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71 (o dei percorsi dell’amore)

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Settantuno, senza apostrofo: non è l’anno. Potrebbe pure essere novecentodieci, duecento o quarantasei. Lei non è una sola, perché negli ultimi anni si sono moltiplicate.

Settantuno, senza apostrofo: non è l’anno. Potrebbe pure essere novecentodieci, duecento o quarantasei.
Lei non è una sola, perché negli ultimi anni si sono moltiplicate.
Fateci caso quando salite sull’autobus, dalla porta davanti: ormai a Roma ce ne sono su quasi tutti i mezzi. Probabilmente sono una delle conseguenze delle recenti assunzioni dell’Atac: tanti autisti giovani, bellocci e disinvolti in sostituzione di quelli in via di pensionamento.
Di solito si possono vedere il pomeriggio, sul tardi, quando la gente rientra a casa. Sono giovani, carine, spigliate. E dialogano con il conducente, spesso ad alta voce, cosicché noi curiosi ci intratteniamo all’ascolto e troviamo meno noioso l’attraversamento del traffico romano.
La più buffa è stata la simil-velina veneta, aspirante attrice in microgonna jeans e stivali, che, salita al capolinea, dopo avergli chiesto informazioni su dove sarebbe dovuta scendere per raggiungere il suo albergo, non ha fatto altro che provocare l’autista:
– Sai, sono qui per lavoro. Presto mi vedrai su tutti i cartelloni pubblicitari…
– Davvero?!? Dimmi: cosa fai?
– Non te lo posso dire, manca la firma.
– Ma dammi qualche indizio.
– Qui ho il mio book fotografico… lo vuoi vedere?
– Magari. Ma se lo sapesse mia moglie…
– NO-no, se vuoi vedere le foto devi andare sul mio sito (e via col nome del sito internet, scandito ad alta voce in modo che sentisse pure il filippino in fondo all’autobus).
In questi casi (non sono molte – non vorrei dare false speranze agli autisti! – le simil-veline in carriera che si servono dei mezzi pubblici, ma le ragazze chiacchierine sono comunque tante) osservate le vecchiette accanto a voi: scuotono quasi sempre la testa, borbottando sui tempi degenerati e sugli autisti che, invece di distarsi, potrebbero guidare con più attenzione, evitando quegli sbalzi e quelle frenate improvvise potenzialmente così pericolose per le giunture della colonna vertebrale. Come dar loro torto… ma certi spettacoli possono illuminare con un lampo di umorismo un grigio rientro a casa dal lavoro e in fin dei conti il gioco vale la candela.
Ogni tanto può succedere che queste chiacchiere di gioventù fra autisti e passeggere non si interrompano al termine della corsa, ma proseguano lasciando strascichi inchiostrati: fenomeno recente sono infatti i messaggi da posta del cuore sui giornali della free-press (ma sì: quei quotidiani distribuiti principalmente fuori dalla metropolitana che il più delle volte trovate sparsi per terra abbandonati dopo una rapida lettura dai passeggeri frettolosi).

L’amore quando arriva fa giri strani. A volte capita che coincidano con i percorsi dell’Atac.

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