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La fiction: “Modern family” la docu-fiction per le “nuove” famiglie

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In questa rubrica abbiamo già affrontato più volte la capacità propria della fiction di raccontare le nuove forme di convivenza e di solitudine volgendo lo sguardo a quelle...

In questa rubrica abbiamo già affrontato più volte la capacità propria della fiction di raccontare le nuove forme di convivenza e di solitudine volgendo lo sguardo a quelle che sono le famiglie non convenzionali, contemporanee, postmoderne. In tal senso, un affresco divertente, innovativo e “allargato” della famiglia arriva dagli Stati Uniti ed ha debuttato venerdì scorso su Fox Italia. Si tratta di Modern family, “una grande (onesta, gay, multi culturale, tradizionale) famiglia felice”, la serie americana prodotta da Fox Television Studios e creata da Christopher Lloyd e Steven Levitan, è andata in onda nel settembre 2009 dall’Abc.

 

L’American Film Institute ha segnalato Modern Family tra le migliori dieci serie del 2009; la prima stagione, poi, ha ottenuto una nomination ai Golden Globe 2010 come ‘miglior serie comedy’ e  la puntata pilota è stata seguita da 13 milioni di spettatori.

L’originalità della serie non consiste tanto nella tematica (comunque interessante) quanto nella struttura narrativa che adotta e che mette in atto. Infatti, questa è impostata come una sorta di finto documentario, il cosiddetto mockumentary; uno dei generi cinematografici più amati ma complessi da realizzare. Si tratta, in pratica, di un falso documentario, girato con attori e tutte le finzioni del cinema normale, e sembra però un documentario con tutti i crismi. Uno degli esempi più celebri è Zelig di Woody Allen, mockumentario, appunto, che documenta il caso storico di un uomo capace di trasformarsi a seconda di chi si trova davanti. E così, tutti i personaggi di questa serie decidono di narrare le proprie esistenze ad una troupe intenta a realizzare un docu-reality, che segue sei genitori più cinque figli, un totale di tre nuclei familiari per tutti i gusti, tra quella tradizionale, quella gay e quella mista.

Protagonista della serie è il bizzarro clan dei Pritchett formato da tre distinti gruppi familiari che finiscono per diventare un’unica grande famiglia. Il patriarca della famiglia è il sessantenne Jay (Ed O’Neill), di recente convolato a seconde nozze con una moglie più giovane e straniera, la colombiana Gloria Delgado (Sofia Vergara). Anche la donna è già stata sposata e dal primo matrimonio è nato Manny (Rico Rodriguez), che vive insieme a lei e al patrigno. Ma Jay aveva avuto due figli dal suo primo matrimonio, e anch’essi con le loro famiglie rappresentano possibili declinazioni del concetto stesso di famiglia moderna. Se da un lato, infatti, ci si trova davanti alla classica famiglia regolare, quando ci si imbatte nella figlia Claire (Julie Bowen), che è una casalinga con marito (Phil – interpretato da Ty Burrell) e prole, dall’altro ci si ritrova nel bel mezzo di una famiglia omosessuale, dove il figlio gay di Jay, Mitchell (Jesse Tyler Ferguson), vive insieme al suo compagno Cameron (Eric Stonestreet) e alla bambina vietnamita che hanno adottato insieme.

La serie vanta diverse partecipazioni prestigiose: Edward Norton, nella parte del bassista di un gruppo ingaggiato per il compleanno del marito di Claire; Chazz Palminteri (“I soliti sospetti”, “Terapia e pallottole”); Benjamin Bratt (“Traffic” e “Miss Detective”); Elisabeth Banks (“Spiderman”, “Law & Order”), che interpreta il personaggio di Sal e Minnie Driver (premio Oscar come migliore attrice non protagonista in “Will Hunting – Genio ribelle”).

La storia di Modern Family è quella, appunto, di una famiglia “moderna”, o meglio di un castello ingovernabile di tutte le tipologie di famiglie strane e incrociate: una coppia gay, un secondo matrimonio con famiglia “allargata” dai figli di lui e di lei, che in questo caso hanno molti anni di differenza, e la “classica” famiglia lui-lei- e i bambini con la casa che sembra un campo di battaglia e la vita stressante organizzata tramite l’autorevole lavagna degli impegni sul frigo (strumento utile per programmare ogni appuntamento della vita familiare quotidiana).

Lo stile narrativo che caratterizza la fiction risulta in grado di evidenziare, con ironia e sarcasmo, le contraddizioni e le debolezze dei protagonisti e della società contemporanea. Una scrittura ricca di irresistibili frecciate e situazioni al limite del paradosso soprattutto per i personaggi costretti a confrontarsi quotidianamente con pregiudizi, competizioni, raggiungimento di obiettivi scolastici, lavorativi e, soprattutto, familiari.

La serie, pertanto, riesce a raccontare in modo semplice come la famiglia si sia evoluta nel corso degli anni, mostrandoci personaggi tra loro differenti ma capaci di aiutarsi nel momento del bisogno. Una famiglia, allora, può essere allargata, con tanti figli, ristretta, semplicemente “di fatto”, eppure non sono questi attributi che la definiscono tale ma la capacità di tutti di andare oltre le diversità e i contrasti.

E così Modern Family, con un linguaggio innovativo, spiazzante, ironico e  cinico, ci restituisce una rappresentazione intensa ed attuale delle famiglie contemporanee raccontandone, con fine realismo, i problemi, le speranze, le aspettative più comuni.

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