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Lo Zen delle panchine

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Che siano di legno e dotate di spalliera – marroni le più recenti, verdi e scrostate quelle della nostra infanzia – oppure si limitino a semplici banchi di marmo, le panchine, dove tutti almeno una volta ci siamo seduti ad ingannare qualche attesa, sono da sempre un luogo che ha ispirato pensieri e riflessioni.

Che siano di legno e dotate di spalliera – marroni le più recenti, verdi e scrostate quelle della nostra infanzia – oppure si limitino a semplici banchi di marmo, le panchine, dove tutti almeno una volta ci siamo seduti ad ingannare qualche attesa, sono da sempre un luogo che ha ispirato pensieri e riflessioni. Lo scrittore Beppe Sebaste, che ha abitato in varie città e di panchine deve averne frequentate tante, ha avuto l’originale idea di soffermarsi a ragionare non da una di esse, ma, per una volta, intorno alla panchina stessa.

Il libro “Panchine”, dall’indovinato sottotitolo “Come uscire dal mondo senza uscirne”,  è pubblicato da Contromano ed è stato presentato mercoledì 9 luglio alla Casa delle Letterature di Roma, con il conduttore radiofonico Marino Sinibaldi a discutere con l’autore.

“Se non si è anziani, donne incinte o con carrozzina, se si è maschi o femmine adulti, chi sta seduto su una panchina è poco raccomandabile. Nel migliore dei casi è un disoccupato, uno sfaccendato, vita di riserva da ignorare.

Per molti, che a stare seduti su una panchina provano imbarazzo, è l’immagine della provvisorietà, della precarietà, forse del declino. Stare in panchina, nel lessico attuale, è il contrario di scendere in campo. Ma la panchina è l’ultimo simbolo di qualcosa che non si compra, di un modo gratuito di trascorrere il tempo e di mostrarsi in pubblico, di abitare la città e lo spazio.”

Gli spunti di riflessione sono parecchi.

La panchina è un luogo fisico ma è pure un modo di relazionarsi con il tempo e quindi di stare al mondo. In panchina si gode del privilegio, che è un lusso gratuito, di poter perseguire l’otium e di imparare la lentezza.

La panchina è un luogo improduttivo e sottratto al consumo: su di essa al massimo leggiamo un libro o mangiamo un gelato. Anche per questo chi vi si siede è guardato con sospetto o, più facilmente, ignorato fino ad essere evitato.

Sulla panchina si parla poco e si osserva molto: è il luogo della meditazione visiva e delle epifanie. Se ci si accomoda con animo aperto si possono manifestare molte cose che comunemente i nostri occhi non hanno tempo, voglia, interesse di vedere e che per questo ci sembrano strane.

La panchina è un porto franco: la sua bellezza, il suo miracolo, è di essere un luogo appartato, ma dentro il mondo. Il mondo si vede, ma non ci avvolge e non ci coinvolge. Seduti su una panchina siamo “fuori”, padroni del tempo e spettatori della vita che passa.

La panchina è innanzitutto uno spazio pubblico: oggi se ne vedono così tante vuote perché l’esistenza si è privatizzata, si ha paura a condividere e non c’è più la vita di strada. A volte le stesse istituzioni intervengono a peggiorare la crisi delle panchine: per evitare che gli extracomunitari vi si riunissero il sindaco di Treviso arrivò a segarle, mentre i Triestini, di solito pacati, dovettero scendere in piazza contro il Comune, reo di aver rimosso le panchine dai giardini della città con l’intento di impedire ai barboni di sedercisi sotto Natale.

Chi avrebbe immaginato che un elemento di arredo urbano così semplice e scontato potesse rappresentare tante e tanto importanti cose insieme… l’oggetto fisico “panchina” è un interstizio metropolitano, una falla nel sistema del produci-e-consuma, un’obiezione alla proprietà privata.

Nel libro di Sebaste si mescolano ricordi personali di panchine vissute, lette sui libri, viste al cinema.

Scorrendone velocemente le pagine, con un sospiro di sollievo, noto che una delle mie panchina romane preferite non rientra fra quelle segnalate dall’autore: è in centro, in un luogo famoso ma non troppo, ha la spalliera ed è posta in disparte, con tutti i vantaggi del caso. Di certo è, inconsapevolmente, molto fotografata.

E la vostra? 

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