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Marco Lombardi: “Se davvero si individua quello che si vuole fare, secondo me vale davvero la pena puntarci tutte le risorse”

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Come fa un poliziotto ad affrontare il mondo delle aziende private, con cui ha un conto in sospeso, per risolvere uno die suoi casi più intricati? Come fa un direttore del personale, inserito nel magico mondo dell’impresa,

Come fa un poliziotto ad affrontare il mondo delle aziende private, con cui ha un conto in sospeso, per risolvere uno die suoi casi più intricati? Come fa un direttore del personale, inserito nel magico mondo dell’impresa, un bel giorno a stancarsi di tutto e scegliere di fare il giornalista?  Sono due facce della stessa medaglia, due piani separati e paralleli, che dividono finzione e realtà, ma che altro non sono se non l’eterna lotta interiore, che prima o poi pervade ogni uomo, tra cuore e ragione, tra concretezza e sogni di gloria, tra l’aderenza alla terra e “l’illusione del volo” che già da tempo, secondo Gaber, abbiamo perso in politica e non solo.
I nuovi amici di Marco Lombardi, in libreria da poche settimane, edito da Iacobelli, è un romanzo giallo che scava in un mondo non troppo esplorato, quello dei rapporti umani nelle dinamiche aziendali consolidate nel tempo; e lo fa con domande classiche, sempreverdi e per questo  di grande attualità. Un ritorno a casa, dopo tanto tempo. L’inizio di una nuova vita sulla falsariga della vecchia, da parte di chi torna. Ma basta poco per capire che la vita, dopo tanti anni, non è più la stessa, e che qualcosa rischia di essersi guastato. Il ritorno, la novità, la disillusione. Tutto sembra chiamare l’imprevisto, l’evento catastrofico che fa saltare il banco. E, puntuale come un programma tv dopo l’annuncio serale, l’imprevisto arriva. Un collega viene ucciso, e da lì l’aura del sospetto inizia a prendere piede nella scena. C’è l’indiziato numero uno, il nostro Dario, e un commissario indagatore, che incarna il bene ma con stile, senza odore di santità, ma anche lui con mille contraddizioni e nodi da sciogliere. Realtà o finzione, dunque? Cuore o ragione? Chi vince in un mondo dove queste componenti sono così confuse, a rischio di mix esplosivo? L’Autore questo non lo sa, ma almeno prova a rispondere.

Marco, partiamo dal tema del ritorno. Da cosa si torna nel tuo romanzo, e soprattutto per cosa si torna e si parte?
Il protagonista de I nuovi amici Dario, afffronta tutta una serie di ritorni dirompenti nella sua vita. C’è innanzitutto un ritorno geografico-territoriale,  nella sua  città natale che aveva lasciato in maneiera brusca e repentina. Poi c’è anche un ritorno professionale, nell’azienda dove aveva lavorato, e che aveva lasicato in maniera altrettanto brusca e repentina, non si sa bene perchè (è un giallo, lo si scoprirà strada facendo). Soprattutto, Dario ritorna nei luoghi del suo passato più in generale, perchè nel suo mondo ci sono tutti i suoi vecchi vcolleghi, con cui aveva avuto un rapporto intenso, che non si sa bene perchè si sia deteriorato. E il ritorno c’è proprio grazie a uno dei vecchi colleghi, l’unico con cui aveva mantenuto un rapporto, che l’ha riportato un po’ forzatamente alle sue origini e alla sua città, che ben presto si scopre essere Torino

E il primo segreto, così, è già svelato. Ma uno ben più importante si sta per materializzare nell’azienda. Cè un delitto, da cui parte l’intreccio narrativo, e c’è un commissario che indaga. Anche l’uomo di legge ha un passato contraddittorio, come si immagina avere il protagonista. Cos’ altro hanno in comune le figure dell’indagato e dell’indagatore?
In effetti, il commissario è anomalo, ed è la figura centrale che porta la vicenda nelle dinamiche del lavoro. Pur essendo molto bravo, il commissario è un tipo apatico, un po’ snob, provato dalla vita che ha deciso per lui. Di fare questo lavoro. Dopo aver provato a sfondare nel settore privato, ed essere stato ripetutamente scartato (come capita a tanti, troppi giovani), pur di poter vivere e guadagnare, ha preso al volo il primo concorso pubblico, ed è entrato in polizia. Il Commissario Vittone, per ironia del destino, si trova ad affrontare un caso proprio nel mondo che lo aveva scartato, quello di un’azienda privata. E quindi, oltre a dover risolvere il caso oggettivamente, è in una situaziione difficile e non serena, perché ha un giallo interiore da risolvere.

Giallo con se stesso e rapporto contraddittorio con l’antagonista. Potremmo definirlo uno scontro anomalo  tra il Bene e il Male. Alla fine vedremo come finirà. Ma nel mondo di oggi, estremamente competitivo, può ancora parlarsi di un confronto tra bene e il male, quando la realtà è sempre più fatta di zone grigie, e di impossibilità di prendere la decisione giusta?
Questo è un po’ il dilemma dell’uomo, che si porta dietro da tutta la storia. Per ciò che riguarda i due protagonisti alla fine si mescoleranno un po’ e i ruoli non saranno sempre così ben definiti. Mi spiego: Dario e Vittone toccano il bene e il male in maniera equilibrata, senza una divisione manicheista tra angelo e demone. Certo, il commissario fa delle indagini, e come tale è indirizzato al bene, ala ricerca della verità. Ma presto, come scopriremo lati negativi e confusi del poliziotto, allo stesso tempo andremo anche ad indagare sull’indagato, e vedremo che ha subito delle situazioni complicate, e spesso si troverà lui, addirittura, ad indagare l’indagatore. Questo è il confine tra il bene e il male, e questo sarà poi uno dei motivi che li porterà ad entrare in sintonia all’interno della storia.

Nel romanzo si parla del contrasrto tra due modi di concepire il lavoro: uno vive di sogni ed aspirazioni, l’altro riposa sulla necessità di sbarcare il lunario. Passando dalla finzione alla realtà, il tuo curriculum  parla di una scelta fondamentale della tua vita (Marco ha lasciato la direzione del personale di un’azienda per tentare, con successo, la carriera giornaltica, ndr). Come si fa a compiere una scelta così importante?
Non c’è mai un solo motivo: un po’ di follia, un po’ d’incoscienza, e soprattutto una passione, un fuoco che ti attrae più di ogni altra cosa. Conosciamo tutti la situazione difficile del lavoro di oggi, qualunque esso sia. Quindi, se si ha la fortuna di poterlo trovare, è comprensibile lasciarsi tentare da realtà molto diverse dai sogni, scegliendo un lavoro non congeniale. Nella vita in generale e nel merato del lavoro in particolare, però, visto che oggi è tutto difficile, anche entrare in un call center, penso fermamente che valga la pena impegnarsi in una cosa che piace, tentando di arrivare dove si vuole arrivare. Perchè alla lunga, svolgere lavori impiegatizi che non danno gratificazione porta ad una vita lavorativa (e non solo) piena di problemi. E prima o poi, i nodi vengono al pettine.

Quindi il consiglio qual è? Buttarsi o cercare la concretezza?
Direi che la cosa migliore è cercare di rendere concreti i sogni, fare in modo che diventano possibili. Cercare il lavoro che si vorrebbe è molto complicato, e in certe occasioni, quando è consistente il bisogno di un pranzo quotidiano e di pagare l’affito, si può scegliere di fare dell’altro. L’importante è avere consapevolezza, e soprattutto avere davanti a sè un obiettivo. Magari la via per raggiungerlo può essere a zig zag, o comunque non assolutamente retta, e alla fine ci si arriverà più tardi. Ma se davvero si individua quello che si vuole fare, secondo me vale davvero la pena puntarci tutte le risorse.

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