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Eraldo Baldini: “Non dimentichiamo che l’Italia è terra della provincia per eccellenza”

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Eraldo Baldini è scrittore, sceneggiatore e autore teatrale. Da un profondo legame alle origini storiche, territoriali e culturali e da un antico amore per i racconti scritti e narrati che equamente mescolati ai conflitti psicologici contemporanei,

Eraldo Baldini è scrittore, sceneggiatore e autore teatrale. Da un profondo legame alle origini storiche, territoriali e culturali e da un antico amore per i racconti scritti e narrati che equamente mescolati ai conflitti psicologici contemporanei, nasce, con Baldini, un modo di fare noir.  Asciutto, preciso, profondo  e nero che non lascia respiro e spazza via, con la leggerezza della brezza del mare, le certezze del quotidiano seminando, nel lettore, tensione e inquietudine.

 

Eraldo, da dove nasce l’elemento fantastico-gotico che troviamo nei tuoi romanzi?

Nasce principalmente dalle suggestioni della cultura popolare, cioè dalle varie tradizioni, superstizioni, leggende, forme di ritualità ascrivibili al folclore. La mia formazione di studi mi ha portato a specializzarmi in Antropologia Culturale, e poi sono nato e cresciuto in campagna negli anni Cinquanta, quando il mondo tradizionale e l’immaginario popolare erano ancora vivi e nutrivano la mia sete di storie e di emozioni.

 

Da molti sei considerato lo Stephen King italiano. Cosa ne pensi?

Lo trovo molto lusinghiero, perché amo e ammiro moltissimo King, ma anche irriverente, perché il “re” è davvero inarrivabile. Un grande romanziere che certa critica considera a torto “popolare” e di genere. Se devo trovare qualche punto che mi accomuni a lui, direi l’ambientazione nella provincia più profonda e l’uso di molti protagonisti bambini, poi una narrativa giocata sul confine tra naturale e quotidiano da una parte e soprannaturale e straordinario dall’altra, tesa ad operare nel lettore la “sospensione dell’incredulità” a suo tempo teorizzata da Coleridge.

 

Che cosa porti del quotidiano nei tuoi romanzi?

La vita delle piccole comunità di provincia, cioè di microcosmi in cui le relazioni sociali sono a maglie strette. Non dimentichiamo che l’Italia è “terra della provincia” per eccellenza.

 

E che cosa porti, invece, del tuo passato?

Tutte le suggestioni della  mia infanzia, vissuta tra anni Cinquanta e Sessanta, quando la società si stava trasformando rapidamente sotto la spinta del “progresso” e dell’industrializzazione ma allo stesso tempo conservava un profondo senso dell’immaginario, del fantastico, del misterioso che derivava appunto dalla cultura popolare e contadina in via di disgregazione.

 

Che cosa significa per uno scrittore vedere la nascita di un film da suo romanzo?

Se lo scrittore ha partecipato a tale passaggio di chiave narrativa, collaborando ad esempio alla sceneggiatura, vive tutto il fascino di un’operazione giocata sulla differenza di registri espressivi diversi; se, invece, ha solo venduto i diritti di una propria opera al cinema o alla tivù, corre anche il rischio di vedere cambiato oppure stravolto il proprio messaggio. In ogni caso l’esperienza è sempre molto interessante, anche perché consente allo scrittore di raggiungere un pubblico di solito più vasto e in parte diverso da quello dei suoi lettori.

 

Un tuo progetto per il futuro.

Sto scrivendo un nuovo romanzo, dovrei terminare a giugno per poi vederlo pubblicato all’inizio dell’autunno.

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