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Una serata per Neda

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Neda Agha Soltan, la giovane iraniana uccisa a Teheran il 21 giugno scorso, è stata ricordata a Roma il 18 marzo in un incontro al quale ha partecipato anche il fidanzato di Neda, il dissidente iraniano Caspian Makan.

Neda Agha Soltan, la giovane iraniana uccisa a Teheran il 21 giugno scorso, è stata ricordata a Roma il 18 marzo in un incontro al quale ha partecipato anche il fidanzato di Neda, il dissidente iraniano Caspian Makan. La morte di Neda, censurata dai media ufficiali, è stata registrata da un telefonino e ha fatto il giro di tutto il mondo, rendendo la ragazza l’icona della violenta repressione del governo.

Durante la serata è stato proiettato Il cerchio, film di Jafar Panahi, premiato nel 2000 a Venezia con il Leone d’oro. Una scelta non casuale. Infatti il regista è stato arrestato il primo Marzo a Teheran a casa sua, insieme a sua moglie, sua figlia di quindici anni e una decina di persone. Stava lavorando alla realizzazione di un documentario sulle rivolte in Iran dopo l’elezione di Ahmadinejad. La polizia ha perquisito la sua abitazione e ha sequestrato documenti e computer. Ma Panahi era stato già arrestato l’estate scorsa, quando aveva partecipato con la famiglia al funerale di Neda.

“Voglio trovarmi nelle stesse condizioni degli altri prigionieri e la mia fama non deve mettermi in una condizione di supremazia” queste sono state le parole del regista in cella d’isolamento nell’ultimo colloquio con la moglie, come ci ha ricordato Caspian Makan.

Quando un Paese è governato da una dittatura, l’arma principale diventa la censura: il divieto di divulgazione d’informazioni e opinioni contrarie a quelle del potere esecutivo attraverso il controllo preventivo dei mezzi di comunicazione. Quando l’informazione sfugge a questa forma di controllo, si attua in misura riparatoria la repressione. Questo è quello che è accaduto a Panahi e a chi come Neda “nell’andarsene ha influenzato non solo gli iraniani, ma tutto il mondo” ha continuato il fidanzato della ragazza uccisa. “L’arte viene dal cuore e può cambiare i nostri sentimenti, ci tiene lontano dalle cattiverie. Io spero che tutti gli artisti del mio Paese utilizzino la loro arte per sostenere l’innocenza del popolo iraniano.”

Coerentemente con queste parole Makan ha ringraziato ripetutamente i giornalisti. Quando ho avuto l’opportunità di parlare con lui gli ho fatto notare come, nonostante la censura, la fuga di notizie sia comunque giunta a tutto il mondo. Lui ha ribadito che le manifestazioni sono nate dall’esigenza della gente di non piegarsi alle imposizioni del governo. Da qui i violenti attacchi e le morti di giovani innocenti: “Queste morti vengono denunciate dalla gente comune. Il governo solo in parte è riuscito a nascondere la sua repressione. Questo spiega perché una parte della popolazione ancora sostiene il regime. Noi continuiamo a sperare nella diffusione dell’informazione da parte degli altri Paesi, l’obiettivo è proprio quello di cambiare il pensiero di chi continua a sostenere l’azione del Potere. La Costituzione iraniana è in netto contrasto con la Carta dei diritti dell’uomo e il mondo non può legittimare questo regime.”

A queste parole si sono aggiunte quelle del giornalista italo-iraniano Ahmed Rafat che ha ricordato che da mesi sono chiusi tutti i permessi d’ingresso nel Paese per gli inviati speciali. “Se non ci fossero stati Facebook, Youtube e i telefonini non si sarebbe saputo nulla della morte di questi ragazzi e delle manifestazioni. Il movimento dei manifestanti è un movimento senza organizzazioni alle spalle, che può solo confidare in internet.”

Neda, appena colpita dal proiettile, aveva la faccia serena, senza alcun segno di disapprovazione. Il fidanzato pochi giorni prima della morte le aveva chiesto di non manifestare. “Cosa succede se ti sparano?” Lei aveva risposto: “Ognuno è responsabile. Io non sono diversa.”

L’ONU ha proclamato il 21 Giugno, anniversario dell’uccisione di Neda, Giornata internazionale contro l’omicidio.

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