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Pinocchio. Dalla fiaba alla fiction

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"C’era una volta… Un re! – diranno subito i miei piccoli lettori. – No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno." Questo l’incipit di Pinocchio, la fiaba...

“C’era una volta… Un re! – diranno subito i miei piccoli lettori. – No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno.” Questo l’incipit di Pinocchio, la fiaba italiana più nota e amata in tutto il mondo. Narrazione che ritorna su Rai Uno in una megaproduzione di Lux Vide in collaborazione con Power (UK) per Rai Fiction con un cast eccezionale. A partire dalla regia di Alberto Sironi che si ispira alla versione del 1971 realizzata da Luigi Comencini e interpretata da Nino Manfredi.

Il Pinocchio di oggi – in onda domenica 1 e lunedì 2 novembre – è un ragazzino inglese, Robbie Kay, 14 anni. Nella miniserie, come in quella del passato, vengono utilizzati volti popolari come Bob Hoskins, Luciana Littizzetto, Margherita Buy, Violante Placido e Alessandro Gassman) e una location suggestiva (la regione del viterbese per Comencini, il borgo di Civita di Bagnoregio per Sironi), per dare nuova lettura al mito che non muore di Pinocchio e alle sue strette e rinnovabili somiglianze con l’epoca contemporanea. «Quella di Pinocchio è una fiaba intramontabile» ha affermato Ettore Bernabei, presidente di Lux Vide, «e la nostra fiction non è una ripetizione del film di Comencini perché affronta un pubblico molto diverso. La fiaba di Collodi è piena di realtà, che nei reality al contrario non esiste».

Il fascino immortale di una storia in grado di affascinare tanto i lettori italiani di fine Ottocento che gli spettatori televisivi dell’era contemporanea, e di passare attraverso trasposizioni e riletture differenti. Un Pinocchio che ha  lo sguardo incantato e curioso di un bambino che vuol scoprire “il mondo”, in un incrocio costante tra la fiaba e la vita. E poi c’è il male del secolo: l’illusione del guadagno facile, del denaro che si moltiplica se ci si affida a quei due fantastici broker che sono il Gatto e la Volpe, pronti a scappare con i soldi. Per non parlare del Paese dei Balocchi, la più grande delle illusioni, quella della vita facile, tutta divertimento e consolazione, dove non esiste il piacere della conquista perché tutto è dovuto, e dove, accanto all’ozio regna l’ignoranza.

Una sceneggiatura, scritta da Ivan Cotroneo e Carlo Mazzotta, moderna, solida, con un taglio particolare e scelte originali, che racconta l’infanzia, la crescita, scegliendo come chiave di lettura proprio la relazione  padre-figlio; una scrittura asciutta e senza forti sentimentalismi. Uno sguardo essenzialmente moderno, che rimanda ai padri single di oggi, alle prese con la crescita e l’educazione dei figli. Se da un lato è stata considerata la parabola di Geppetto e del suo diventare padre, dall’altro è stata inserito il processo della scrittura e la funzione del racconto introducendo il personaggio di Collodi nella narrazione (interpretato da Alessandro Gassman).

Molto forte è anche la componente femminile presente nella fiction. Una Fata Turchina molto giovane come Violante Placido, con una personalità più sbarazzina e meno materna di quella originale, «molto birichina e sexy» come ha affermato il regista. Gli sceneggiatori hanno, poi, disegnato un grillo parlante petulante, una voce della coscienza che Pinocchio continua a non ascoltare che ha le sembianze e le movenze di Luciana Littizzetto. Nel cast ancora: Margherita Buy (la Maestra, personaggio creato dagli sceneggiatori, non presente nel libro di Collodi), Thomas Sangster (Lucignolo), Maurizio Donadoni (Mangiafuoco), Bianca D’Amato (Elisa), Wenanty Nosul (l’editore), Joss Ackland (Mastrociliegia). C’è anche Massimo Ghini (solo voce).

Ci si rende conto che Pinocchio non è solo una fiaba ricca di realtà, come del resto tutta la grande finzione scenica, ma è la realtà, che non è ben diversa dai reality. Tocca le corde dell’umanità attraverso i secoli, è una straordinaria metafora della vita umana con riflessi attuali: come la questione del volersi arricchire, di desiderare il paese dei balocchi, l’illusione della vita senza sacrifici, per poi ridursi ad asinelli che tirano un carretto. Però finisce con una speranza, padre e figlio si ritrovano e ricominciano una vita luminosa insieme.

La fiction, pertanto, è in grado di offrire una intensa riflessione sul potere e la forza dell’immaginazione, sottolineando la centralità della fantasia e, al tempo stesso, ci suggerisce come nelle nostre quotidiane realtà possono accadere eventi magici, straordinari; dobbiamo solo essere capaci di vederli senza chiudere gli occhi. In fondo le fiabe esistono proprio per questo: per essere raccontate e per trovare ad ogni nuova lettura un senso ulteriore che le renda universali e immortali.

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