Stefano Malatesta: “Un giorno mi svegliò Otis Spann con il brano Good morning Blues“

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Uno scontro fortuito che si è trasformato in un incontro fortunato: a questo buffo gioco del destino devo la chiacchierata con Stefano Malatesta. Il cantautore romano e grande chitarrista blues mi è infatti venuto addosso con la macchina,

Uno scontro fortuito che si è trasformato in un incontro fortunato: a questo buffo gioco del destino devo la chiacchierata con Stefano Malatesta. Il cantautore romano e grande chitarrista blues mi è infatti venuto addosso con la macchina, chissà se distratto da un qualche nuovo accordo musicale o da un fresco progetto creativo.

Arrangiatore, cantante, chitarrista, produttore: così si autodefinisce su MySpace ma ogni catalogazione sembra per lui riduttiva. Ecco, non mi pare proprio una persona che sia possibile “ridurre”, registrandola e archiviandola in qualsivoglia schema. Impiegato in una multinazionale per circa dieci anni, ha lasciato un lavoro sicuro per concentrasi sulla musica e potersi dedicare ad attività collaterali. La produzione artigianale di lampade ispirate al mondo del fumetto a stelle e strisce è una di queste.

 

È parecchio che, in diverse vesti, hai a che fare con la musica. Come hai iniziato?

A undici anni sono entrato nel coro delle voci bianche della Cappella Sistina, in cui mi sono formato musicalmente prendendo per quattro anni lezioni di canto e pianoforte. Poi, un po’ per l’età, un po’ perché gli ormoni spingevano ed avevo iniziato ad essere piuttosto irrequieto, l’esperienza si è conclusa.

Quand’è che ti sei avvicinato al Blues?

Ogni mattina mi alzavo con la radiosveglia… un giorno mi svegliò Otis Spann con il brano Good morning Blues. Sentii subito che quel suono mi apparteneva e ne volli sapere di più. Poi nel 1991 ho fondato i Belzeblues, dove ero chitarra e voce con Roberto Moschetti alla chitarra, Massimiliano Riso alla batteria e Cesare Spaccesi al basso. Con questa formazione di Rock Blues ho partecipato a diversi festival in Italia, esibendomi nei principali locali e nei teatri.

Com’è finita quest’esperienza?

Non è finita: i Belzeblues una volta l’anno si riuniscono ancora nel periodo di luglio per fare un concerto in riva al lago di Bracciano: grande amicizia, stima, affetto ci legano. Comunque, a un certo punto mi sono rotto delle mie abitudini e ho deciso che era arrivato il momento di girare il mondo, anche perché ero curioso di vedere se effettivamente i musicisti di jazz se la tirano ovunque o è un fatto solo italiano. Così nel 2004 sono andato  a Chicago, che del Blues è un po’ la culla. Lì ho goduto del piacere di suonare nei principali locali della città. Adesso Albert King è il mio idolo quasi quanto Jimi Hendrix.

Al tuo ritorno in Italia sei riuscito a mantenere il contatto con la musica blues?

Certo. Ho continuato a suonare con il mio trio, con cui avevo già vinto il premio della critica nella prima edizione del Vicenza Blues Festival. Ho anche collaborato con la Rai componendo numerose sonorizzazioni per diverse trasmissioni (di cui non ho mai ricevuto i diritti!), e poi, sempre per la Rai e per la casa di produzione Fandango, colonne sonore e musiche per rappresentazioni teatrali, cortometraggi, arrangiamenti. Con la cantante Lily Latuheru ho formato il gruppo R&B-NUSOUL “Dua” e inciso un disco “Nice”, il cui singolo “Tonight” è stato inserito su un paio di compilation internazionali (“Lounge Supreme Vol. 5” by Marco Fullone e “Mini International”).


Vanti anche esperienze come direttore artistico. Come hai iniziato?

Quando decisi insieme con Fabio Ramacci, Lucio Villani, Alessandra Cappella e Anna Zippel di realizzare il primo Roma Blues Festival.

Poi mi sono arrivate delle proposte da parte di imprenditori di occuparmi dei loro locali: avere la possibilità di dare uno spazio ad artisti che hanno bisogno di esprimersi è una grossa opportunità.

Dopo aver curato la stagione 2007 del Dune ti stai occupando di un festival musicale tutto al femminile. Di che si tratta?

Il Women In Soul Festival 2010 si svolgerà da venerdì 26 marzo a domenica 28 al Teatro Traiano di Fiumicino. È una tre giorni di musica, cinema ed arti figurative cui parteciperanno bravissime artiste, italiane e internazionali.


Hai in cantiere progetti discografici personali?

Sto ultimando la lavorazione di un disco che dovrebbe uscire nei prossimi mesi. Si tratta più che altro di una raccolta di quanto ho realizzato negli ultimi anni. Do poca importanza ai testi (mai banali comunque, ndr, potete ascoltare qualcosa su My Space), quello che mi interessa di più è la musica.


Realizzi lampade molto belle e particolari, ispirate al mondo dei fumetti americani; da dove escono?

Ho la passione per i mercatini e, in generale per gli oggetti da rigattiere (la mia cantina è in via di esplosione). Un giorno ho comprato a un prezzo irrisorio una serie di manichini e poi mi è venuta l’idea di realizzarne delle lampade. Non riesco a venderle direttamente perché manco di senso degli affari e non mi piace chiedere soldi, ma il negoziante cui mi rivolgo riesce a spuntarne prezzi anche importanti.


Direi che sei un personaggio eclettico, che altro nascondi sotto il tuo cilindro?

Con lo pseudonimo di ‘Er Caciotta’, insieme a Charlie Gnocchi, collaboro con la rivista Super Wheels per la quale testo ogni mese moto e scooter. Però è un gioco. C’è una grossa amicizia che mi lega a Charlie, amicizia costruita su grandi passioni: chitarre, moto e cazzeggio. Siamo finiti a scrivere di moto con una sorta di fotoromanzo a fumetti che descrive demenzialmente la gitarella che facciamo per la prova del mese: sicuramente la parte più divertente del lavoro con Charlie è il back stage!

Che dire di più, Stefano è creativo, ha talento e modestia, non si prende mai troppo sul serio ed è pieno di interessi. Ha un disco in uscita che ho ascoltato e ha buone potenzialità, realizza bellissime lampade, ha in testa progetti per festival e locali di cui a Roma si sente davvero la mancanza… è difficile incanalare le idee di un vulcano, noi comunque lo seguiamo, curiosi di vedere dove lo porta tutta questa energia!

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