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Antonella Mascali: “Del nostro libro i grandi media non parlano”

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Se il cognome Mills, non vi dice nulla, o peggio, pensiate sia una nuova marca di maionese, allora potrebbe interessarvi un libro dal titolo "Il regalo di Berlusconi", firmato da Peter Gomez e Antonella Mascali, pubblicato da Chiarelettere.

Se il cognome Mills, non vi dice nulla, o peggio, pensiate sia una nuova marca di maionese, allora potrebbe interessarvi un libro dal titolo “Il regalo di Berlusconi”, firmato da Peter Gomez e Antonella Mascali, pubblicato da Chiarelettere. Sottotitolo del volume: “La vera storia del processo Mills. Comprare un testimone, vincere i processi e diventare Premier. Il caso Berlusconi”.

Non è, come gli arguti lettori di Omero avranno intuito, un romanzo di cappa e spada; si tratta di un libro che fa rivivere l’antica arte del giornalismo, dove per arte si intende la capacità di allontanarsi dal mondo dell’informazione fatta di veline, per dar corpo ad un mestiere che imporrebbe – ed il condizionale non è utilizzato a caso – la ricerca di documenti e fonti come principio basilare. Tuttavia, esiste una corrente di pensiero che non si può ignorare e che dinanzi a tali argomenti fa spallucce, come a dire: “E a me che m’importa?”.

La domanda la giriamo ad Antonella Mascali, cronista di giudiziaria per Radio Popolare ed “Il Fatto Quotidiano”.

 

Perché un lettore dovrebbe essere interessato al tuo libro? Non è stato già detto tutto sul caso Mills?

Veramente non è stato detto quasi nulla. È una vicenda censurata dalle televisioni e da gran parte dei giornali, ecco perché io e Gomez abbiamo deciso di scrivere un libro. Credo che i cittadini abbiano il diritto di sapere chi ci governa. E credo sia una notizia da approfondire la condanna, anche se non definitiva, di un avvocato per aver preso 600 mila dollari dall’attuale premier dopo aver reso testimonianze false o reticenti in processi a carico di Berlusconi. Tanto è stata censurata questa vicenda che anche del nostro libro i grandi media non parlano.

 

Sei una cronista di giudiziaria, lavori per una radio ed un giornale, hai tutti i mezzi a disposizione per raccontare, eppure sei alla seconda pubblicazione: esigenza reale o grafomania?

Intanto “Il Fatto” c’è dal 23 settembre, e meno male che c’è, come per fortuna esiste una radio di informazione libera come Radio Popolare. Ma un libro non è solo un modo per scrivere quello che ti viene censurato; serve a sviluppare ciò che non può essere approfondito anche per mancanza di spazio, di mezzi e di tempo, anche in giornali liberi. E poi un libro può arrivare a persone molto diverse fra loro, magari perché incuriosite dalla copertina, dall’introduzione che leggono in libreria.

Parliamo dell’approccio all’editoria. Come hai conosciuto Chiarelettere?

Leggendo i libri di Travaglio e Gomez. Poi, quando ho deciso di scrivere il mio primo libro, “Lotta Civile”, sulla mafia e sui familiari delle vittime, il mio amico Filippo Solibello, di Caterpillar, mi ha consigliato di parlarne con Lorenzo Fazio e Maurizio Donati, direttore editoriale ed editor di Chiarelettere. Prima di incontrarli ho mandato un curriculum e il progetto a Maurizio. Poi ho scritto i primi due capitoli e alla fine mi hanno detto di sì.

 

Il regalo di Berlusconi è stato scritto con Peter Gomez. Racconti come è nata la collaborazione e come vi siete divisi il lavoro?

Premesso che io e Peter ci conosciamo dai tempi di “Mani pulite”, l’idea di farci scrivere insieme è stata del nostro editore. La sera delle motivazioni della condanna in primo grado di Mills, eravamo a cena insieme, le abbiamo commentate e abbiamo pensato che fosse il caso di scrivere un libro per raccontare tutta la storia che c’è dietro. Il lavoro è stato davvero intercambiabile perché sia io che Peter abbiamo controllato il lavoro dell’altro e poi lo abbiamo armonizzato.

Facciamo un salto nel mondo del giornalismo: i quotidiani chiudono o non assumono, i grandi gruppi hanno liste di prepensionati,  gli allievi delle scuole ed anche i cronisti più motivati si preparano a dieci-dodici  anni di vita dura ed incerta prima di avere un barlume di contratto: meglio aprire una libreria?

Mah! Non è che in Italia ci siano masse di lettori, anche se la crisi economica fa regalare più libri del solito.

Infine, svela un segreto ai lettori di “Omero”:  prima di dormire leggi qualche pagina di una informativa della Procura di Milano o ti rilassi con “La spada di Shannara”?

Naturalmente atti giudiziari. No, scherzo! Prima di dormire preferisco, tanto per restare in tema, legal thriller e romanzi.

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