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Alla scoperta di Viskovitz

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"Com’era papà?" – chiesi a mia madre.
 "Croccante, un po’ salato, ricco di fibre". 
 "Prima di mangiartelo, voglio dire" [Colloquio tra Viskovitz-mantide e sua madre]

“Com’era papà?” – chiesi a mia madre.

“Croccante, un po’ salato, ricco di fibre”. 


“Prima di mangiartelo, voglio dire”

[Colloquio tra Viskovitz-mantide e sua madre]

 

“Papà, voglio smettere di bere”.

“Non dire sciocchezze, Visko, sei una spugna!”

[Colloquio tra Viskovitz-spugna e suo padre.

Da: “Sei una bestia, Viskovitz” di Alessandro Boffa]

Vogliamo parlare di un piccolo libro di 140 pagine, uscito una diecina di anni fa, che aggiorna al presente la favolistica di Esopo, Fedro e dei ‘bestiari’ medioevali: un genere letterario classicamente caratterizzato da intenti educativi e moralistici. La riproposizione del tema, filtrato attraverso l’esistenzialismo e il surrealismo, si rivela una lettura gradevole e stimolante, molto vicina alla sensibilità moderna.

 

Il volumetto di Alessandro Boffa (2000; Garzanti Ed.). La chimera fantareale della copertina è del disegnatore Franco Matticchio

Le storie, pur nelle diverse figurazioni ‘bestiali’, hanno degli elementi comuni. L’animale, ovvero ‘la bestia’ – protagonista e io narrante – si chiama sempre Viskovitz; ha degli amici (o antagonisti, sodali, fratelli) in secondo piano, di nome Zucotic, Petrovic e Lopez; ha delle compagne, ma un unico Grande Amore: sempre di nome Ljuba, nelle diverse caratterizzazioni.

Delinea, il libro, una ventina di ritratti – alcuni folgoranti, una sola pagina; il più lungo, una quindicina di pagine – di altrettanti esseri viventi, in un ordine non filogenetico… Spazia dal ghiro alla spugna, dal cane alla tenia, allo scarafaggio, allo scorpione e chiude – ma ci sarà una ragione – con un Viskovitz-microbo, che propriamente ‘animale’ non è, ma nella rappresentazione costituisce il passaggio da un insieme sparso di cellule a un organismo unitario. Che perviene alla scoperta fondamentale della ‘Morte’. Ricostruendo ‘a posteriori’: ciascuno dei Viskovitz precedenti (nell’ordine del libro), o successivi (nella scala biologica), ha alle spalle quella consapevolezza.

La precisione del rimando è garantita dall’essere l’Autore un biologo; l’anatomia e le funzioni sono assolutamente precise e si prestano a slittamenti di senso e calembours molto godibili.

 

Il rovello dominante di Viskovitz è il sesso. Ma nei modi che solo un biologo può conoscere e raccontare; imprevedibile e aberrante quanto si vuole (secondo parametri umani) ma sempre necessario e funzionale all’imperativo della riproduzione. E rigorosamente ‘a-morale’.

Viskovitz, in quanto vivente, ha i suoi tempi ben scanditi. Nasce, cresce vive (sopravvive), si riproduce, cerca di non morire. Quel che non è biologicamente determinato e che fa di lui un caratteriale – o un sovversivo – è  l’‘Amore’: l’amore per Ljuba (qualunque sia la forma che essa prende). È questo che in definitiva lo apparenta a noialtri ‘umani, troppo umani’.

Le atmosfere in cui Viskovitz si muove possono essere anche molto cinematografiche; abbiamo un Viskovitz-cane, segugio hard-boiled, cinico e disincantato eroe di una ‘Chinatown’ canina; un Viskovitz-scorpione, che si muove come in un western di Sergio Leone, sulle note di dejuello, un canto di morte. E ancora, la narrazione può prendere forme di apologo, di favola, di thriller…

 

La locandina dello spettacolo in scena al Teatro dell’Orologio

Perché riparlare adesso di questo piccolo libro-culto del 1998, già tradotto in una ventina di lingue?

Perché “Sei una bestia, Viskovitz” è ora uno spettacolo teatrale, molto fedele al testo, con una sua godibilità legata alla diversa forma espressiva e alle possibilità della voce. Con qualche perdita – le venti ‘bestie’ del libro sono ridotte a sette – e qualche aggiunta… Si poteva immaginare, solo leggendo, un Viskovitz-spugna che parla veneto, una carnale Ljuba-pesce romagnola o uno squalo siculo?

 

Scenografia essenziale e costumi adeguati alla bisogna, per un ‘one woman show’ assolutamente coinvolgente …Vedere per credere!

 

Immagini dallo spettacolo: Viskovitz-mantide e Viskovitz-pesce

Daniela Di Giusto è l’attrice – nonché adattatrice e regista – del lavoro.

È nata a Udine e si è formata in Teatro, allo ‘Stabile’ di Trieste.

Dal 1976 vive a Roma. Ha lavorato soprattutto in radio e in televisione.

Fino a qualche anno fa ne ‘I Gialli di mezzanotte’; poi ne ‘I racconti di mezzanotte’ su Radiotre. Nella trasmissione ‘Ad alta voce’ su Radiotre ha anche letto il romanzo ‘Il gioco delle perle di vetro” di Hermann Hesse.

In televisione, ha lavorato con registi come Camilleri e Carlo Di Carlo.

 

Immagini dallo spettacolo: Viskovitz-squalo e Viskovitz-spugna

‘Sei una bestia, Viskovitz’,  con Daniela Di Giusto, dal testo omonimo di Alessandro Boffa. Al Teatro dell’Orologio dal 7 al 25 aprile.

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