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La fiction: Flash Forward. Il destino fa paura

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Siamo sempre e comunque noi artefici del nostro destino? Siamo realmente liberi di scegliere? Oppure ogni cosa è predestinata?

Siamo sempre e comunque noi artefici del nostro destino? Siamo realmente liberi di scegliere? Oppure ogni cosa è predestinata? E se uno potesse vedere il proprio futuro, come si comporterebbe d’ora in avanti? Domande antiche che l’uomo si pone da sempre curioso di conoscere e ottenere anticipazioni del proprio futuro.

Interrogativi questi dai quali muove Flash Forward, la nuova serie televisiva che, dopo il debutto in America lo scorso 24 settembre (Abc), arriva in Italia il 5 ottobre sul canale Fox.

La storia, tratta dal romanzo di Robert J. Sawyer, parte con un blackout mondiale lungo 2 minuti e 17 secondi durante i quali tutti gli esseri umani perdono conoscenza e hanno una visione del proprio futuro. In questo breve tempo di “interruzione” si assisterà alla semidistruzione di Los Angeles: ci saranno un enorme incidente automobilistico, un elicottero che si schianterà contro un palazzo e un aereo che precipiterà in una strada principale della città. E come ciliegina sulla torta, ci sarà anche un autobus che affonda nel lago di un parco. Un evento che, per prima cosa, porta tutti nel caos: c’è chi non capisce cosa è accaduto, chi si spaventa per i drammatici sviluppi della propria vita, chi si lascia terrorizzare e mostra difficoltà a riprendere il controllo. E così in uno scenario da post Apocalisse tre agenti del Fbi decidono di indagare partendo proprio da quello che accadrà.

“Tu cosa hai visto?”: questa la domanda, l’incipit per capire quali strade sceglierà il loro destino. Guerre, carestie, gravidanze, tradimenti, gioie, dolori sono i tasselli del puzzle che l’agente Mark Benford (Joseph Fiennes) prova a mettere insieme.

“Solo perché abbiamo visto tutto questo non è detto che accada”, continua a ripetere Mark. È proprio la natura del suo flashforward che lo rende una figura centrale della serie, perché è intorno a lui che ruotano le indagini relative al fenomeno: visto che il suo futuro mostra che sarà lui a condurre le indagini, è a lui che viene affidato il compito. C’è, tra i protagonisti, anche chi, come Demetri Noh (John Cho) non ha visto nulla. Significa allora che tra sei mesi sarà morto?

Mark, poi, ha anche una moglie, Olivia (lSonya Walger), con la quale sembra avere o aver avuto dei problemi e che l’ha minacciato di lasciarlo nel caso dovesse tornare a bere e nel flashforward l’agente beveva, mentre la moglie si è vista accanto ad un altro uomo, di lì a sei mesi, un uomo che ancora non conosce. Per altri individui sarà soltanto un’incognita da scoprire poco a poco, per capire il proprio ruolo nell’immenso mosaico mondiale, richiamato proprio dal titolo dell’indagine condotta da Mark, mosaic.

Ed è proprio l’inevitabilità o meno di quanto visto, l’insistenza sui valori centrali della vita, su Dio e sul senso della libertà ad arricchire la serie. A più riprese, i protagonisti si interrogano sulla fatalità del destino, sulla bontà di Dio, sul significato delle loro azioni e dei loro comportamenti.

La serie, ideata da Brannon Braga (Star Trek: The Next Generation, Voyager e Enterprise) e David S. Goyer (Batman Begins, The Dark Knight), al suo debutto negli Stati Uniti è stata seguita da oltre 12 milioni di spettatori ed ha battuto persino il reality “Survivor”. Per stuzzicare la curiosità dei telespettatori, sul sito ufficiale della serie è stato creato Jointhemosaic.com, un webgame in cui ciascun utente può inserirsi e parlare dell’esperienza di visione di sei mesi del proprio futuro. L’attesa di critica e pubblico per il telefilm è così forte che molti paesi come Russia, Belgio, Australia, Irlanda hanno velocizzato le procedure di acquisto dei diritti per metterlo in onda. E, ben prima che la serie venga trasmessa, gli spoilers italiani già cominciano ad organizzarsi per discuterne in rete.

Da più parti si è sottolineata la vicinanza della fiction a “Lost”, considerata sua erede. Alcuni ritengono che la serie contenga alcuni spoiler proprio della sesta stagione di “Lost”. Nel pilot, sullo sfondo di una scena in cui sono coinvolti due dei protagonisti, compare un grande cartellone pubblicitario di una compagnia aerea: la Oceanic Airlines (la stessa di Lost). Il nocciolo della questione non è dunque la citazione lostiana, bensì lo slogan riportato dal cartellone, per la Oceanic: “Perfect Safety Record”. In realtà, come ha dichiarato Goyer: “a parte il fatto che la serie è molto cinematografica e ci sono molti personaggi, sono certo che quando il pubblico vedrà il primo episodio, i paragoni cesseranno di esistere”. Ed, in effetti, se “Lost” ha rivoluzionato il concetto di serie televisiva, “Flash Forward” vuole raccontare una storia molto ambiziosa, con molteplici livelli, colpi di scena ed eventi interessanti che accadono o si lasciano accadere.

Rispetto a “Lost”, poi, “FlashForward” investe esplicitamente sul taglio escatologico, dando vita ad un plot narrativo più ispirato. I personaggi, a loro volta, sono maggiormente credibili e moderni, oltre che magistralmente interpretati. La struttura narrativa, pur svolgendosi su piani temporali differenti, appare compatta e ritmata.

Ogni puntata, poi, lascia aperto un quesito non risolto, rilanciandolo di fatto a quella successiva. Per esempio, è sicuro che proprio tutte le persone nel mondo siano svenute durante quei due minuti? Ed è possibile modificare il corso del futuro una volta che lo si conosce? Probabilmente il 29 aprile 2010, data dell’ultima puntata della stagione, riusciremo ad avere una risposta ad alcuni o, forse, a tutti i dilemmi.

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