La fiction: Dimmi una bugia… e ti dirò chi sei

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Nella nostra rubrica abbiamo già parlato di serie che affrontano i meccanismi e i misteri della nostra mente. Lunedì 7 settembre alle ore 21,10 su Fox (canale 110) debutta...

Nella nostra rubrica abbiamo già parlato di serie che affrontano i meccanismi e i misteri della nostra mente. Lunedì 7 settembre alle ore 21,10 su Fox (canale 110) debutta Lie to me, serie che narra la storia di un gruppo di persone specializzate nello studio delle microespressioni e del linguaggio corporeo in generale utili per rilevare le bugie e gli individui che mentono.

Protagonista della serie è il Dottor Cal Lightman, interpretato da Tim Roth, che dopo aver passato la propria vita a studiare le microespressioni umane, è in grado di individuare con grande abilità quando una persona mente.

Malinconico e sicuro di sé, Cal Lightman è senza dubbio un personaggio accattivante anche grazie alla straordinaria interpretazione del candidato all’Oscar Tim Roth, apparso in pellicole come Pulp Fiction, Le iene e L’incredibile Hulk e qui alla sua prima esperienza di fiction. Una macchina della verità in carne e ossa, un detective supremo con capacità mentali in grado di irretire e smascherare chiunque, uno psichiatra capace di essere il cardine di storie umane avvincenti. In pochi secondi dai riflessi involontari del corpo, del volto o della voce riesce a svelare bugie o falsità. Un’abilità che, nel corso della fiction, verrà messa al servizio di chiunque avrà bisogno del suo aiuto. Questi dirige un’agenzia privata, la Lightman Group, che offre consulenze a FBI, polizia, studi legali, aziende o privati cittadini impegnati nella ricerca della verità. Davanti a lui siamo come nudi, ma grazie a lui forse possiamo imparare anche noi qualcosa per capire meglio chi ci sta intorno. “In un sorriso finto non ci sono grinze intorno agli occhi”, “gli uomini hanno del tessuto erettile sul naso: prude quando si nasconde qualcosa” o ancora “sopracciglia sollevate indicano che si conosce la risposta alla domanda che si sta ponendo”: queste sono solo alcune delle lezioni di Cal.

La storia prende spunto dalla vita reale di Paul Ekman, studioso del comportamento umano, e nelle intenzioni del network dovrebbe interessare il pubblico di “Dr. House” – per il protagonista – e “24″ – per l’azione -; il pilot inoltre, testato su un pubblico campione (focus group), è risultato uno dei più graditi in assoluto. Il presidente della sezione intrattenimento di Fox, Kevin Reilly, ritiene che la serie “abbia un potenziale commerciale tale da poter diventare un marchio che possa raccontare storie per 5-6 stagioni, mentre creativamente ha un’integrità realistica ed un aggancio nuovo difficilmente raggiungibili in un crime show”.

Tim Roth viene aiutato da una squadra di professionisti del settore: Kelli Williams nei panni della Dottoressa Gillian Foster, collega quasi a pari livello di Cal e sua intima amica; Eli Loker, un talentuoso ragazzo nella lettura delle persone che mette in pratica lo stile dell’onestà radicale con tutti i suoi amici e colleghi. Con il passare del tempo si aggiungerà a Lightman anche l’Agente Ria Torres, un talento naturale nella lettura delle microespressioni e futura allieva del Dottor Cal.

Dal punto di vista della scrittura, la serie presenta ogni episodio chiuso in sé senza prevedere lo sviluppo di quella story line orizzontale (tipica di altre serie) che attraversa tutti gli episodi. Pertanto, la si può vedere in ordine casuale senza perdere eventi importanti. Se però, inizialmente, questo può sembrare un elemento negativo, in seguito si rivela interessante incanalando tutta l’attenzione e la curiosità dello spettatore sui casi affrontati e sulla particolare personalità del dottore.

Altro punto di forza della serie è la realisticità e coerenza con il quale tutto viene costruito. Roth non si limita solo a spiegare le sue teorie ma porta alla luce le numerose prove che comprovano le sue idee. Le microespressioni, riprodotte esplicitamente, vengono esaminate e messe a confronto con alcuni esempi del medesimo sentimento su personaggi conosciuti (vengono sopratutto considerate situazioni di pubblico interesse, con personaggi legati a scandali o momenti di alto impatto emotivo e mediatico).

Samuel Baum, ideatore della serie, si preoccupa di curare in maniera maniacale i dettagli e le location offrendo agli spettatori la struttura tipica della serie poliziesca con due tracce narrative di tipo differente: l’una propria del giallo classico, l’altra più legata all’attualità e alla sfera umana. Una sceneggiatura che, se non del tutto sostenuta dall’originalità, lavora su caratteri, sfumature, sul carisma di personaggi e sulla natura metalinguistica dei dialoghi in cui, come Cal con le sue vittime, s’instaura un gioco quasi ipnotico di persuasione e convincimento che risulta alla fine vincente.

Tutti mentono. Lo dice il Dr. House in campo medico; lo sostengono gli investigatori di C.S.I in ambito criminale. Che si tratti di fidanzati, amici, mogli o amanti, non importa quanto siano abili a mentire: come dice Lightman, “la verità è scritta sulle loro facce”. E, se nella vita reale è ancora difficile smascherare un bugiardo, grazie a Cal sarà possibile farlo nel mondo parallelo della fiction.

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