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È la crisi del settimo anno, amico

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I Don’t Need Love, I’ve Got My Band, cantano in una canzone gli svedesi Radio Dept. Per risollevarsi da un amore finito e ricucire i pezzi...

I Don’t Need Love, I’ve Got My Band, cantano in una canzone gli svedesi Radio Dept. Per risollevarsi da un amore finito e ricucire i pezzi di un cuore infranto, la ricetta più tradizionale prevede notoriamente diverse birre e lunghe chiacchierate con i compagni di una vita, o infinite sedute di shopping con l’amica del cuore. Tre, massimo sette anni: di solito sono questi i tempi della passione. Ma pare non siano solo i matrimoni o i lunghi fidanzamenti ad affrontare la crisi del settimo anno e, se non si fa attenzione, si corre anche il rischio – quando tutto finisce – di non trovare intorno a sé spalle su cui piangere o, perlomeno, persone conosciute e testate da anni di frequentazione alle quali affidarsi senza alcun filtro. Anche le amicizie, infatti, soggiacciono alle stesse leggi e patiscono la medesima sorte dell’amore: secondo i risultati di uno studio condotto dal sociologo olandese Gerald Mollenhorst, non è detto che gli affetti dell’infanzia siano destinati a durare, tanto che ogni sette anni perdiamo i contatti con la metà degli amici. E questo anche se le loro facce rimangono impresse a far numero sulla nostra pagina di Facebook, retaggio di questi ultimi anni virtuali.

Provate a ripensarci: con chi uscivate spesso la sera, sette anni fa? Chi vi ha dato una mano a montare la libreria nuova? Con chi scambiavate ricette di cucina? Che fine hanno fatto le persone che frequentavate allora e che, per un motivo o per l’altro, avete poi perso di vista?

L’olandese Gerald Mollenhorst è andato a fondo nella questione, conducendo uno studio in due fasi, a distanza di sette anni l’una dall’altra: inizialmente sono state intervistate circa mille persone di età compresa tra i 15 e i 65 anni, alle quali è stato chiesto quali fossero i loro migliori amici, le persone con cui si vedevano di più, quelle con cui si confidavano, quelle con cui condividevano gli hobby e dove le avessero conosciute. Sette anni dopo Mollenhorst ha ricontattato i medesimi soggetti, sottoponendoli alle stesse domande e indagando in particolare sulle amicizie e le relazioni menzionate nella prima intervista.

Dal confronto è emerso che meno della metà delle vecchie conoscenze faceva ancora parte della vita delle persone intervistate e solo il 30 per cento di esse conservava la stessa importanza rispetto a sette anni prima. Ciò non vuol dire però che con l’età  le amicizie diminuiscono: il numero totale degli amici degli intervistati infatti non si era ristretto, ma si era mantenuto piuttosto stabile, arricchito da ulteriori nuove conoscenze. Secondo l’analisi di Mollenhorst sembra, inoltre, che nella società contemporanea le frequentazioni private tendano sempre più a coincidere con quelle legate al lavoro: cambiando l’impiego, spesso si sostituiscono – piuttosto utilitaristicamente – anche gli amici. Forse è pure per questo che, anche se il 9 per cento delle amicizie nasce sui banchi di scuola, non è detto che gli affetti dell’infanzia siano i più duraturi.

Non ci sono Skype, Messenger, Facebook che tengano, perché, a lungo andare, per mantenere un qualsiasi rapporto sono in ogni caso essenziali una frequentazione costante e un minimo di impegno. Nell’amicizia, come in amore, la legge è sempre quella: lontano dagli occhi, lontano dal cuore…

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