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Mail da Bangkok

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Dal sito dell’Ansa: (11 aprile) 2010 BANGKOK – Mentre sale il bilancio delle violenze di ieri a Bangkok (ora si contano 20 morti e oltre 850 feriti)...

Dai sito dell’Ansa: (11 aprile) 2010 BANGKOK – Mentre sale il bilancio delle violenze di ieri a Bangkok (ora si contano 20 morti e oltre 850 feriti), il giorno dopo le peggiori violenze politiche in Thailandia dal 1992 vede governo e sostenitori dell’ex premier Thaksin Shinawatra accusarsi a vicenda sulla responsabilità di aver iniziato gli scontri. In un gesto di distensione i manifestanti hanno però rilasciato i cinque militari che ieri erano stati presi in ostaggio.

 

A Bangkok vive da qualche tempo Laura Orsolini, illustratrice dei nostri libri fantareali e di numerosi altri volumi soprattutto dedicati all’infanzia. Queste che seguono sono le mail che ci ha mandato in questi giorni dalla Thailandia. Leggendole possiamo forse capire un po’ meglio cosa succede quando si passa, quasi senza accorgersene, da una sostanziale tranquillità al dramma che esplode.

—– Original Message —–
From: Laura Orsolini
To: Rivista “O”
Sent: Tuesday, April 06, 2010 1:30 PM
Subject: Qualche riga da Bangkok

La città (Bangkok) mi ha fatto venir voglia di rimettere un po’ mano alla penna, e questo è il risultato.
Non so se e come possa essere utilizzabile, per me è un modo per non gettare nel pozzo delle memorie dimenticate le impressioni di questo primo periodo in Thailandia.

Sawasdee-ka (da pronunciare con la “A” finale moooolto lunga)

Acqua e asfalto

A Bangkok, mentre il termometro segna 39 gradi Celsius (e il corpo per via dell’umidità ne percepisce 45) i cantieri lavorano ininterrottamente giorno e notte. La città corre veloce verso l’alto, cemento armato e impalcature guadagnano centimetri a vista d’occhio. Questa fretta verticale ne incrocia un po’ più in basso un’altra, orizzontale: sui binari sopraelevati dello Skytrain i treni sfrecciano veloci sotto gli occhi di modelle occidentali che si affacciano da immensi cartelloni pubblicitari. Fino al secolo scorso Bangkok non aveva strade ma una fitta rete di canali che attraversava e collegava la città, le strade sono nate con il loro interramento forzato. L’ultimo, negli anni ottanta, ha dato origine alla grande arteria di Sathorn Road, in una delle zone più moderne. Per ritrovare il ritmo dell’acqua bisogna scendere, dai grattacieli e dallo Skytrain, fino al flusso di macchine che scorre a passo d’uomo sopra l’asfalto dei grandi viali o “thanon” sempre congestionati; c’è tutto il tempo per comprare una ghirlanda portafortuna dai venditori ambulanti che girano fra le macchine ferme e si può controllare quale piatto del giorno preparino le bancarelle di cibo disseminate sotto i piloni dello Skytrain. Accovacciate in riva al traffico, su uno stretto marciapiede, ragazze in infradito e sarong dividono il pasto da un piatto comune. I sarti, tutti rigorosamente indiani, pescano clienti fuori dai negozi. Nel caldo liquido della città tutto sembra fluttuare come i tradizionali mercati galleggianti. Con l’arrivo dei monsoni l’acqua ricomincia a scorrere per le strade e ricorda a grattacieli e turisti fuori stagione che questo è ancora il suo regno.

ciao

Laura

—– Original Message —–
From: Laura Orsolini
To: Rivista “O”
Sent: Thursday, April 08, 2010 11:16 AM
Subject: Re: Qualche riga da Bangkok

da qui è forte la sensazione di come i media scelgano sempre il taglio più sensazionalistico rispetto alla realtà delle cose. Vista attraverso di loro la città sembra in stato d’assedio.
I bollettini delle Nazioni Unite segnalano le zone da evitare, la chiusura di qualche ufficio e di alcune stazioni dello Skytrain ma il reale pericolo, quello fisico intendo, è nullo nella percezione dei residenti. Solo disagi nei trasporti e la chiusura di alcuni grossi centri commerciali.
La manifestazione si sposta attraverso la città, spesso preannunciando le sue mete. La nostra casa si trova all’interno della zona commerciale ed una stazione metro vicina è stata chiusa. Abbiamo incrociato più volte i manifestanti, gruppi di persone in maglietta rossa, fra cui molte donne, che caricati su pick-up o sciamanti in motorino attraversano la città con bandiere sventolanti e fischietti. L’atmosfera assomiglia a quella di un post partita.
La baby sitter di Francesco fa parte della comunità di immigrati birmani e mi ha confermato che fra i suoi conoscenti molti disoccupati sono stati pagati per partecipare.
Ed ha aggiunto: “Per questo sono così allegri”.
Il caffè-ristorante gestito da una famiglia cinese sotto casa nostra, segue in televisione il “canale del popolo” con interesse ma senza apparente apprensione: termometro della situazione o famosa impassibilità orientale?
Il centro nevralgico delle dimostrazioni è la sede degli edifici governativi che sono nella parte storica della città, quella più turistica, ed abbiamo seguito il consiglio di evitarla.
Comunque, a meno di partecipare ad una carica contro la polizia, non ci sono rischi di essere coinvolti.

In Thailandia le manifestazioni sono tradizionalmente pacifiche ma credo il punto sia anche un’altro: questo paese vive dell’afflusso di capitali stranieri sotto forma di investimenti e turismo, non può permettersi di dare un’immagine di instabilità all’estero. Si è già formata una fazione di oppositori alle magliette rosse che, rispetto ai loro tradizionali avversari, le magliette gialle, non ha nessun orientamento politico ma si dichiara preoccupata per il danno d’immagine al paese.
Insomma tutto a posto per noi, anche se restiamo ovviamente in attesa degli sviluppi nelle prossime settimane.

Dal paese del sorriso (che qui nelle sue molteplici varianti serve anche per offendere o contestare) passo e chiudo.

Laura

PS Nonostante la situazione sia assolutamente tranquilla nel resto del paese, i prezzi dei resorts al mare sono crollati. Se qualcuno pensava ad una vacanza…

—– Original Message —–
From: Laura Orsolini
To: Rivista “O”
Sent: Saturday, April 10, 2010 12:04 PM
Subject: Re: Qualche riga da Bangkok

Stamattina a Bangkok c’era qualcosa nell’aria, non una sensazione ma concretissimi elicotteri militari.
Le forze armate stanno fronteggiando le magliette rosse in città.
I manifestanti si sono radunati lungo un tratto della Sukhumvit road: è una grossa via di scorrimento lunga diversi chilometri e sovrastata dai treni veloci sopraelevati.
Le corse sono state appena sospese e le stazioni chiuse. Quella di fronte alla finestra del mio soggiorno è vuota, un annuncio in thai ne dà la comunicazione in lieve ritardo rispetto a Twitter.
Fino a stamattina, turisti affacciati dalle pensiline sopraelevate dei treni scattavano foto ai manifestanti.
Tutti gli amici e anche conoscenti che credevo ormai persi nel nulla, ci telefonano per sapere come vanno le cose.
Eppure nonostante le aree bloccate dai manifestanti che si fronteggiano con la polizia, non ho la percezione di pericolo fisico al di fuori di ristrette “zone di mischia”.
Misuro la situazione sull’atteggiamento della gente che mi circonda: le persone camminano per strada tranquille, gli ambulanti del cibo continuano a cucinare, i locali sono tutti aperti e gli esercenti sembrano essere più seccati dal calo di clienti che preoccupati dei manifestanti, insomma non si percepisce in alcun modo un rischio di diffusione capillare della violenza.
Ieri sera nel ristorante all’aperto sotto casa un pick-up di magliette rosse divideva cibo e birra in mezzo a thailandesi e turisti indifferenti.
Le magliette rosse non rappresentano né un gruppo sociale coeso né una minoranza oppressa. I (pochi) thailandesi con cui ho avuto modo di parlarne, impiegati locali delle Nazioni Unite ed anche la baby sitter di origine birmana ne parlano male soprattutto per il grosso danno economico e d’immagine che stanno causando al paese. Dal loro atteggiamento e da quello della folla in giro ricavo la sensazione che qui non si evoca il rischio di una svolta terrostica o di uno scontro civile ma quello di una crisi economica. Speriamo di non star tutti sottovalutando le forze in campo.
Le immagini degli scontri di piazza come un preludio a bagni di sangue, con cui siamo abituati a convivere, non facilitano una comprensione effettiva della situazione.
Il problema per la Thailandia comunque resta ed è grave: la classe politica ha una gestione feudale del potere e senza stabilità politica le condizioni economiche sono compromesse.
Vi ricorda qualcosa?

Ecco, mentre chiudo questa mail qualche maglietta rossa passa fischiando forte all’angolo della mia strada, cammina non scappa, intanto una coppietta guarda le vetrine tenendosi per mano.

Alla prossima e speriamo tutto bene.

Laura

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