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Alfredo Mauceri: “Ho un rapporto viscerale con i miei pupi, loro sono parte di me come io per loro”

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"L’ultima notte che era in vita mio nonno, mi disse che non c’era più speranza per i pupi e da quel momento non parlò più."

“L’ultima notte che era in vita mio nonno, mi disse che non c’era più speranza per i pupi e da quel momento non parlò più.”

Così esordisce Alfredo Mauceri, nuovo capostipite della “Compagnia dei Pupari Vaccaro-Mauceri” di Siracusa.

Alla morte del suo maestro, Alfredo ripromise a se stesso, di tramandare l’arte dei pupi e costruirne un museo, come da ultimo desiderio del nonno.

Cosicché dopo più di dieci anni di attività, si può dire soddisfatto oltre che di aver mantenuto la promessa anche di aver fatto diventar i Vaccaro-Mauceri, una tra le più note famiglie di pupari in Sicilia.

Ma Alfredo continua a rimanere in ansia per la sorte dei Pupi, nonostante un calendario stracolmo di spettacoli, dove dà vita alle epiche battaglie di Orlando e Rinaldo.

 

Cosa vuol dire essere un puparo?

Vuol dire dar voce ad un’arte piena di tradizione e dare un’anima ai suoi protagonisti che non siamo noi pupari bensì i Pupi Siciliani. Oggi essere un puparo è una scelta dura ed in controtendenza. Una scelta che comunque parte dal cuore e dalla passione nei confronti dei pupi, che hanno rappresentato e rappresentano tutt’ora, l’anima del popolo siciliano voglioso di libertà.


Che tipo di rapporto c’è tra te ed i tuoi pupi?

Ho un rapporto viscerale con i miei pupi, loro sono parte di me come io per loro. C’è tanto di mio in ognuno di loro, tanto da dire che chi vuole conoscermi, in maniera profonda, deve venire a vedere i miei spettacoli.

Chi è stato a tramandarti la passione verso quest’arte?

Mio nonno Alfredo Vaccaro. Dopo la sua morte prematura, la mia famiglia si è vista ad un bivio; o chiudere i battenti o continuare l’attività. Fermamente abbiam creduto sulla passione del nonno cosicché abbiam dato vita alla nostra Compagnia ed eccoci qua, soddisfatti di aver fatto la scelta giusta.


Come mai quest’arte si è affermata in Sicilia e non altrove?

Tra i pupi e la Sicilia c’è un rapporto unico e singolare. Il popolo siciliano, a quel tempo, aveva bisogno di figure con le quali immedesimarsi. In un periodo, come quello di inizio 800, dove il popolo era oppresso dai Borboni, per loro i pupi avevano la funzione di esprimere quello che loro stessi non potevano dire esplicitamente.


Quali sono i temi trattati in un’Opra e da quali fonti si attinge per mettere in scena i pupi?

Il ciclo prediletto per l’Opra dei Pupi è quello dei Paladini di Francia. Si attinge dalla Bibbia dei Pupari cioè “La storia dei Paladini di Francia” scritta e pubblicata da Giusto Lo Dico intorno al 1800.

Gli spettacoli sono in lingua dialettale?

Assolutamente no, si è convinti che uno spettacolo di pupi sia interamente in dialetto siciliano ma non è stato mai così. Si usa l’italiano e solo in alcune eccezioni si potrà trovare un’espressione dialettale collegata ad un pupo del popolo.


Perché il pubblico deve seguire i tuoi spettacoli?

Perché sono convinto che i miei spettacoli abbiano tanto da comunicare. Non faccio la classica Opra tradizionale bensì l’attualizzo mettendo all’interno tanto di mio, dai miei problemi alle mie gioie, dalle mie certezze alle mie insicurezze.


Guardando al futuro, c’è la speranza che un giorno qualcuno porti avanti questa tradizione?

Questo lavoro fa perno principalmente sulla passione e benché negli ultimi anni, sono stati parecchi i giovani che si sono avvicinati a quest’arte, nessuno di loro si è del tutto appassionato. Ma si sa, la speranza è l’ultima a morire…

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