Zero per il governo Lula, racconta la sua esperienza politica nel libro ‘Calendário do poder’. È consulente del Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra (MST) e di varie comunità ecclesiastiche di base.
L’ambasciatore del Brasile in Italia, a sua volta protagonista di un’importante storia politica, ha aperto le porte dell’ambasciata per un incontro con Frei Betto. L’incontro, dal titolo Il Brasile dalla dittatura a Lula è stato organizzato da Gianni Minà, da sempre perspicace, competente e appassionato interprete della cultura e dei fermenti politici dell’ America Latina.
Frei Betto individua tre fasi percorse da gran parte dei Paesi dell’America Latina, Brasile in primo luogo, dai tempi dal regime militare ai giorni nostri. Il primo periodo è quello delle dittature militari che tra gli anni ’60 e gli 80 riguarda l’intero subcontinente, provocando circa 400.000 morti. Frei Betto, forte animatore delle comunità di base e della pastorale operaia a San Paolo fin da quando viveva nelle favelas tra gli operai della periferia industriale ed accanto ai ragazzi di strada, racconta il contributo dei movimenti cattolici di base alla rinascita democratica del Paese. ‘Al tempo in cui sono uscito di prigione, nel ’73, riferisce Frei Betto, esistevano nel tessuto sociale movimenti silenziosi e spontanei per la casa o in difesa delle donne, ad esempio. In quel periodo gran parte delle élites politiche dell’opposizione si trovano in prigione o esuli all’estero mentre i sacerdoti di base, che vivono nei quartieri popolari, aiutano i nuovi movimenti sociali a consolidarsi e collegarsi, creando le condizioni per resistere’. Nel ’75 nasce così anche il nuovo sindacalismo. Questo risveglio della coscienza popolare durante regime militare, durato dal ’64 all’85,  si è giovato di uno strumento prezioso: il metodo di alfabetizzazione di Paulo Freire, che si è in seguito diffuso in tutto il subcontinente grazie al lavoro di religiosi e militanti di sinistra. L’alfabetizzazione secondo il metodo Freire permette di acquisire, oltre a delle essenziali competenze, l’autostima necessaria per lottare per i propri diritti e la fiducia di potersi autodeterminare. La seconda fase attraversata dall’America Latina corrisponde all’avvento di governi messianici neoliberisti che hanno promesso miracoli economici (Collor, Fujimori, Menem) producendo invece risultati catastrofici per i bilanci e repressione dei movimenti sociali. La criminalizzazione dei movimenti non arresta però la rivendicazione di una democrazia partecipata che, al contrario, conduce alla terza fase: i governi democratici popolari. Beneficiati da una riduzione delle disuguaglianze sociali e dall’acquisizione di alcuni diritti, i Paesi Latini hanno aumentato la propria autostima e conquistato una spiccata fiducia di potersi autodeterminare. Oggi i Paesi dell’America Caraibica e Latina (eccezion fatta per l’Honduras) lavorano  intensamente all’articolazione di accordi economici e commerciali, come ad esempio Alba, Telesul, Unasul, Mercosul. Queste organizzazioni rendono il subcontinente più forte economicamente, più solidale e più capace di pianificazione e sviluppo autonomo da potenze straniere. Questa cooperazione, cui il Brasile aderisce con convinzione, anticipa l’intenzione di federarsi,  secondo il modello europeo. L’America Latina dimostra di aver raggiunto la maggiore età politica. E il futuro globale? Ci sono solo due soluzioni, dice frei Betto: o lasciare che il mercato invada tutti gli ambiti della vita oppure porsi come obiettivo la felicità. Occorre reagire come Socrate di fronte ai negozi della città, aggiunge Frei Betto. Al negoziante che gli propose di aiutarlo, rispose ‘Mi limito ad osservare di quante cose non abbia alcun bisogno per essere felice’. Cose di questo mondo. Basta scuotersi di dosso un po’di cenere.

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