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Future film festival

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Uno sguardo dove le regole dell’umana esistenza sono accessorie. Un viaggio in universi tridimensionali e ambientazioni irreali.

Uno sguardo dove le regole dell’umana esistenza sono accessorie. Un viaggio in universi tridimensionali e ambientazioni irreali. La dodicesima edizione del Future Film Festival, svoltosi a Bologna dal 26 al 31 gennaio 2010, si è conclusa con la vittoria del Platinum Grand Prize (premio per i lungometraggi) andato al film belga Panique au Village realizzato da due leader europei nel campo dell’animazione: Stephane Aubier e Vincent Partar.

Il più importante evento italiano dedicato agli effetti speciali ha esplorato temi  tradizionali e innovazioni tecniche. Se la fantascienza a detta dei sociologi nasce dalla necessità di rappresentare i limiti del progresso umano, il Future Film Festival ha ampliato notevolmente il campo d’indagine dimostrando l’esistenza di generi ibridi, contaminazioni e cortocircuiti temporali. Muovendosi tra citazioni di insigni precursori e avanguardie, colossal mondiali e piccole produzioni indipendenti, il programma di quest’anno ha tracciato i contorni di un cinema ormai divenuto mezzo di comunicazione universale, fruibile e apprezzato da immense platee. Il percorso lungi dall’essere una mera riflessione su un genere, si è trasformato in un ritratto dalle molteplici influenze. La stessa immagine ufficiale realizzata da Matteo Capobianco, noto nome nel panorama europeo dei graffiti, è un esempio di arte concepita come punto di intersezione tra esperienze differenti: l’Oggetto Volante Non Identificato partorito dall’immaginazione dell’artista ha infatti la consistenza delle navicelle spaziali dei fumetti ma le evidenti opposizioni cromatiche ricordano alcune tecniche del cubismo orfico dettate da campiture piatte alternate, in contrasto tra loro.

Nonostante l’elevato livello tecnico e tematico dei film in concorso, indiscusso protagonista dell’edizione 2010 è stato il premio Oscar Joe Letteri, Senior Visual Effects Supervisor della Weta Digital specializzato nella creazione di immagini fotorealistiche: dai dinosauri di Jurassic Park a Gollum del Signore degli Anelli fino al recente dettagliatissimo mondo di Pandora per il colossal di James Cameron Avatar. Joe Letteri, rievocando le atmosfere di una giungla lussureggiante e esotica generata unicamente attraverso la computer grafica, ha illustrato le tecniche che la Weta Digital ha utilizzato per raggiungere un livello di tale complessità: la Stochastic Pruning che consente di rendere l’immagine equivalente a quella che si vedrebbe ad occhio nudo e la Spherical Harmonics che usa la matematica per comprimere e manipolare un elevatissimo numero di dati.

Il Future Film Festival, tra tecnologia e richiami alla storia, ha il difficile compito di tracciare i contorni del cinema di un futuro che in un attimo diventa presente. In quest’ottica si spiega la grande attenzione che riserva a precursori del genere, nati decenni prima dell’introduzione del digitale. Di notevole interesse è l’esperienza di Saul Bass, l’inventore della motion graphic a cui il Festival ha dedicato un focus. Grafico, designer, animatore, autore di pubblicità, Bass ha lavorato per oltre sessanta film tra cui Quando la moglie è in vacanza di Billy Wilder, Shining di Kubrick e Psycho di Hitchcock rivoluzionando il modo di comporre i titoli di testa. Le sequenze introduttive realizzate dal genio dei film in miniatura sono infatti una storia nella storia, vicenda complementare al lungometraggio ma non equivalente.

Se la computer grafica con resa fotorealistica descritta da Joe Letteri spalanca una finestra nel mondo digitale dall’elevatissimo livello di dettaglio, ancora oggi i titoli di testa realizzati da Bass per il film Anime sporche di Dmytryck rendono una scena ordinaria un capolavoro assoluto: l’andatura di un gatto nero, accompagnata da una musica che ne ricalca i passi, assume caratteri inquietanti, quasi stranianti. Il felino dal corpo di buio, avanza nella notte mentre l’occhio del cinema osserva ogni movimento, dal lento e elegante ingresso fino alla violenta aggressione da parte di un gatto bianco. Ogni inquadratura è carica di leggera ansia, in un climax che evoca remote e ancestrali paure.

Semplicità figurativa e paesaggio che il digitale rende barocco, carico di particolari. Antiche tecniche ancora da perfezionare e resa lucida di ogni fibra del reale. Pionieristici del passato e Nobel del presente. Il Future Film Festival, nel panorama di un cinema che apre le porte alla dimensione tridimensionale, si interroga sui nodi del genere fantascientifico grazie a viaggi spazio-temporali a bordo di una favolosa macchina del tempo…

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