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Giornalismo – Roba da razzisti

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Razzismo. Argomento di inquietante attualità eppure mai abbastanza sviscerato. Nel mare dei luoghi comuni in cui annaspa l’informazione "ufficiale", di fronte ad affermazioni generiche secondo cui gli italiani sono...

Razzismo. Argomento di inquietante attualità eppure mai abbastanza sviscerato. Nel mare dei luoghi comuni in cui annaspa l’informazione “ufficiale”, di fronte ad affermazioni generiche secondo cui gli italiani sono “brava gente e niente affatto razzisti”, torna utile un “Rapporto sul razzismo in Italia” pubblicato da Manifestolibri.

Il volume è stato esposto nello stand del Manifesto durante la recente edizione della fiera “Più libri, più liberi”. Il lavoro è stato curato da Grazia Naletto, all’interno si trovano contributi firmati da vari autori.

Una raccolta articolata che mira ad evidenziare come il razzismo in Italia non sia emergenza ma atteggiamento culturale diffuso e purtroppo ormai accettato. Nel libro si può trovare un capitolo dedicato al quadro normativo ma sono soprattutto gli episodi di cronaca ripercorsi dagli autori – “la strage di Erba” di Paola Andrisani, “L’omicidio Reggiani” di Grazia Naletto, “L’uccisione di Abdul Gruibe” di Giuseppe Faso solo per citarne alcuni – che sottolineano un orrore quotidiano; sebbene intere regioni d’Italia siano attanagliate da una criminalità indigena senza freni e senza pudore, persino in quelle regioni sembra quasi che la minaccia incombente sia portata da chi è diverso, da chi comunque viene sfruttato, eppure, nonostante tutto, additato come pericoloso.

Una società, quella italiana, che non ha vergogna ormai di apparire per quel che è, per i valori che sbandiera in alcune delle sue componenti più “spontanee”, come ad esempio i cori negli stadi da parte di gruppi ultràs nei confronti del calciatore Balotelli, campione sì, ma di colore. Chi vuol minimizzare dirà certamente che si tratta di “roba da ragazzi”, ma è ormai chiaro a tutti che insofferenza ed ignoranza vanno a braccetto in un Paese che sembra aver smarrito il senso dell’accoglienza, in barba alla sua stessa storia, fatta di emigrazione e sofferenza soprattutto in Europa e negli Stati Uniti.

Il libro edito dal Manifesto non è solo utile per raccogliere dati e non dimenticare che ci si trova dinanzi ad una problematica complessa, che avrò bisogno di uno sforzo comune per essere compresa ed affrontata; l’ultimo capitolo è firmato da Giulia Cortellesi e si intitola “Le aspettative dei figli dell’immigrazione”; in un passaggio si legge: “La vita quotidiana dei giovani di origine straniera ricorda loro la propria “inesauribile differenza” rispetto ai coetanei italiani, le infinite lotte con le burocrazie delle questure o delle poste per la corsa al rinnovo dei permessi di soggiorno, gli atteggiamenti xenofobi causati dal colore della pelle o dalla padronanza non perfetta della lingua italiana, la precarietà abitativa ed economica”. Tutto questo è Italia, non una terra lontana. Bisognerebbe rifletterci, almeno ogni tanto.

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