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Tacchi e mocassini: aggiornamento da Bangkok

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From: "Laura Orsolini" To: "Rivista "O" Sent: Tuesday, April 13, 2010 6:32 AM Subject: Piccolo aggiornamento da Bangkok

From: “Laura Orsolini” <laura.orsolini@gmail.com>
To: “Rivista “O”
Sent: Tuesday, April 13, 2010 6:32 AM
Subject: Piccolo aggiornamento da Bangkok

 

Sulla città pesano 21 morti. Le strade sono più vuote, queste giornate coincidono con la festività di Songkran, il nuovo anno Thai, tradizionale esodo vacanziero per gli abitanti di Bangkok.
Ieri, vicino casa, lungo la Sukhumvit road verso le due di pomeriggio è passata una veloce sfilata di magliette rosse: vedo diverse decine di pick up, qualche macchina e molte moto.
Due dei pick up trasportano le bare ricoperte di fiori delle vittime degli scontri di sabato. Il piccolo corteo è fatto di uomini, donne, alcuni vecchi e non meno di una quindicina di bambini.
Capisco solo a scoppio ritardato che sotto quei fiori ci sono dei morti: è il comportamento delle magliette rosse a sviarmi, ridono forte, agitano dei tric trac in plastica con la forma di un grande cuore rosso e sventolano bandiere salutando la folla con modi che a me sembrano difficilmente conciliabili con quella presenza di cadaveri. La gente in strada non si allontana né si preoccupa, al contrario si raccoglie lungo la Sukhumvit salutando ridente a sua volta o commentando con i vicini. La lingua mi taglia fuori da qualunque possibilità di scambio.
Sto imparando in fretta che Bangkok non è la Thailandia, almeno non più di quanto New York sia gli Stati Uniti.
Il bollettino della United Nation Security per oggi riporta: “Situazione calma. Skytrain normalmente funzionante. Invieremo aggiornamenti se la situazione cambia.”

Leggo il più possibile i commenti dei quotidiani internazionali.

Un caro saluto da una Thailandia che se oggi sorride lo fa forse per dissimulare il dolore e la confusione.

Laura

PS: Vi spedisco un breve filmato ripreso con l’iPhone: i volti mascherati di molte magliette rosse non hanno necessariamente a che vedere con l’esigenza di camuffarsi, qui tutti quelli che svolgono lavori pesanti all’aperto (operai, contadini, muratori) si coprono così per proteggersi dal sole e le magliette rosse raccolgono consensi soprattutto fra la gente povera.

From: Laura Orsolini
To: “Rivista “O”
Sent: Friday, April 16, 2010 6:09 PM
Subject: Songkran, tacchi e mocassiniTerminano con oggi i festeggiamenti per Songkran, il nuovo anno thailandese. La tradizione vuole che ci si innaffi di acqua ad ogni angolo delle strade. Gli occidentali che vengono a Bangkok si sono tuffati a pesce in questa usanza ed intere strade, in particolare nella zona di Khao San road, sono dedicate ad una vera battaglia a base d’acqua. Insieme ad altri amici europei ed una tailandese ci siamo lasciati trascinare e, come ci meritavamo, siamo rientrati fradici e storditi dai decibel della musica dance che impazzava ovunque all’aperto. In questi giorni le magliette rosse hanno spostato il loro quartier generale più vicino a casa nostra, lungo la Sukhumvit road, chiudendone un tratto al traffico. Lo Skytrain che la sovrasta è normalmente in funzione. Dalle sue pensiline sopraelevate li guardo deviare il traffico con modi decisi ma mai aggressivi, quando incrociano pick up carichi di festeggianti si lasciano volentieri andare ad una allegra sparatoria: ad acqua. Poliziotti con walkie-talkie assistono insieme a me, dall’alto, ad una distribuzione di bandiere e foulard rossi. La partita è ancora tutta da giocare: la lunga serie di manifestazioni di piazza con cui nel 2008 le magliette gialle ottennero la cacciata del primo ministro Thaksin durò 190 giorni.Approfitto di questa pausa nella tensione per mandarvi qualche osservazione sulle ragazze di Bangkok che durante i giorni scorsi mi erano sembrate fuori luogo.
Se vi va di vedere qualche istantanea delle battaglie ad acqua questo è il link alle nostre foto: http://www.flickr.com/photos/pietromotta…Grazie per la pazienza con cui vi lasciate intasare dalle mie mails…

Un caro saluto e buon lavoro a tutta la redazione

Laura
Tacchi e mocassini

Le banchine dei treni, le scale dei passaggi sopraelevati, il cemento sconnesso dei marciapiedi di Bangkok, sono attraversati ogni giorno da migliaia di piedi femminili, un po’ più piccoli dei loro simili occidentali. Quelli delle impiegate negli uffici o delle commesse nei grandi malls se ne stanno infilati in ballerine o decolleté sobri e di gusto un po’ vecchiotto. Li accompagnano un tailleur o una divisa. Quelli che dividono il lavoro delle donne delle pulizie e delle venditrici di ogni tipo al mercato si accontentano di infradito in plastica, più veloci da sfilare prima di entrare in una casa o per riposarsi. In Thailandia i piedi sono considerati la parte più bassa, indecorosa del corpo ed è maleducato usarli per spostare un oggetto, anche se poggiato in terra, o puntarli verso qualcuno: le ragazze beneducate, quando siedono, li tengono ripiegati sotto la sedia. Ma loro, i piedi, sanno come prendersi una rivincita su questa riservatezza imposta: con o senza tacco. Alcuni scelgono di farlo infilandosi in sandali sottilissimi: poco più che dei fili rampicanti verso la caviglia, intrecciati con pietre colorate, piume e lustrini. Ricordano i costumi invisibili di una ballerina da Lido. E come lei si danno un tono da bellezza favoleggiante ed irraggiungibile. Ben più abbordabili sembrano invece altri piedi, arrampicati su tacchi e zeppe come su uno sgabello da bar. Le suole rigide bloccano la pianta impedendole quasi ogni piegamento, il dorso è imprigionato da stringhe e lacci, fissati con altri lacciuoli o borchie metalliche. Dalla loro gabbia di pelle questi piedi femminili fanno proposte a cui pochi maschi, in mocassini, Birkenstock o infradito sono capaci di resistere. E i loro accompagnatori finiscono inesorabilmente per seguirne i passi ticchettanti, al tempo stesso accalappiati ed accalappiatori.

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