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David Troncarelli: “L’anima dell’uomo trova espressione immediata solo attraverso la narrazione”

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"L’anima dell’uomo trova espressione immediata solo ed esclusivamente attraverso la narrazione". David Troncarelli ci presenta così il sentimento che, a seguito di una lunga ricerca e costante maturazione, lo ha condotto per i sentieri della narrazione.

“L’anima dell’uomo trova espressione immediata solo ed esclusivamente attraverso la narrazione”. David Troncarelli ci presenta così il sentimento che, a seguito di una lunga ricerca e costante maturazione, lo ha condotto per i sentieri della narrazione. Studente di letterature comparate vede premiato il frutto della sua passione. In questi giorni, infatti, viene presentato il libro Nevermind. Storie e canzoni degli anni ‘90 (edizioni Fermento), una raccolta di 31 storie di cui David è uno degli autori.

Perché scrivi?

Scrivo da quando avevo 8 anni, credo che le parole, l’accostamento tra le parole sia una delle cose più importanti per l’umanità. La scrittura ed i romanzi sono il mezzo attraverso il quale l’uomo ha rappresentato se stesso e la storia che ci resta. Oltre la storiografia, che ci presenta solo una cronaca degli avvenimenti.

Come nasce un libro di racconti legati alla musica degli anni ’90?

Il libro nasce da un’idea di Marco Zarfati, autore già affermato con il romanzo Io ci sto. Zarfati ha deciso di portare avanti un lavoro dedicato alla musica degli anni ’90. Il trait d’union tra i vari racconti è la musica anche se non sempre in maniera esplicita. Non si tratta di narrazioni di canzoni in particolare, rappresentano piuttosto stati d’animo.

 

Parlaci del tuo racconto. Che tipo di storia vuole essere La foto della sabbia?

È una storia che intreccia due storie. La narrazione trae spunto da un fatto realmente accaduto, una foto che casualmente finisce tra le mani di una persona, da quest’evento ho cercato di creare una storia il più incredibile possibile. Ritengo che una storia valga la pena di essere raccontata per ciò che suggerisce. Narra del naufragio metaforico dei protagonisti Magda e Carlo. La canzone che è una voce della sua anima si chiama “the wretched”.

 

E l’altra storia?

L’altra storia  nasce dalla prima. Al ritrovamento della foto, Magda frastornata torna a casa, li si addormenta e sogna. In questo punto consiste l’attacco per l’altra storia, la storia della protagonista della foto, ambientata in Spagna. Questo racconto nel racconto è un’allegoria dei colori, del rosso e del blu che uniti portano al viola.

Non vuoi svelare oltre?

Lascio spazio alle interpretazioni, ritengo che conferiscano longevità ad un testo. Diciamo che è legata al mio impegno politico (David è un militante del PdCI) e alla mia passione per la cultura iberica, ho voluto inserire un tema civico nel racconto: la sconfitta dei Viola da parte del Nero…

Qual è il ruolo di The wretched?

La scelta della canzone era più comprensibile prima che il titolo fosse cambiato, comunque ha la funzione di spiegare gli accadimenti. Quando Magda sente quel senso d’angoscia, di vuoto e capisce che il movimento è la cosa che può aiutarla a ritrovarsi, tanto che decide di spostarsi, prendere la macchina e recarsi al mare, i versi della canzone compaiono.

Il rapporto tra voi autori era gia’saldo o vi siete conosciuti durante il lavoro? 

I racconti sono stati scritti singolarmente, io ad esempio non conosco direttamente gli altri autori, a parte Marco, ma una sostanziale unità tematica attraversa i racconti, scaturita dal sentimento che le canzoni hanno provocato in noi.

Parli di una sostanziale unità tematica. È un testo monotono, forse?

No, non si può definire un libro monotono, piuttosto monocromo. La musica degli anni ’90 è segnata da una forte tristezza, angoscia, che ha colpito molti artisti e non solo verso la fine del millennio. Questo ha segnato le opere di questi artisti ed attraverso quelle è stata trasmessa ai loro ascoltatori.

Cosa intendi dire quando parli di tristezza ed angoscia?

Parlo della sensazione della fine di qualcosa. Cobain può essere un esempio per spiegare quello che voglio dire. La famosa affermazione “Tutto è gia stato detto, tutto fatto” era sintomatica di quel malessere generale. I gruppi di quel periodo avevano 3 capisaldi: dolore esistenziale incolmabile; frustrazione dovuta all’impossibilità di comunicare perché “tutta la musica e’ stata suonata”; disperazione. In tanti hanno sentito quest’angoscia e per riempire il vuoto hanno sentito il bisogno di urlare. Per Cobain l’impossibilita di esprimersi significò l’impossibilita’ di vivere e dunque si tolse la vita.

Questo preambolo non sembra un invito alla lettura, non credi che queste tinte cupe mettano ansia e non invoglino il lettore ad acquistare e leggere il testo?

Credo invece l’opposto perché ritengo il libro è un inno alla vita. I Pearl Jam, infatti, mentre nel ’94 Kurt Cobain sceglie il suicidio, optano per la vita e fanno un album come Vitalogy, la rigenerazione attraverso il dolore della malattia.

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