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Riprendere Berlino

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Sembra un secolo fa (a voler essere fiscali tecnicamente lo è), ma dall’euforia che ha circondato la colossale caduta del muro di Berlino sono passati appena vent’anni.

Sembra un secolo fa (a voler essere fiscali tecnicamente lo è), ma dall’euforia che ha circondato la colossale caduta del muro di Berlino sono passati appena vent’anni. Il 9 novembre 1989, dopo diverse settimane di disordini pubblici, il Governo della Germania Est annunciò che le visite in Germania occidentale e a Berlino Ovest sarebbero finalmente state consentite. Dopo questo comunicato, una moltitudine di cittadini dell’Est si arrampicò sul muro che divideva la città e lo superò, per raggiungere gli abitanti della Germania occidente dall’altro lato. Durante le settimane successive, la folla e i cercatori di souvenir portarono via parti della vecchia barriera, il resto fu utilizzato per costruire strade. Del muro, simbolo di un mondo spartito in due grandi blocchi, a Berlino non restano ormai che pochi pezzi vivacemente dipinti a graffiti. Al suo posto, a futura memoria, una lunga striscia di ferro rasente il suolo: non più di una traccia nel terreno che, come un’impronta, ne ricorda il percorso.

Il Berliner Mauer, eretto dal regime comunista della Germania Est, era una barriera in cemento alta circa tre metri e mezzo che separava Berlino Ovest da Berlino Est e dal resto della Repubblica Democratica Tedesca. Il muro, simbolo della Cortina di ferro, ha diviso in due la città per 28 anni, dalla sua costruzione (iniziata il 13 agosto del 1961) fino al suo smantellamento. Dopo il disfacimento, il 23 agosto 1989, della Cortina di Ferro da parte dell’Ungheria ed il successivo esodo di tedeschi dalla DDR attraverso il paese danubiano, il 9 novembre 1989, per sopraggiunta evidente inutilità, fu iniziato l’abbattimento del muro, fra la moltitudine in festa. Quello storico giorno, in cui i berlinesi si ripresero la città, la caduta del muro aprì la strada per la riunificazione tedesca, formalmente conclusa il 3 ottobre 1990.

Durante i 28 anni di divisione, secondo i dati ufficiali, le guardie comuniste di Berlino Est uccisero almeno 133 persone mentre cercavano di superare il muro verso Ovest. I dati ufficiosi, come spesso accade, riportano però cifre più che doppie.

Fra le tante iniziative con le quali, in Italia come in tutto il mondo, viene ricordato lo storico anniversario, il Museo di Roma in Trastevere ospita una serie di suggestive fotografie che documentano l’evento che ha segnato un’epoca.

In Prima e dopo il Muro, una collettiva di 40 immagini, grandi autori di reportage e di fotogiornalismo, fra i quali Bruno Barbey, Gianni Berengo Gardin, Ian Berry, Henri Cartier-Bresson, Giovanni Chiaramonte, Leonard Freed, Mauro Galligani, Nicola Gnesi, Guy le Querrec e Davide Monteleone, mostrano il loro punto di vista su quello che è stato il più grande simbolo della Guerra Fredda.

Le fotografie, esposte in mostra fino al 14 febbraio 2010, raccontano la città di Berlino con le ferite del dopoguerra, le fasi della creazione del muro, la sua caduta accompagnata dall’esplosione di gioia della popolazione e degli stessi soldati, la vita quotidiana nella città di oggi, dove il poco che resta del muro è monito evocativo di un passato non troppo lontano.

Libri, concerti, esposizioni e rassegne: l’evento è importante e, com’è giusto, mediaticamente coperto.

Non solo Berlino, comunque. Sempre in Europa, a Belfast il primo muro fu eretto otto anni dopo quello tedesco, ma a vent’anni dalla caduta di quest’ultimo, la città nordirlandese ha ancora le sue cosiddette peace lines. Pareva roba vecchia, da ricordare e commemorare, ma siamo ancora in Europa, novembre 2009. Con un altro muro da abbattere e un’altra città da recuperare.

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