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Così parlò Sara Stridsberg

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A volte capita che il mondo si dimentichi volontariamente di qualcuno: una persona che ha fatto cose importanti, geniali, folli, ma giudicate troppo sconvenienti dalla maggior parte della gente...

A volte capita che il mondo si dimentichi volontariamente di qualcuno: una persona che ha fatto cose importanti, geniali, folli, ma giudicate troppo sconvenienti dalla maggior parte della gente e perciò indegne di passare alla storia. Cosa farne allora di questi scomodi personaggi? Basta rimuoverli dalla memoria dell’umanità, chiuderli in un cassetto e sperare che a nessuno venga voglia di ripescarli. Sara Stridsberg, giovane autrice svedese, sembra essere ossessionata da questi fantasmi della società: dopo aver raccontato nel suo esordio letterario “Happy Sally” l’impresa di Sally Bauer, prima donna scandinava ad attraversare a nuoto La Manica, si cimenta nel suo nuovo lavoro con un personaggio ben più complicato. Valerie Solanas è stata per milioni di americani un vero e proprio incubo: gli uomini la odiavano, le donne non la capivano e Andy Warhol ci ha quasi rimesso la vita dopo averla conosciuta. A vent’anni scrive lo SCUM manifesto ( Society for Cutting Up Man), testo femminista che scuote i ben pensanti. “In questa società la vita, nel migliore dei casi, è una noia sconfinata e nulla riguarda le donne: dunque, alle donne responsabili, civilmente impegnate e in cerca di emozioni sconvolgenti, non resta che rovesciare il governo, eliminare il sistema monetario, istituire l’automazione globale e distruggere il sesso maschile”. Inizia così l’opera più famosa di Valerie, il manifesto che vendeva personalmente nelle strade di New York: il prezzo? 25 centesimi per le donne, 50 per gli uomini. Una folle, una femminista squilibrata, che si divertiva a scarabocchiare le sue  idee arrabbiate e a rifilarle a ignari passanti. Ma Valerie Solanas ad un certo punto della sua vita, commise un errore gravissimo, si macchiò di una colpa incancellabile, che la fece diventare agli occhi dell’opinione pubblica una criminale. Se la prese con un uomo, un uomo potente e geniale, che l’intellighentia americana degli anni ‘60 venerava sopra ogni altra cosa: Andy Warhol. Il 3 giugno del 1968 sparò tre colpi di pistola contro il re della pop art, nell’atrio della Factory. Il motivo? Warhol le aveva promesso di produrre uno spettacolo teatrale tratto da una sua scrittura ,“Up your ass”, ma poi dall’alto del suo potere, l’aveva liquidata bruscamente senza neppure restituirle la sceneggiatura. Warhol non si riprese mai totalmente dall’incidente e Valerie morì di un infezione polmonare dopo anni passati tra prigione e manicomi. Il suo corpo fu ritrovato in una squallida stanza di un albergo, nell’aprile del 1988, e il mondo trasse un sospiro di sollievo. Un altro personaggio scomodo se n’era andato, e questa volta per sempre. Tutti l’avrebbero ricordata come la pazza che sparò a Andy Warhol e nessuno l’avrebbe rimpianta. Invece dopo anni passati nell’oblìo, Sara Stridsberg decide di raccontare la sua vita, rendendole un po’ di giustizia. “The dream faculty” è il riscatto sociale di Valerie Solanas, l’approvazione che non ha mai avuto, il fascino che non ha mai posseduto, la bellezza e la leggerezza che nessuno le ha mai attribuito. E Andy Warhol? E’un mito sì, ma in fondo un po’ ridicolo: metà uomo, metà donna, troppo divo, certamente egocentrico e contrario ad ogni tipo di arte che non fosse la sua. Così parlò Sara Stridsberg e a giudicare dalle vendite e dai premi vinti il mondo non si dimenticherà di lei tanto facilmente.

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