Condividi su facebook
Condividi su twitter

Vincenzo Latronico: “A Flatlandia mi metto in contatto con Kurt Vonnegut”

di

Data

Vincenzo Latronico ha 24 anni e una laurea in filosofia, prima di scrivere il suo primo romanzo, Ginnastica e rivoluzione, ha tradotto svariati romanzi dal francese e dall’inglese fra cui Twelve di Nick McDonnel e Il corpo di Hanif Kureishi, tutti editi da Bompiani.

Vincenzo Latronico ha 24 anni e una laurea in filosofia, prima di scrivere il suo primo romanzo, Ginnastica e rivoluzione, ha tradotto svariati romanzi dal francese e dall’inglese fra cui Twelve di Nick McDonnel e Il corpo di Hanif Kureishi, tutti editi da Bompiani. Lo abbiamo incontrato a Berlino.

Cosa ti ha spinto ad approdare a Berlino?

Sai, mi considero un po’ cosmopolita e mi piace stare in giro. Dopo Roma, sono cresciuto in Lussemburgo e in Belgio, gli ultimi studi e la laurea a Milano, dove ho vissuto dieci anni e amato il mio quartiere, l’Isola, dove giravo sempre in bicicletta.

Adesso è ora di chiudere il mio secondo libro; per questo sono qui; tra una Lucky strike e l’altra guardo dalla finestra i protagonisti del romanzo, che se ne vanno da Milano perché sono in cerca di nuovi orizzonti.


Chi sono i nuovi protagonisti?

In Ginnastica e rivoluzione, i protagonisti sono miei coetanei e vengono descritti come in perenne attesa, quasi incapaci di agire. Sono schiacciati dal peso delle proprie utopie. I nuovi li conosceremo tra un po’. Sai dopo aver vinto quel premio è tutto più difficile; l’editore si aspetta un successo. Per questo sono a Berlino, anche se la realtà non è molto diversa da quella che ho lasciato.
Fai anche un programma a Radio Onda d’Urto, Flatlandia

A Flatandia mi metto in contatto con Kurt Vonnegut, nell’aldilà, tramite uno speciale telefono progettato da me e con lui commento le notizie della settimana. Kurt, però, è ligio allo spirito bipartisan che anima la linea politica di Radio Onda d’Urto.

Mentre parlavo con lui si è fatto avanti un ragazzo arrivato alcune settimane fa. Nessuno sa come si chiami, ma faceva il muratore, lavorava alla periferia nord di Milano, vicino casa mia, ed è precipitato da una gru che lavorava e lavora ancora alla costruzione di due grattacieli. Mentre precipitava, ci ha raccontato, avrebbe voluto agitare le braccia come una grossa farfalla nordafricana, ma non poteva, perché le braccia se le era rotte schiantandosi contro una putrella nei primi metri della caduta.

OK. Ho capito. Non cambi mai.

Come tanti abitanti di Milano sono un po’ spaventato da come potrebbe cambiare il volto della città dopo l’Expo: il progetto Hines-Boeri non sarà certo un passo avanti per l’Isola. Che senso ha fare la città della moda qui? Questo è sempre stato un posto affascinante perché c’erano gli artigiani, perché era un quartiere popolare lontano dall’estetica della “Milano da bere”. Ora ci aspetta una colata di cemento. Vogliono trasformare questa città in un’dea di città, dimenticandosi della sua storia. I protagonisti del romanzo scappano da Milano per fuggire a… Non abbiate fretta e vi farò sapere.

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'