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La fiction: La Tangentopoli di fine ‘800: “Lo scandalo della Banca Romana”

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È stato il "padre" di tutti gli scandali italiani. Ha coinvolto banche, presidenti del Consiglio, ministri. Ed è accaduto cent’anni prima di Tangentopoli.

È stato il “padre” di tutti gli scandali italiani. Ha coinvolto banche, presidenti del Consiglio, ministri. Ed è accaduto cent’anni prima di Tangentopoli. Uno scandalo che, tra il 1890 e il ’95, scosse dalle fondamenta il neonato Stato italiano e che adesso viene raccontato in una fiction in due puntate in onda su Rai Uno.

Lo scandalo della Banca Romana esplose nel nostro Paese precisamente nel 1893. Un evento che ebbe come conseguenza una vera e propria catastrofe politica e finanziaria e che comportò, anche da parte dell’opinione pubblica internazionale, una critica alla morale e ai costumi della classe dirigente di quel periodo. Una crisi determinata da una serie di irregolarità e collusioni con la politica che vide la Banca Romana emettere banconote oltre i limiti prefissati. Per quel terremoto politico-finanziario andò in carcere il governatore della Banca Bernardo Tanlongo, interpretato nella fiction da Lando Buzzanca. Una storia di corruzione politica e di crisi finanziaria che si presta perfettamente a un parallelo con l’Italia dei tempi attuali, terra di scandali e corruzioni, oltre che economiche anche morali; che offre una lettura sorprendentemente attuale che senza dubbio potrà stimolare e sedurre il pubblico televisivo.

Protagonista ed osservatore della vicenda è Mattia (Beppe Fiorello), un giovane della provincia siciliana, che si trasferisce a Roma, con il sogno di diventare un giornalista di successo e convinto che con la penna si possa cambiare il mondo conservando la propria integrità. Ma ben presto dovrà ricredersi. Prova infatti a farsi spazio in un contesto difficile, lo stesso che lo respinge per le sue umili origini, e si invaghisce di una giovane e sofisticata artista, Renata (Andrea Osvart), legata all’editore del giornale per cui fa il cronista. Servendosi dei favori dell’editore stesso, riesce a entrare a far parte di quel mondo tanto sognato, ma finisce per ritrovarsi coinvolto in una sotterranea rete di corruzione e compromessi che coinvolge politici, imprenditori, l’intera Banca Romana e perfino il giornale per il quale lavora.

La fiction, prodotta da Albatross Entertainment, è diretta da Stefano Reali. La sceneggiatura è stata scritta da Laura Ippoliti, Andrea Purgatori e lo stesso Stefano Reali.

La miniserie sembra in grado di offrire un vasto affresco storico che punta i riflettori sul primo sconvolgente caso di corruzione, il primo grande losco intreccio tra potere politico, finanziario e mediatico, in cui furono coinvolti protagonisti come Crispi, Di Rudinì e Giovanni Giolitti.

Una fiction di formazione, un tentativo di bildungsroman si potrebbe dire, che vuole raccontare cosa accade ad un giovane cresciuto con determinati valori quando viene in contatto con un mondo in cui sembra lecita qualunque scappatoia, perché si accorge che “tanto fanno tutti così”; se tutti sono colpevoli, nessuno è colpevole. Ma, al tempo stesso, una fiction della memoria che intende rispettare le indicazioni manzoniane proprie del romanzo storico: i protagonisti sono personaggi di fantasia, ma sono immessi in una vicenda realmente accaduta, con riferimenti, date, e luoghi autentici, ripresi da documenti storici e dagli atti originali del vero processo della Banca Romana, trascritti dall’Archivio di Stato. Come ha dichiarato Beppe Fiorello: «Ho scelto di recitare ne “Lo Scandalo della Banca Romana” perché è una di quelle miniserie Rai capaci di raccontare una storia importante. Il punto di vista é quello di un uomo comune che ambisce a fare bene il mestiere di giornalista dicendo la verità su di un certo malaffare politico-economico che sembra essere costume ancora esistente e fortemente radicato nel nostro paese (si pensi agli scandali finanziari degli ultimi anni: Cirio, Parmalat ed altri ancora)». Come ha detto Andrea Purgatori, che ha firmato la sceneggiatura: «Lo scandalo della Banca Romana è il paradigma di un modo malato di intendere il rapporto tra politica, finanza e informazione». E il produttore Alessandro Jacchia: «Il progetto nasce da un’urgenza civile: raccontare il passato, mettendo in luce le simmetrie con il nostro presente, nel tentativo di non commettere gli stessi errori».

Ma la narrazione non si muove esclusivamente sul terreno della denuncia e degli scandali, ma si punta l’attenzione sul valore dell’etica per chi opera nell’informazione; su cosa s’intende per onestà intellettuale. Ancora una volta la fiction riesce, raccontando il passato, ad attualizzarsi, a parlare del mondo d’oggi, di quella   rischiosa vicinanza tra banche, politici, corruzione, malaffare, ambiguità e malcostume tutto a discapito dei piccoli risparmiatori e del popolo onesto e lavoratore. E sembra tornare alla mente la famosa frase pronunciata da Tancredi ne Il Gattopardo: “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi!”.

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