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3 motivi per innamorarsi

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Ci si può innamorare di una città, di un luogo o addirittura di un’ intera nazione? Beh sì, a volte capita...

Ci si può innamorare di una città, di un luogo o addirittura di un’ intera nazione? Beh sì, a volte capita: succede di passeggiare  sotto la Torre Eiffel e di sentire le farfalle nello stomaco; di aggirarsi per i vicoli di Roma e di essere felici; di viaggiare in lungo e in largo e di sentirsi vivi. Ma è vero amore? O è una semplice infatuazione aiutata da una bel paesaggio? L’amore, si sa, è irrazionale, arriva quando meno te lo aspetti. E in pochi sanno spiegare perché amano una persona, un luogo, una città. Eppure tre persone diversissime tra loro, si sono innamorate perdutamente dello stesso Paese e, caso ancor più raro, ognuno di loro può spiegarne esattamente il motivo. Non esiste un posto al mondo celebrato e amato come l’America. Il motivo? Secondo la leggenda, negli Stati Uniti chiunque può realizzare i propri sogni e sentirsi a casa. Tra tutte le metropoli che ci sono la più amata è New York: i suoi abitanti sono disposti a perdonargli il traffico, la criminalità, le severe sanzioni del sindaco Bloomberg, l’ostilità dei vicini, gli affitti carissimi e tutto pur di far parte del cuore pulsante della nazione. Il New York Magazine, il quotidiano celebrativo della Grande Mela, stila ogni anno la classifica “Reasons to love New York”. Quest’anno Sophie Théallet, una giovane designer francese, incarna il motivo numero 35: non esiste al mondo un posto migliore in cui una stilista possa iniziare la propria carriera. Anche se sei francese, lavori per Jean Paul Gaultier e sei piena di talento, il vero successo lo puoi trovare solo dall’altra parte dell’oceano. Parola di Sophie, che stanca di restare nell’ombra, ha fatto i bagagli e si è trasferita a Brooklyn, senza conoscere nessuno, senza avere contatti e soprattutto masticando poche parole d’inglese. Eppure nel giro di qualche tempo, lavorando sodo e sfruttando un talento incredibile, Sophie si è fatta strada nella giungla della moda, arrivando addirittura alla Casa Bianca: Michelle Obama adora le sue creazioni e le sfoggia anche durante gli incontri ufficiali. Sophie Théallet non ha alcuna intenzione di lasciare il suo studio di Brooklyn e si dichiara innamorata e felice dell’America.

Federico Alvarez Del Toro, 31 anni, è un giovane regista che vive in Uruguay: fare un film è sempre stato il suo sogno. Realizzarlo e distribuirlo è però un sogno troppo costoso. Eppure questo genio del cinema d’azione è riuscito, con il suo lavoro, a conquistare il cuore di milioni di persone. E soprattutto di Hollywood. “Panic Attack” è il cortometraggio di 4 minuti che ha creato con soli 300 dollari: un esercito di robots  giganti invade le strade di Montevideo, provocando terrore e distruzione. In poco più di un mese il film, distribuito su YouTube, ha raggiunto 700 mila contatti, facendo drizzare le antenne alle sonnolente case produttrici sempre in cerca di nuovi talenti. A novembre Alvarez si è trasferito a Hollywood per firmare un contratto a sei zeri e anche lui non ha potuto non innamorarsi perdutamente di questo Paese.

A volte l’amore passa per strade inaspettate: meno luminose di quelle di New York, meno frenetiche di quelle di Los Angeles. A Qi Lu, giovane studente cinese, è capitato di innamorasi dell’America passeggiando lungo i viali universitari di Pittsburgh, in Pennsylvania. Quando abitava nella provincia sperduta di Jiangsu insieme a sua nonna, non immaginava di poter varcare i confini di Shangai e di approdare in una prestigiosa università americana. Qi Lu nell’amore non ci credeva più: come poteva amare un posto che non gli dava né acqua potabile, né corrente elettrica? Che lo costringeva a vivere lontano dai suoi genitori, perseguitati dal regime cinese? Non  aveva neppure la forza di sognare: aveva rinunciato a diventare un medico per colpa dei soldi e della sua miopia. Finiti gli studi in informatica accettò un posto come professore a Shangai per meno di dieci euro al mese. Un giorno andò a una conferenza di Edmund Clarcke,  docente della Carnegie Mellon, alzò la mano e fece una serie di domande. Clarcke ne rimase colpito e gli propose un dottorato negli Stati Uniti. Oggi Qi Lu è la mente che ha lanciato il motore di ricerca Bing e una leggenda nel mondo dell’informatica, come lo fu negli anni ‘90 Bill Gates. E forse la persona che ama di più l’America. Il motivo? Per lui i sogni si sono davvero realizzati.

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