Mostre: Avatar e i mondi virtuali

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Troppo è stato detto o scritto in merito ai mondi virtuali, esistenze illusorie che proliferano su canali web vendendo false identità a ciascun utente.

Troppo è stato detto o scritto in merito ai mondi virtuali, esistenze illusorie che proliferano su canali web vendendo false identità a ciascun utente. Grazie alle accurate tecnologie che sfiorano la verosimiglianza, l’inganno è ancora più sottile: gli interni riprodotti nei minimi dettagli da alcuni programmi come ‘The Sims’ sono perfette copie delle nostre case e le ambientazioni fantascientifiche lo specchio degli ancestrali desideri che cova ogni uomo. Attraverso la completa eliminazione dei confini-spazio temporali, chiunque acceda a universi immaginari può calpestare terre sconosciute provando lo stesso brivido dei primi esploratori, può esprimere una vena creativa che lo scorrere della quotidianità soffoca, può abolire le regole di convivenza e di rispetto.
Errore fin troppo comune è catalogare questo fenomeno sociale come circoscritto al popolo della rete: se alcuni siti web come ‘Second Life’ sono macroscopici esempi del bisogno di evasione di massa, occorre ricordare che giochi di ruolo erano diffusi ben prima della nascita del villaggio globale, uno tra i quali agli inizi dell’Ottocento aveva portato al suicidio di un cospicuo numero di partecipanti. E se ciò non bastasse a ritenere i mondi virtuali surrogati della realtà, è facilmente dimostrabile che ogni individuo altera i contorni della propria esperienza attraverso l’immaginazione, la menzogna o l’arte.
Norrath, Parioli, Vulcano, Paragon City sono solo alcune delle migliaia di terre sintetiche percorse ogni giorno da un’umanità in fuga.
AVATAR Un’esperienza nel mondo virtuale, la mostra allestita dal diciannove dicembre al quindici marzo presso il Museo del Balì (a Saltara, in provincia di Pesaro-Urbino) intende riflettere sulle implicazioni sociali e culturali dei pianeti online dove milioni di persone si incontrano, costruiscono, commerciano e vivono assieme attraverso i propri a alter ego digitali. L’esposizione,  realizzata dal Museo Tridentino di Scienze Naturali è concepita come completamente virtuale: l’unico allestimento consiste di una sala e delle postazioni computer scenografate. Come in tutti i mondi sintetici i visitatori di AVATAR possono interagire liberamente fra di loro e decidere di percorrere insieme le dieci stanze che la mostra propone, Io, Gli Altri, I Sovrani. La Politica, L’Economia, La Legge, La Migrazione, Dentro e Fuori, Noi.
L’audace esperimento era già stato presentato a Trento fino all’undici gennaio dello scorso anno e propone un innovativo metodo di fruizione dei contenuti: lo spettatore diventa parte attiva della mostra che mescola dati informativi a utili spunti sul ruolo dell’individuo. Non vi è nulla di più attuale. Tra maschere, alter ego, icone web, quello dell’identità è dei temi più ricorrenti non solo nei trattati dei sociologi ma nelle domande di  chiunque voglia capire cosa è l’uomo dopo il duemila. Ne è un esempio il kolossal fantascientifico di James Cameron che ha già incassato più di un milione di dollari a poco tempo dall’uscita nelle sale: la missione di un ex Marine costretto a vivere sulla sedia a rotelle ma reclutato per viaggiare sul Pianeta Pandora attraverso un programma Avatar si configura come riflessione sui mondi virtuali e sulla sottile linea che li separa dalla realtà. Avatar, il film ha lo stesso titolo della mostra. Curiosa coincidenza.

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