Condividi su facebook
Condividi su twitter

Donne di un altro mondo

di

Data

"Quando una donna avrà i suoi corsi e il sangue le fluirà dalla carne, la sua impurità durerà sette giorni; e chiunque la toccherà sarà impuro fino alla sera."

“Quando una donna avrà i suoi corsi e il sangue le fluirà dalla carne, la sua impurità durerà sette giorni; e chiunque la toccherà sarà impuro fino alla sera.”

Levitico 15:19 – 30

 

Escort, amanti, amiche: ultimamente non si può certo dire che in Italia la figura femminile viva il suo momento di maggior fulgore. Le donne che assurgono agli onori (e agli oneri) della cronaca non lo fanno per meriti propri ma perché illuminate dal riflesso della notorietà dell’uomo giusto, opportunamente usato dopo che da lui sono  state usate.

In Nord Europa funziona diversamente e sempre più spesso sono le donne che pare non abbiano più tutto questo bisogno di un uomo al proprio fianco. Da questo pensiero ha preso spunto l’artista svedese Alexandra Unger che, nelle opere che espone in questi giorni a Roma, sviluppa il tema della volatilità dell’uomo e della forte solitudine della donna, capace di svolgere più ruoli e funzioni, attaccata com’è alla concretezza della realtà per lo spirito materno che le è innato. Nei quadri raccolti fino al 30 settembre alla Galleria Studio DR in via Brunetti 43, a due passi da piazza del Popolo, le figure femminili sono decorate con piume, simbolo di quel lato maschile assente in concreto, del quale si sono impossessate per sopravvivere nel quotidiano.

In Gran Bretagna, dove da 6 anni opera l’artista nata a Roma da genitori svedesi, le donne single con figli sono numerosissime: il tasso di divorzi è uno dei più elevati in Europa, è consentito l’IVF treatment che permette di far nascere bambini senza bisogno di un compagno, le gravidanze in età precoce sono una vera e propria piaga sociale (ogni mille neonati, 25 hanno una mamma con meno di 18 anni, un tasso cinque volte più alto che in Italia). Oltremanica i dibattiti sul ruolo dell’uomo in una società di questo tipo sono inevitabilmente accesi.

Alexandra, insieme con le altre cinque componenti del gruppo Hysterical Women, formatosi di recente proprio a Londra e che a Roma propone la sua seconda uscita, analizza invece la donna che, costretta da necessità, ha dovuto integrare in sé proprietà maschili, tanto da quasi assumere l’aspetto di un mutante.

Come lei, le altre artiste del gruppo affrontano il tema femminile: lo stesso nome dell’associazione è un’ironica denuncia di un modo limitato e limitante di percepire il gentil sesso, secondo il quale ogni disturbo fisico o psicologico non facilmente identificabile andrebbe ricondotto all’isteria, presunta malattia tipicamente femminile ascrivibile a donne sessualmente insoddisfatte.

Le ragazze che collaborano con Alexandra, dando vita ad un gruppo artisticamente e culturalmente assortito, sono la svedese Anna Lewenhaupt, la greca Elizabeth Klanga, la colombiana Marcela Iriarte, Maya Berthou e Lucya Blu’, per metà brasiliana. Isteriche o meno, sono tutte donne che, senza servirsi di un uomo, hanno dato libero sfogo alla propria creatività e al personale talento di cui dispongono. In Italia, di questi tempi, non è poco.

“Eggs”, 2009, photgraph, di Lucya Blu’
“Untitled”, 59.4 x 42 cm, 2008, photographic digital C-print, di Elizabeth Klanga
“Leda not needing the Swan”, 45 x 56 cm, 2009, ink and feathers on Indian handmade cotton paper, di Alexandra Unger
“Nightmarish Fever”, 90 x 70 cm, 2009, collograph, di Maya Berthou
“Untitled II”, 30 x 40 cm, collage on canvas, 2009, di Marcela Iriarte
“Darlene on bed”, 120 x 80 cm, 2009, mixed media on canvas, di Anna Lewenhaupt

 

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'