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Giovanni Donzelli: “Chell’ca nun succede int’a dieci anni succede int’a nu juorno”

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"Chell’ca nun succede int’a dieci anni succede int’a nu juorno": Quello che non succede in dieci anni succede in un giorno mi dice Giovanni Donzelli degli Audio 2 e per un artista più o meno è la prassi.

“Chell’ca nun succede int’a dieci anni succede int’a nu juorno”: Quello che non succede in dieci anni succede in un giorno mi dice Giovanni Donzelli degli Audio 2 e per un artista più o meno è la prassi. Una sala d’attesa impegnativa prima di entrare dalla porta principale. Soprattutto quando qualcuno c’è passato prima di te.  E se questo qualcuno si chiama Lucio Battisti la strada per essere riconosciuti è ancora più difficile. Un po’ “Croce e Delizia” mi suggerisce Giovanni, che aggiunge “Da giovane mio cognato mi fece ascoltare un suo disco e rimasi folgorato perché ascoltandolo ho pensato:  – Sono io – cioè sembrava proprio la mia voce. Solo che lui era famoso. Ma la passione per la musica è qualcosa che hai nel sangue ed in qualche modo riesce a condurti dove vuole”. E ora, per l’ultimo album, la collaborazione con l’autore che è stato il paroliere dei più grandi successi di Battisti: Mogol.

 

La storia degli Audio due parte da Napoli. Da un’ amicizia. Giovanni Donzelli e Vincenzo Leomporro, in arte Bans e Diavi. Non scendevano soltanto le stesse scale dello stesso palazzo ma condividevano la passione per la musica, una passione fatta di complicità e suoni che presto fece nascere un sodalizio che dopo più di venti anni continua a dare i suoi frutti.

Chi è Bans e chi Diavi?

Io sono Diavi ed è uno pseudonimo nato così, in un ufficio di un’azienda aeronautica presso la quale lavoravo. Un giorno mi fecero firmare un foglio di permesso e su questo foglio c’era questa sigla Diavi. Stavo cercando appunto un diminutivo e lo trovai adatto.

Poi la storia vuole che gli Audio Due incontrino sul loro cammino Mina, una pietra miliare della nostra discografia.
Lei capì subito che c’era qualcosa di noi che le piaceva, non una semplice somiglianza vocale.

E così fa suoi tre pezzi bellissimi come Neve, Si che non sei tu e Raso, per lanciare il duo ad un pubblico più vasto. Improvvisamente accade tutto in un giorno. Ma non c’è il rischio di essere travolti dal successo?
È la musica. La magia della musica. Ed io ho sempre scritto quello che mi andava di scrivere proprio per non essere troppo dentro certi meccanismi del mestiere. Perché l’arte è pura. E dopo Mina avevamo un ruolo ben preciso, anche più difficile da sostenere, ma ho comunque creato la mia musica senza snaturarla troppo. Perché per stare dietro alla forma rischi di diventarne solo il testimonial e poi non riconoscerla più come tua.

Parli di Magia della Musica. Tu dove la trovi quando la cerchi? 

Io non la cerco è lei che arriva. Ed è fondamentale nella mia vita più oggi che quindici anni fa. C’e la stessa passione ma con la maturità che serve per gestirla. E c’è una profonda ricerca dell’originalità per non ricalcare note commerciali. Pur cercando di darle quella fruibilità melodica, che non significa necessariamente orecchiabilità di un pezzo, che serve  perché un pezzo sia completo.

A distanza di tre anni da Acquatiche Trasparenze, tra l’altro il primo album interamente autoprodotto, uscite con MogolAudiodue. In cui Mogol firma ogni pezzo.

La cosa è andata così: Mogol era scettico. Era rimasto agli Audio degli inizi senza mai aver approfondito davvero la nostra crescita musicale. Aveva ascoltato Acqua e Sale, scritta per Mina-Celentano e gli era piaciuta ma non era proprio convinto. Poi ha ricevuto il nostro provino in finto inglese ed ascoltandolo si è lasciato trasportare dalla melodia. Ha cominciato a scrivere i pezzi sulle note. Perché Mogol crea per impulso, converte l’atmosfera che gli arriva e pretende poi che non gli si cambi l’anima. L’arrangiamento deve rimanere come tu gliel’hai proposto. Poi però si è ricreduto su di noi.

Dal premio Rino Gaetano come miglior autori italiani, al Venice Music Award come migliore originalità del progetto, a…

È un anteprima… comunque saremo al Teatro San Nazzaro di Napoli per un riconoscimento voluto dall’Associazione “I colori di Napoli” che ci consegneranno un premio dedicato alla musica di qualità esportata dagli artisti italiani.

Il pezzo che di più ha segnato qualcosa nella tua carriera musicale, quello a cui sei più legato?

È un dolce suono che io ho di te, tu che te ne vai. E’ una canzone personale…

E un frammento della tua vita musicale?

Mah, se frammento lo si può definire, io spenderei due parole che riguardano il momento in cui Mina fece sì che io riuscissi a trasformare la grande passione per la musica in quella che poi è divenuta una vera e propria professione e per questo la ringrazierò’ sempre! Una sua telefonata, una semplice telefonata direttamente a casa mia per dirmi che le piaceva un mio pezzo, Neve, e d’improvviso 14 anni di vani tentativi sparsi qua e là per tutto il mondo discografico alla ricerca di un contratto che si potesse definire tale, si annullarono per lasciar posto a una importante, onorevole ed inaspettata collaborazione di lavoro. Detta a modo mio, si potrebbe dire “Tutto vene ‘a chi sape aspetta’!” Per intendere che se hai caparbietà e volontà di riuscire nella vita, molto probabilmente questo può accadere, ma pazienza, tanta pazienza. Ci si deve credere fino in fondo!

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