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Ferzan Ozpetek: “E’ strano andare a casa propria per girare un film”

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Scrutando con occhio attento i film di Ferzan Ozpetek è possibile rintracciare sullo sfondo almeno due oggetti ricorrenti che silenziosi attraversano le scene: l’anello da fumo e il pesce in una bolla di vetro.

Scrutando con occhio attento i film di Ferzan Ozpetek è possibile rintracciare sullo sfondo almeno due oggetti ricorrenti che silenziosi attraversano le scene: l’anello da fumo e il pesce in una bolla di vetro. Incontriamo il regista turco che, con la stessa impalpabile voce degli oggetti nascosti nelle sue pellicole, ci racconta la vita tra il set e la quotidianità

Nei suoi film sono spesso presenti cenni autobiografici, cosa l’ha spinta ad indagare ‘ad occhi aperti’ la sua vita?
Il progetto è nato quando il Moma (Museum of Modern Art n.d.r. ) di New York ha proposto di dedicare una retrospettiva al mio cinema. In un primo momento l’idea di un libro-intervista mi preoccupava un po’, non sempre infatti mi riconosco nelle parole riportate sui giornali, a volte ho persino l’impressione che sia un’altra persona a parlare. Al contrario, rispondere alle domande di Laura Delli Colli è stato indolore, addirittura piacevole. Alla fine ero sfinito ma anche molto contento come se mi fossi appena alzato dal lettino di un analista, un analista che mi conosce a fondo.

Non ama dunque rilasciare interviste?
Adoro lo scambio diretto con il pubblico, scambio che non sempre è possibile attraverso la mediazione della carta stampata. Il cinema che faccio è un’ ininterrotta condivisione di emozioni con persone che hanno una sensibilità affine alla mia: penso infatti che regista e spettatore vivano in simbiosi,non esisterebbe l’uno senza l’altro. Talvolta le presentazioni dei miei film  succedono di sei mesi o di un anno l’uscita della pellicola, non connesse ad alcun tipo di promozione  si trasformano così in  semplici occasioni di dialogo con il pubblico, più emozionanti di qualunque premio o  riconoscimento.

Nei suoi film vite incompatibili si sfiorano in attimi di pura condivisione, volti differenti si radunano attorno allo stesso tavolo in rituali banchetti fra amici.  Si può parlare di convivialità?
Certo. Nella mia famiglia il tempo impiegato a consumare il cibo era preziosissimo. Ho vissuto in una casa forte prevalentemente femminile e la tavolata imbandita era il simbolo della nostra unione, come del resto avviene anche in molte  realtà  italiane. Non ricordo una sola mattina in cui mia madre non si fosse alzata presto per preparare la colazione a tutti perché, come diceva lei stessa, mai ci si dimentica durante la giornata dei  minuti successivi al risveglio. Dal carattere conviviale  delle colazioni d’infanzia sono nate alcune scene corali presenti nei miei film, scene in cui la condivisione  acquista  una valenza quasi spirituale; a questo proposito un mio carissimo amico sacerdote vede nel mio cinema un forte senso religioso

Alcune scene di Saturno Contro sono girate nella cucina della sua abitazione…  
(Sorride n.d.r.) E’ stato per puro caso. La vicina di casa che abitava nell’appartamento adiacente a quello in cui avremmo dovuto iniziare le riprese, aveva chiesto diecimila euro sostenendo che di notte le avremmo creato disturbo, così non potendo andare altrove, ed avendo scritto la sceneggiatura con Gianni (Romoli n.d.r.) pensando a casa mia, alla fine abbiamo deciso di riprendere lì. E’ strano andare a casa propria per girare un film… A volte durante una delle cene che amo organizzare tra le pareti domestiche qualcuno si alza ed esclama:- Mi sento proprio in Saturno Contro!-

Dopo la proiezione del film  Le Fate Ignoranti al Moma di New York lo scorso dicembre,  lo ha definito “Tanto emozionante quanto impossibile da realizzare al giorno d’oggi”, perché?
Quello delle Fate Ignoranti era un periodo di grande leggerezza per tutti, precedeva l’undici settembre e i grandi problemi dei nostri giorni. Ora, da cittadino, mi sento sempre meno libero quasi fossi chiuso in una morsa letale ogni giorno di più; le notizie che leggo sui giornali mi turbano a tal punto che vivere con la stessa ilarità è diventato impossibile. Quella leggerezza che ora non c’è più si respirava sul set delle Fate Ignoranti: di sera era difficile persino smettere di lavorare tale era la complicità nell’aria…

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