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Sbadituf: “Uomini ideali non si nasce, si diventa!”

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"L’uomo ideale" è un divertente fumetto-test, ironicamente illustrato, a cui sottoporre tutti gli uomini, per scoprire quanto sono corrispondenti al profilo dell’UOMO IDEALE.

“L’uomo ideale” è un divertente fumetto-test, ironicamente illustrato, a cui sottoporre tutti gli uomini, per scoprire quanto sono corrispondenti al profilo dell’UOMO IDEALE. Il fumetto, pur essendo divertente, porta l’attenzione sul fenomeno della violenza domestica sulle donne. Un fenomeno trasversale, che interessa tutte le nazioni, tutti i ceti sociali, tutti gli ambienti. Il libro è l’ultima fatica di Simona Bassano Di Tufillo, in arte Sbadituf, autrice napoletana che già in “BURKA!” (Donzelli, 2007) e “STAR TRASH – sacchetti in mondovisione” (Lavieri, 2008) ha messo in strisce problemi politico-sociali del mondo contemporaneo. Un mezzo di svago, il tentacolare facebook, e un mezzo cosiddetto d’intrattenimento, il sottovalutato fumetto, ci hanno permesso anche di parlare di cose serie.

L’uomo ideale! Esiste?
E’ in fieri…Per parafrasare Simone De Beauvoir – donne non si nasce, si diventa – uomini ideali non si nasce, si diventa!

Il libro è anche un test, quali caratteristiche sono necessarie per risultare positivi?
Nel libro/test a fumetti ho realizzato 7 profili possibili, a seconda del punteggio raggiunto: si va da “Mostro degli Abissi” a “Uomo Ideale”. Sono profili semi-seri, pensati per divertire e nello stesso tempo informare, mettere la pulce nell’orecchio in merito alla grave problematica della violenza domestica sulle donne.  Infatti, “L’UOMO IDEALE” nasce su richiesta della Caritas Lucca, in collaborazione con il Museo Italiano del Fumetto e dell’Illustrazione, con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica in merito a questo problema poco conosciuto e estremamente diffuso, in maniera trasversale attraverso tutti i ceti sociali, tutte le nazioni, tutte le società.

Il test è rivolto solo agli uomini?
Agli uomini in primis, perché sono loro gli autori della violenza sulle donne. Ma si tratta di un progetto informativo, quindi è rivolto a tutti. E sono sicura che molte donne vi si sottoporranno, provando a rispondere nei panni del proprio uomo, per scoprire a quale profilo appartiene.

In che modo, quindi, il fumetto vuole essere dalla parte delle donne?
Portando alla luce quello che è omesso e oscurato. Pensa solo che il 93% delle violenze domestiche non viene denunciato; e la mortalità più alta in Europa, per le donne tra i 16 e i 50 anni, non è per incidenti stradali o malattie, ma a causa della violenza.

“Quando le donne stanno bene tutto il mondo sta meglio”, è una frase inserita in una delle tavole iniziali del testo. Per quale motivo, secondo lei, oggi è ancora necessario ricordarlo?
È una frase di Amartya Sen, economista indiano, Premio Nobel. Quindi, uno che di economia ne capisce… e, se ha detto questo, ci sarà da credergli: trattate bene le donne e migliora pure l’economia! Nonostante tutto, di fatto, le donne restano una minoranza (anche se ci sono più donne che uomini sulla Terra!) da tutelare in quanto oggetto di discriminazioni. Vorrei un Women Pride. Noi donne siamo meno scaltre di altri gruppi di minoranza quanto a comunicazione. E’ che abbiamo troppo da fare: lavoro, casa, famiglia… e chi ha tempo di fare pure le battaglie socio-politiche?

In uno dei suoi precedenti lavori, “BURKA!”, c’è comunque un’attenzione alle difficoltà del mondo femminile. Che legame c’è tra queste due opere?
“BURKA!”, edito da Donzelli e patrocinato da Amnesty International, è stato il mio primo libro a fumetti e ha, in qualche modo, segnato la mia strada di autrice “engagée”. “BURKA!” poneva domande mute attraverso i disegni, illustrando le oggettive difficoltà del velo più integrale che esista, ma senza giudicare. Con “L’UOMO IDEALE” continuo a fare domande, ma stavolta apertamente.

Anche in Star Trash, fumetto-inchiesta sul caso immondizia a Napoli, c’è una particolare attenzione a un tema politico-sociale. Secondo lei, l’arte ha il dovere di essere impegnata?
Assolutamente sì. Non esiste altra arte che l’arte utile, specialmente in un contesto come quello attuale, dove il sistema di potere mondiale porta all’annullamento e all’alienazione della volontà dei singoli. Per essere utile, l’arte deve puntare il dito, anzi i riflettori, sui problemi da risolvere, sulle ingiustizie, sui mali del mondo.

Una curiosità, guardando il suo curriculum c’è da restare a bocca aperta, ha sempre desiderato disegnare e scrivere fumetti? Come è nata questa passione?
In che senso a bocca aperta? Sì, sì, ho sempre disegnato, prima ancora di imparare a camminare già mi esprimevo a segnetti e scarabocchi. Il problema è che non ho più smesso…

Quali sono i suoi autori preferiti di fumetti? E, nel mondo artistico in generale, c’è qualcuno che la ispira in particolar modo?
Adoro gli autori americani, in particolare quelli che disegnano fumetti a strisce. Mi piace il fumetto sintetico, poche linee, poche vignette e poche sentite parole: Charles M. Schulz, Scott Adams, Jim Davis, Bill Watterson, ma anche Art Spiegelman, Matt Groening e fumettisti alternativi come Mary Fleener. Quanto al mondo dell’arte “alta” mi ispirano molto i graffitisti, gli artisti più seri e impegnati in circolazione: dall’inglese Banksy ai napoletani Cyop e Kaf.

…ah! Ma lei, l’uomo ideale, lo ha trovato?
….vari, ma poi per altruismo, li ho lasciati alle altre!

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