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La fiction: E se a Londra tornasse Jack Lo Squartatore?

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Agosto 1888: il disagiato e degradato quartiere dell’est end di Londra diventa famoso in tutto il mondo per i delitti efferati compiuti da quello che diventerà l’emblema dei serial killers

Agosto 1888: il disagiato e degradato quartiere dell’est end di Londra diventa famoso in tutto il mondo per i delitti efferati compiuti da quello che diventerà l’emblema dei serial killers: Jack Lo Squartatore.

Agosto 2008: nello stesso quartiere della City, a centoventi anni di distanza, un misterioso assassino miete vittime con la stessa modalità, ricreando ogni minimo particolare degli originali crimini di Jack. Ed è proprio sulla base di tale ipotesi, il ritorno di Jack Lo Squartatore, che si fonda la miniserie Tv “White Chapel”. Tre episodi da 50 minuti in onda su Fox Crime (canale 114 di Sky) in prima visione assoluta in Italia, tutti i venerdì alle ore 21, a partire dall’8 gennaio.

Sulle tracce del folle emulatore del serial killer troviamo l’ispettore Joseph Chandler (Rupert Penry-Jones), al suo primo ed importante caso di omicidio, Ray Miles (Philip Davis), un detective più competente e vicino alla pensione e infine Edward Buchan (Steve Pemberton), uno dei massimi esperti di Jack lo squartatore, che di mestiere fa la guida turistica, proprio ripercorrendo le strade battute dal killer due secoli fa. Non sono eroi, non sono uccisori del Cattivo per riportare la pace fra le vie di Londra, ma sono uomini pronti a darsi da fare, stimolandosi l’un l’altro per conseguire gli obiettivi prefissati all’inizio della missione.

Rispetto al passato, poi, i tre che compongono la squadra che indaga sui nuovi omicidi, hanno dalla loro moderne tecniche di ricerca come le analisi del DNA, oltre che una schiera infinita di Telecamere di Sorveglianza a Circuito chiuso che sorvegliano come un Grande Fratello l’intera città di Londra. Con dovizia di particolari, seguendo lo stesso “percorso” omicida, mostrando addirittura le stesse idiosincrasie del famigerato Jack, il novello Squartatore rappresenta un “vecchio” avversario che il trio investigativo dovrà scovare.

Al centro della narrazione e in un’atmosfera cinematografica ed elegante, oltre ai delitti, emergono proprio le figure dei tre protagonisti, con il loro humor tipicamente inglese. La serie è stata girata totalmente nel quartiere dell’East End, in particolare nelle ore notturne, con l’obiettivo di rievocare quelle situazioni e quel pathos tipico dell’epoca di Jack lo Squartatore. La struttura narrativa e i dialoghi, realizzati da Ben Court e Caroline Ip, rendono possibile recuperare e ritrovare il senso e l’anima oscura e fantastica di quel tempo. L’interesse maggiore che la sceneggiatura ha suscitato in Marcus Wilson, il produttore della serie, risiede proprio in quella volontà intrinseca e d’interesse di voler risolvere un caso ripercorrendolo e “rivivendolo” in tempi moderni come i nostri, carichi di metodologie investigative e mezzi tecnici in grado di trovare elementi rimasti nell’oscurità dell’ignoto.

Si deve aggiungere, poi, che la figura di Jack lo squartatore è entrata nell’immaginario collettivo essenzialmente perché stato il primo vero serial killer, “perché le sue imprese hanno goduto dell’immensa- per allora- cassa di risonanza fornita dalla stampa quotidiana inglese. Perché, da accorto gestore della sua immagine, ha costruito il suo mito attraverso l’uso sapiente di messaggi inviati alla stampa e alla polizia, imponendo così un soprannome destinato a diventare famoso nella fantasia delle masse, che si stavano affacciando ad una più ampia circolazione delle informazioni, pronte ad entrare nella logica di una cultura condizionata dai media” (C. Bordoni).

Le teorie sulla sua vera identità, inoltre, sono innumerevoli e si susseguono ormai da oltre cento anni. Basandosi su ipotesi più o meno fondate, su tracce più o meno giuste, nel corso degli anni sono spuntati una serie di nomi, che vanno da Montague John Druitt ad Aaron Kosminski, passando per Michael Ostrog e George Chapman, senza dimenticare l’ipotesi Mary Pearcey, la cosiddetta Jill The Ripper. Attualmente lo storico Mei Trow, grazie alle moderne tecniche della polizia forense, è giunto alla conclusione che lo storico assassino di Whitechapel si chiamava Robert Mann ed in realtà era un dipendente dell’obitorio locale.

La miniserie rifiuta, però, l’etichetta della solita serie poliziesca: vantando oltre 8 milioni di telespettatori sulla rete britannica Itv1, per non parlare delle critiche entusiastiche dei quotidiani “The Guardian”, “Sun” e “Indipendent”, Whitechapel promette, nei 50 minuti di ognuno dei tre episodi, di tener desto e, nel contempo, inquieto lo spettatore grazie alle sue atmosfere immaginifiche da racconto gotico e humour tipicamente english.

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