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Intelligence. Quando la fiction strizza l’occhio agli americani

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La prima puntata di "Intelligence – Servizi & Segreti", andata in onda lunedì scorso su Canale 5, ha ottenuto un ascolto medio di 6.940.000 telespettatori e il 27% di share

La prima puntata di “Intelligence – Servizi & Segreti”, andata in onda lunedì scorso su Canale 5, ha ottenuto un ascolto medio di 6.940.000 telespettatori e il 27% di share, con picchi di quasi 8 milioni, chiudendo la puntata al 34%. Un successo, senza ombra di dubbio.

Si tratta di “numeri straordinari”, che, se da un lato dimostrano come anche la tv italiana sia in grado di dar vita ad ottimi prodotti, dall’altro documentano le potenzialità notevoli della fiction nostrana, che ha sempre meno da invidiare a quella americana.

Un risultato al di sopra delle aspettative soprattutto considerato il tipo di prodotto narrativo messo in onda. Come ha dichiarato il produttore della TaoDue Pietro Valsecchi: “credo che con Intelligence, che è un passo avanti rispetto alla televisione che viene fatta generalmente sia dal punto di vista della regia che della location, di costi, di stuntmen, messa in scena, tono, racconto, abbiamo affrontato una sfida complessa e difficile. Però le sfide vanno fatte (…). Questa era la sfida che mi ero prefissato di fare e credo di averla vinta”.

Un genere lontano e distante dalle tipologie di serialità offerte al pubblico televisivo delle reti generaliste. Una serie vicina ai prototipi americani, dai più paragonata a “24”, tanto per intenderci. Ma che trova similarità anche con i classici James Bond o i moderni e audaci Tom Cruise e Matt Damon rispettivamente protagonisti delle saghe Mission Impossible e Bourne. Una fiction che mixa, con sapienza, spy-story, azione e suspense, ricca di colpi di scena e che non ha nulla da invidiare ai kolossal americani.  Essenzialmente per gli alti costi di produzione e realizzazione. La fiction, infatti, è costata 20 milioni di euro (cifra record per una fiction italiana) e ha sostenuto un investimento di risorse che ha portato l’intera produzione a lavorare in 320 location tra Europa, Asia e Africa, coordinare 5.000 comparse, 500 stuntmen.Una vera e propria rivoluzione rispetto ai canoni tradizionali della fiction italiana.

Protagonista della vicenda è Raoul Bova. L’attore interpreta Marco Tancredi un ex ufficiale dei Corpi Speciali dell’esercito che, per un errore di tattica nel corso di un’infiltrazione antiterrorismo, fa sterminare il proprio plotone da un gruppo di arabi. Porta a casa la pelle e all’aeroporto lo attende la moglie (Irene Ferri) che ha appena il tempo di annunciargli l’attesa di un figlio prima di essere uccisa durante una rapina. Per vendicarla finisce a indagare in un mondo, quello della sicurezza, in cui niente è come sembra.

Interessante e ben scritto anche il personaggio interpretato da Massimo Venturiello, al quale è stato affidato il ruolo di Carlo Fulgieri, capo del dipartimento anti terrorismo. Leader che sa dosare umanità e capacità direttive, in grado di appianare i conflitti interni, un uomo positivo che trasmette fiducia, forza e determinazione ai suoi uomini. Allo stesso tempo però Fulgieri è anche un uomo senza scrupoli, uno stratega e un affabulatore intenzionato a fare qualsiasi cosa pur di difendere lo Stato.

La regia è affidata a Alexis Sweet, che ha già collaborato con Valsecchi in “RIS – Delitti Imperfetti” e “Il capo dei capi”. Nel cast, sono presenti, tra gli altri, anche Ana Caterina Morariu, Dino Abbrescia, Salvatore Lazzaro, Vincent Riotta.

La prima puntata muove da un incipit lento, direi inaspettato, che sembra quasi deludere le aspettative e le intenzioni di narrativa forte, decisa, che deve stupire e affascinare. Successivamente il susseguirsi delle scene mostrano la famiglia, la storia d’amore, i personaggi e poi, ad un certo punto, ci si trova coinvolti in uno spettacolo adrenalinico con inseguimenti, sparatorie con tanto di fuga su auto rubata, offrendo ritmo e velocità abbastanza rare nella serialità di casa nostra. Non mancano i clichè così come il già visto che, però, non deludono su tutti i fronti e riescono a catturare l’attenzione.

Siamo ben consapevoli che una storia ha necessità di tempo per conquistare, coinvolgere e catturare. Per questo è prematuro dare un giudizio sulla trama. Ad una prima lettura appare come la fiction riesca a rompere alcuni schemi narrativi classici ed inflazionati, mostra coraggio ed incuriosisce.

Una fiction sola non può modificare il linguaggio; però se almeno una serie tv prova a sperimentare, ad intraprendere strade nuove introducendo, ad esempio, dinamiche di interattività dei new media digitali o ancora formando una nuova squadra di scrittori, si può ritenere che parte della sfida sia già vinta.

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