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La fiction: Scrivere per ridere

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La sit-com, abbreviazione di situation comedy, è quel genere di fiction televisiva brillante, della durata di 25 minuti circa, che è talmente popolare nelle televisioni di tutto il mondo...

La sit-com, abbreviazione di situation comedy, è quel genere di fiction televisiva brillante, della durata di 25 minuti circa, che è talmente popolare nelle televisioni di tutto il mondo da costituire un elemento portante di ogni programmazione televisiva. Negli Stati Uniti essa è uno dei piatti forti della programmazione, le sue star sono famosissime e strapagate. In tal senso da una parte appare opportuno prendere in esame il rapporto tra comicità ed euforia, che non è più possibile dare per scontato; dall’altra quello tra testo comico e realtà, visto nel contesto di altri generi televisivi dominanti – non solo nella cultura americana – finzionali e non.

Cosa che fanno Fabio Morici e Dario Gulli nel libro “La SitCom. Come ideare e scrivere una serie televisiva di successo” nel quale analizzano, in modo agile e sintetico, il genere che, come emerge dalle interessanti analisi presentate, si costituisce sempre più come specchio della società con personaggi e situazioni nelle quali il pubblico si identifica facilmente. In particolare, sono la vita familiare, insieme con la relazione amicale e il luogo di lavoro, a rappresentare l’ambito di interesse privilegiato della sit com. La scansione narrativa seriale ha riconfigurato le circostanze di fruizione e le grammatiche della rappresentazione, influenzando profondamente i repertori televisivi e cinematografici degli ultimi cinquant’anni. E se nella serialità si cristallizza quella che Omar Calabrese definisce “l’estetica della ripetizione”, questo scarto rende le serie televisive dei “segmenti” perfettamente inseriti nell’era digitale, format tipicamente postmoderni che, ancora più dei film, riflettono l’attuale frammentazione del sistema mediatico come arriva dalla lettura intensa ed appassionata che fanno gli autori del saggio.

Nell’analisi del testo si possono individuare tre sezioni ben definite: una prima relativa alla creazione della sit com, la seconda focalizzata sulle tecniche della scrittura e la terza che prova ad indagare le modalità lavorative seriali specifiche degli Usa e dell’Italia. La sit com, come raccontano in modo esauriente gli autori, è caratterizzata da azioni molto concentrate, da sequenze brevi sottolineate da stacchi musicali, montaggio rapido, dialoghi sintetici e brillanti proprio perché alla sua base c’è la logica della micro narrazione del quotidiano. Elementi necessari per creare questa narrazione sono il concept, la struttura narrativa e le biografie dei personaggi principali. In particolare, gli autori sottolineano la centralità della costruzione dei personaggi nella sit com che devono apparire forti, accattivanti e ironici. Utilizzando numerosi esempi di serie televisive (come Friends, Will & Grace, Happy days) emerge come, attraverso i personaggi, lo spettatore vive le proprie emozioni, si diverte, si commuove, in loro riconosce se stesso, le proprie debolezze. Ogni personaggio ha un flusso di comicità che deve essere relazionato alle storie, che lo deve far trovare in situazioni divertenti.

Il corpo centrale del testo individua, poi, le regole del gioco della comicità affrontando le tecniche della scrittura comica predisponendo la cassetta degli attrezzi. Non spiega il perché, ma documenta il come, descrivendo come si fa e non prescrivendo come si deve fare. In modo completo ed esauriente, gli autori riconoscono al comico il suo essere gioco linguistico, per dirla con Wittingestein. Una sit com deve avere essenzialmente una struttura circolare: le cose finiscono sempre più o meno nello stesso punto in cui erano cominciate. Un ruolo centrale lo assumono, secondo i due autori, i dialoghi che indirizzano le azioni, fanno emergere in superficie i comportamenti specifici e la psicologia di ogni personaggio. Pertanto, secondo gli autori utilizzando le tecniche della scrittura è possibile redarre testi comici in grado di “parlare la stessa lingua” del pubblico a cui ci si rivolge. Così come gli autori indicano e analizzano i numerosi  principi fondamentali a cui ispirarsi: “la legge degli opposti comici”, la “la gag ricorrente”, “il pesce fuor d’acqua” o “il foreshadow”. Scrivere una sit com, pertanto, non è questione di magia, di ispirazione o personalità. È una tecnica basata su conoscenze e metodi che possono essere appresi e mixati con talento e passione.

Il libro si conclude con un’idea di sit com intersistiziale dal titolo “Oblò” scritta da Fabio Morici. Questa si svolge in una lavanderia a gettoni frequentata essenzialmente da studenti universitari. La sit com è di breve durata (8 minuti) per potersi adattare anche ai più moderni media (internet e cellulari) e riproduce un tipo di format maggiormente prodotto in Italia (si pensi a Camera Café, Love bugs, Piloti).

Nel complesso il testo, corredato da un glossario e un’appendice, legittima la vis comica propria delle sit com, per troppo tempo ritenuta un genere fuori dalle logiche comunicative e spesso considerata un prodotto di serie b nell’industria seriale italiana. In questo testo la comicità si rivela, sempre più, come un’arma con cui i soggetti possono difendersi dalle pressioni esercitate dalla società e dalle istituzioni in essa presenti. E riconosce il ruolo rassicurante proprio del comico e della sua narrazione non più solo forma del divertimento ma arma che permette all’uomo moderno di sfuggire alla vita quotidiana.

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