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Pranzo di Ferragosto (Lezioni di vecchiaia)

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Al mio collega Roberto, aspirante scrittore, sarebbe potuta facilmente capitare un’esperienza simile: sarà per l’aria rassicurante e lo spirito ironico che diverte sempre, ma lui attira le "vecchiette" come...

Al mio collega Roberto, aspirante scrittore, sarebbe potuta facilmente capitare un’esperienza simile: sarà per l’aria rassicurante e lo spirito ironico che diverte sempre, ma lui attira le “vecchiette” come una calamita il ferro. Poi, tutte le volte, Roberto ci delizia le pause-caffè con racconti buffi, al limite del surreale, su questi suoi incontri dai quali esce sempre stupito e compiaciuto per le nuove storie che gli vengono donate.

Quando ho visto Pranzo di Ferragosto, il primo film di Gianni di Gregorio (sceneggiatore di Matteo Garrone, che qui lo produce) premiato da critica e pubblico all’ultimo Festival di Venezia, non ho potuto non pensare che, al posto dell’ottimo protagonista maschile (lo stesso autore e regista) anche Roberto non avrebbe certo sfigurato.

E sicuramente sarebbe stato felice di partecipare a un simile pranzo di mezza estate in una Roma semideserta, perché le quattro signore, ospiti e commensali, sono uno spasso. Simpatiche, interessanti, piene di energia, di esperienze e di voglia di vivere e comunicare, le vecchiette che tanti spesso scansano annoiati hanno invece molto da dire.

Il film, che trae spunto dall’esperienza personale del regista, si apre con madre e figlio che vivono da soli in un appartamento nel centro di Roma dall’atmosfera un po’ decadente: si capisce subito che  faticano a tirare avanti ma che comunque hanno conosciuto tempi migliore. Gianni, avvocato celibe e dal bicchiere facile, che non esercita la professione per occuparsi dell’anziana mamma cui è legatissimo, nel bel mezzo dell’afa estiva riceve la visita del suo amministratore di condomino. Questi gli propone l’estinzione di tutte i debiti arretrati in cambio di un favore: ospitare la madre per la notte e il successivo pranzo di Ferragosto in modo che lui possa partire in tranquillità per le vacanze. Ad accordo accettato, l’amministratore si presenta però con una seconda anziana, sua zia, e convince Gianni a occuparsi pure di lei versandogli del denaro. Suo malgrado, il protagonista si trova costretto a dare asilo anche a una terza nonnina, quando l’amico medico gli chiede di potergli affidare la madre per non lasciarla sola durante il turno di notte.

In questo ritrovo di vecchiette, ognuna con il proprio particolare carattere e le personali abitudini consolidate dagli anni, Di Gregorio si cuce addosso quasi soltanto un ruolo di raccordo: i desideri, i vizi, i capricci, gli egoismi e le virtù delle mature signore muovono il film e ne disegnano il ritmo.

Le star di Pranzo di Ferragosto – tutte attrici non professioniste – sono Valeria de Franciscis Bendoni (93 anni), che nel film interpreta la madre di Gianni e che al Fleming, quartiere dove vive, era già per molti soltanto “la Contessa” per via dell’indiscutibile portamento regale, Marina Cacciotti (84 anni) e Maria Calì (87), rispettivamente madre e zia dell’amministratore di condominio, entrambe incontrate e scelte dal regista in un centro anziani, e, infine, la dolce Grazia Cesarini Sforza, novantenne di Assisi, nella pellicola madre del medico, che, nella vita, ha da poco scritto un libro sulla vecchiaia, per il quale sta cercando un editore.

Fra una risata e l’altra, gli spettatori in sala (fra i quali non mancherà di certo il mio collega Roberto) finiscono con lo scoprire quanto l’età matura, come ogni esperienza della vita, se presa con spirito e condivisa con empatia, poi tanta paura magari non fa. Pranzo di Ferragosto è, anche per questo, un piccolo, prezioso film da non perdere assolutamente.

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