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Cinema: Il mio amico calciatore

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Può anche darsi che il calcio sia l’oppio dei popoli, ma in fondo chi ce lo dice che gli effetti del narcotico siano tutti per forza negativi? Parafrasando Marx...

Può anche darsi che il calcio sia l’oppio dei popoli, ma in fondo chi ce lo dice che gli effetti del narcotico siano tutti per forza negativi?

Parafrasando Marx, l’uomo medio, se maniaco del pallone, dalle imprese dei propri idoli ottiene sollievo, consolazione e riscatto, quasi le avesse compiute lui stesso. Certamente il discorso vale anche a rovescio e in caso di sconfitta ci si arrabbia e abbatte un po’, ma vuoi mettere l’esaltazione di vincere un derby e sentirsi il re della città per chi al massimo in vita sua ha azzeccato un ambo sulla ruota di Genova? Non sarà la panacea, ma di certo il calcio aiuta.

È più o meno quel che accade, nell’ultimo film di Ken Loach (Il mio amico Eric), ad Eric Bishop (interpretato da un intenso Steve Evets), impiegato delle poste inglesi vittima della depressione più nera, padre di due figli con i quali vive da estraneo e perduto nel rimpianto di aver lasciato il suo unico grande amore, la prima moglie Lily.

L’unica cosa che riesce a destare Eric dal negativismo esistenziale è l’indomita e vitale passione per il calcio, l’amore per il suo Manchester United e per l’idolo di una pratica decennale sugli spalti, quel genio-monello di Eric Cantona, che, anche se per momenti transitori, lo distrae da un quotidiano sempre più angusto. È proprio il suo omonimo calciatore che, in una stramba veste a metà strada tra angelo custode e counselor, gli fornirà la giusta motivazione e una chiave di lettura della vita di cui Eric aveva un assoluto bisogno e che lo aiuterà a rimettersi in piedi.

 

Ken Loach, regista britannico figlio di operai, Palma d’oro al Festival di Cannes 2006 con Il vento accarezza l’erba, ha dedicato tutta la sua opera cinematografica alla descrizione delle condizioni di vita della classe operaia e non si smentisce neppure nel’ultima pellicola, rivelatasi una gradevole ed originale variazione in chiave leggera sul tema prediletto.

Quanto al nostro amico Eric Cantona, lo straordinario ed eccentrico calciatore, brillantemente riciclatosi come attore, con l’ultimo e fortunato film ancora proiettato in qualche sala, debutta a teatro. Dal prossimo 26 gennaio l’ex nazionale francese e stella del Manchester United calcherà infatti la scena al teatro Marigny-Popesco di Parigi. Il 43enne, già idolo dell’Old Trafford, reciterà in Face au paradis, una pièce di Nathalie Saugeon, diretto dalla moglie Rachida Brakni, quindici anni dopo l’esordio sul grande schermo nel film Le bonheur est dans le pré. Insomma, nonostante il campione abbia da tempo appeso gli scarpini al chiodo, gli amici di Eric hanno di che consolarsi. Per noi italiani, invece, dopo la pausa natalizia, le squadre sono già tornate in campo. E quest’anno ci va di lusso che c’è pure il mondiale. Fra strascichi della crisi, disoccupazione in aumento e precariato infinito, chissà che un po’ di surrogato dell’oppio non riesca a confortare anche noi.

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