Condividi su facebook
Condividi su twitter

Motel Woodstock: il backstage del concerto che ha cambiato la storia

di

Data

"Il festival di Woodstock in realtà non si è svolto a Woodstock. Eppure non lo associamo a White Lake o a Bethel – dove ha realmente avuto luogo. Diciamo semplicemente Woodstock.”.

“Il festival di Woodstock in realtà non si è svolto a Woodstock. Eppure non lo associamo a White Lake o a Bethel – dove ha realmente avuto luogo. Diciamo semplicemente Woodstock.”. Così Ang Lee, regista e sceneggiatore taiwanese, già vincitore di un Oscar alla migliore regia per “I segreti di Brokeback Mountain”, introduce il suo nuovo film.

Cominciamo quindi con lo sfatare falsi miti: Woodstock, il concerto-evento che, sulle note di Freedom di Richie Havens, ha segnato un’epoca, fu in realtà ospitato da Bethel, una località agricola nello stato di New York, che dal 15 al 18 agosto del 1969, all’apice della diffusione della cultura hippy, ne ha accolto il popolo con tre giornate all’insegna di pace e musica. Ma perché proprio Bethel? Il fatto è che, ad appena un mese dallo svolgimento del concerto, l’autorizzazione per l’area inizialmente prescelta fu revocata ed Elliot Tiber, proprietario del motel “El Monaco” sul White Lake a Bethel, forte di un permesso per il modesto “White Lake Music and Arts Festival”, teoricamente un concerto di musica da camera, si offrì di ospitare la manifestazione proscritta in una sua tenuta di 15 acri. Quando si accorse che la proprietà era troppo piccola per Woodstock, Tiber presentò gli organizzatori a un allevatore suo vicino, che concesse in affitto un terreno molto più vasto per 75.000 dollari. Altri 25.000 dollari furono pagati a proprietari confinanti per ingrandire la zona del festival.

Con Motel Woodstock, pellicola di 110 minuti tratta dal libro di memorie di Elliot Tiber con Tom Monte, “Taking Woodstock: A True Story of a Riot, a Concert, and a Life”, pubblicato in Italia da Rizzoli, Ang Lee ci svela quindi i retroscena del più grande avvenimento della storia del rock. Protagonista della pellicola è proprio il giovane Elliot Tiber, che dà una mano ai genitori nella gestione di un motel ai piedi dei monti Catskills. Il ragazzo è sveglio e, approfittando delle circostanze, capisce che dare in affitto il proprio terreno per ospitare un festival musicale potrebbe essere un’idea geniale per coprire i debiti di famiglia.

Nell’anniversario dei quarant’anni da quando ebbe luogo l’epocale concerto, il regista coglie l’occasione per rileggere da un punto di vista particolare l’epopea di Woodstock, non rinunciando a uno sguardo affettuosamente critico nei confronti dell’istituzione familiare: esilarante, nella sua grottesca autenticità, è lo sfogo del protagonista contro la mamma castrante, spilorcia e iperattiva (incantevole caratterizzazione di Imelda Staunton), che lo vuole a casa a pranzo e cena: “ma credete che Janis Joplin stia mangiando con i genitori, adesso, o Jimmy Endrix sia lui a lavare i capelli alla madre?“.

Ma se Ang Lee osserva un evento globale con lo sguardo di un ragazzo di provincia, il film trasmette comunque, certamente anche grazie alla colonna sonora, il senso e l’atmosfera di quel periodo: Woodstock ha rappresentato gli ultimi momenti di innocenza di una civiltà che metteva piede sulla Luna ma stava affrontando un futuro carico di incognite e di contraddizioni, che inneggiava alla libertà nei cortei e disegnava svastiche sui muri delle case degli ebrei, con la guerra del Vietnam fissa sullo sfondo. Raccontare il grande avvenimento collettivo dal punto di vista di Elliot Tiber ha significato scegliere lo sguardo di un carneade che ci vide un’opportunità personale ancor prima di rendersi conto del valore che quei tre giorni avrebbero finito con l’assumere per la società e la cultura del ‘900. Per non parlare poi dell’effetto di apertura liberatoria che ebbe su di lui e sulla sua piccola comunità. E così cinquecentomila figli dei fiori si raccolsero, fumati e gioiosi, attorno ad una qualsiasi fattoria, una famiglia sanò i debiti e il mondo scoprì che tutto era possibile, bastava solo volerlo. Ecco la storia dei tre giorni di pace, amore e musica a White Lake, NY.

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'