Il sogno dello spazio

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"Cosmonauta, mamma: gli astronauti sono gli americani!" corregge offeso il ragazzino comunista. Lui sogna di volare nello spazio, ma capitalista non vuole esserlo mai.

Cosmonauta, mamma: gli astronauti sono gli americani!” corregge offeso il ragazzino comunista. Lui sogna di volare nello spazio, ma capitalista non vuole esserlo mai. Siamo nell’Italia dei primi  anni ’60 e due fratelli, Arturo e Luciana, crescono senza padre nel quartiere romano del Trullo. Il film, opera prima della regista  Susanna Nicchiarelli, prodotto e distribuito dalla Fandango e presentato nella sezione Controcampo del festival di Venezia, è fresco e gustoso: sono buffi i giovani protagonisti, comunisti talmente convinti che la  bambina ribelle scappa dalla chiesa il giorno della prima comunione, con inevitabili lacrime della madre vedova.  Man mano che diventa grande e si apre al mondo, Luciana, adolescente bellicosa e spontanea, comincia a vergognarsi dell’inseparabile fratello, che soffre di epilessia e sembra non crescere mai.

 

Mentre russi e americani fanno a gara per raggiungere per primi lo spazio, la giovanissima donna lotta con tutta l’energia e la rabbia che ha in corpo per conquistarsi un posto nel mondo e, perché no, pure nel cuore del ragazzino di cui è invaghita. Luciana frequenta la sezione del PCI cui il padre ha dedicato la vita, ed è  lì che si svolgono le sue battaglie ed i primi approcci con l’altro sesso. Sempre fra quelle quattro mura la ragazza si scontra con il maschilismo che, nonostante gli illuminati proclami, impera anche in mezzo ai compagni. La sua condotta, considerata un po’ troppo spregiudicata, la emarginerà infatti per un periodo e la costringerà a rinunciare ad un viaggio a Mosca che aveva  ampiamente meritato per la brillante attività politica.

La pellicola, in cui recitano fra gli altri Claudia Pandolfi e Sergio Rubini, ha una sua originalità: è ambientata fra il ’57 e gli anni ’60 e sostiene temi politici, ma non affronta il ’68, tratta di adolescenti, però è lontana anni luce dalle tematiche mocciane. Qui i ragazzini, pur se confusi, sono “impegnati”, cercano di trovarsi uno spazio, non necessariamente i individualistico, in una società di cui riescono a sentirsi parte e che vogliono contribuire a plasmare. È interessante  anche la colonna sonora, che Max Casacci dei Subsonica ha messo insieme con cover di celebri canzoni dell’epoca. E, da ultimo, non va dimenticato il corto animato che, in stile Pixar,  dà avvio al film. Che si tenesse per i russi o per gli americani, doveva essere bello sognare lo spazio.

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