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Il colore del camaleonte

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– Dev’essere qui, ma a quest’ora di sabato la biblioteca è già chiusa. Non posso aspettare che riapra lunedì, lo voglio sapere adesso, devo cercare quel libro, devo sapere!

– Dev’essere qui, ma a quest’ora di sabato la biblioteca è già chiusa. Non posso aspettare che riapra lunedì, lo voglio sapere adesso, devo cercare quel libro, devo sapere!

Il portone della biblioteca è ben chiuso, gli orari di apertura stanno appesi con le loro scritte perentorie a fianco del citofono, al quale non risponderebbe nessuno. Il millepiedi arpeggia le sue zampe ondeggiando sotto il portone della biblioteca tanto che in poco tempo è dall’altra parte. Davanti a lui torreggia la rampa delle scale: una fatica improba anche per le sue mille zampe.

Forse è stato inserito un allarme, per cui l’uomo sale i gradini con estrema cautela, badando a che non ci siano fotocellule o telecamere lungo la scalinata. In breve arriva davanti all’entrata principale della sala di lettura. La porta a vetri è ben chiusa. In alto sulla parete c’è però una piccola finestrella circolare, con un vetro semiaperto, una specie di presa d’aria.

Il topolino ha facile gioco a entrare dalla finestra tonda e a calarsi dalla parete, mentre la sala di lettura è illuminata da grandi finestroni, da cui entra la luce del sabato pomeriggio. Si ritrova proprio sullo schedario cartaceo e si mette subito alla ricerca. Saltellando sulle maniglie, arriva a quella della M, fa forza con le zampette premendo da una parte verso la maniglia, dall’altra verso il mobile in modo da far aprire il cassetto. Per fortuna le rotelline su cui scivolano i cassetti sono ben oliate, e infatti il cassetto si apre e spontaneamente si allunga adagio nella stanza, facendo cadere il topolino sulle schede gialline dello schedario. Rovista e annaspa, il topolino riesce ad arrivare alla scheda giusta e legge il numero di collocazione, lo memorizza e scende sul pavimento. Lo scaffale non è lontano.

Ha il tempo di vedere solo un’ombra veloce che gli passa davanti e poi si sente roteare nell’aria: il pavimento non è più sotto i suoi piedi. Mentre fa mille capriole verso il soffitto, scorge per un attimo la pupilla acuminata di un gatto. Appena ricade a terra  riesce a poggiare le zampe, e si lancia sotto lo scaffale. Ma la sua coda rimane inchiodata all’artiglio del gatto.

– Casca male l’amico!

Il gatto si trova tra gli artigli la lunga coda di un bel cobra che gira la sua testa ondeggiante verso di lui, appiattisce il collo e soffia. Il gatto fa un salto a quattro zampe schizzando verso l’alto. Poi ricade a terra, ma si ferma a guardare il cobra, che lo punta, srotola le sue spire e le riarrotola a poca distanza da lui, drizza la testa e gliela fa ondeggiare davanti. Ma il gatto lo guarda, fa un miagolio stonato e sembra proprio che scuota la testa.

La donna con gli occhiali da sole si mette a sedere sul pavimento della sala di lettura e fissa il cobra che ondeggia, che ora fa delle lunghe oscillazioni all’indietro. L’uomo con la pipa si mette pure lui a sedere sul pavimento a gambe incrociate.

–        Che ci fai qui?
–        Ero venuto a cercare un libro, prima che ‘un gatto’ me lo impedisse.
–        E che libro cercavi?
–        Ti dirò, sono un po’ stufo di trasformarmi in persone, animali o cose. Volevo sapere quale fosse la mia forma originaria. Mi sono dimenticato come sono fatto. Tu non te lo sei mai chiesta?
–        Ma certo che me lo sono chiesta. Tant’è vero che quel libro l’ho già letto. Solo che non dice cosa siamo noi metamorfi senza trasformarci. Non c’è una figura, non c’è nulla di nulla che ce lo dica. Ero giusto venuta a restituirlo, quando ho visto quello ‘strano topo’ …
–        E come facciamo? Per te non è un problema questo, di non sapere qual è la tua vera forma?
–        Ti dirò, alla fine me ne sono fatta una ragione.
–        Che vuoi dire?
–        Niente, solo che continuerò a trasformarmi di volta in volta: ormai a che serve sapere da quale forma sono partita? Forse non l’abbiamo mai avuta. E’ come chiedersi  di che  colore è il camaleonte quando non cambia colore a seconda dell’ambiente.
–        Quasi, quasi ti do ragione.  A proposito… ma se ti invitasse a cena un bell’uomo sulla quarantina, piacente, fisico da nuotatore, abbronzato,  accetteresti?
–        Beh, adesso che ci penso, credo che una bella signora sulla quarantina, fisico da tennista, abbronzata, capelli lunghi e occhi azzurri accetterebbe volentieri.

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