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L’Atmosfera dei Transmission fa rivivere i Joy Division

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Non accade poi così spesso di trovarsi quasi per caso ad assistere a un gran bel concerto.

Non accade poi così spesso di trovarsi quasi per caso ad assistere a un gran bel concerto. Di quelli dove la qualità della musica è evidente, il suono netto e tagliente e dove l’energia pervade l’aria, pur trattandosi di musica che è intensa, talmente intensa da non permettere incursioni di stati d’animo diversi dalla tensione emotiva.

L’11 luglio hanno suonato a Roma i Transmission, la cover band ufficiale inglese dei Joy Division.

Quattro i componenti: Colin, Josh, Paul e Chris. Birmingham la loro provenienza. Impossibile riuscire a trovare informazioni sui loro cognomi, né sul sito www.transmissionlive.com, né sul loro myspace: www.myspace.com/transmissionlive.com. Ma il modo in cui suonano è da veri professionisti ed è impossibile non sentire le pulsazioni di quella che è l’icona dei Joy Division, la raffigurazione delle onde sonore di una stella, stampata su molte magliette e presente come sfondo del palco.

Si potrebbe storcere il naso, certo, verso le cover band, visto che sono spesso semplici imitazioni dell’originale, a volte mal riuscite. Ma di fronte ai Transmission si cambia idea. Anche perché riescono a far vivere le canzoni di un gruppo che è diventato leggendario, del quale però si sente raramente parlare. Il mito è di certo stato creato dal cantante e autore dei testi Ian Curtis, morto suicida a soli 23 anni e dal paricolarissimo suono di un gruppo che ha superato il punk, il glam rock e si è innestato nel più buio periodo tatcheriano inglese, con una autorevolezza e una serietà lontanissime dallo star system e da un approccio spettacolare alla musica, con suoni cupi definiti dark ma che non hanno trovato successori in termini di compattezza musicale e di poetica. L’anno scorso si è parlato un po’ di più dei Joy Division, è stato l’anno in cui sono stati rimasterizzati i loro due unici dischi in studio, Unknown Pleasures e Closer e in cui il film Control di Anton Corbijn, del 2007, definito dal Guardian il miglior film dell’anno, dopo aver fatto incetta di prestigiosi premi, è stato proiettato nelle sale italiane, con un successo di critica inferiore all’attenzione della stampa internazionale.

Di sicuro un film difficile, ma girato e interpretato magnificamente e che racconta lo spegnersi progressivo di una vita dedita alla musica, alla scrittura e al sogno di fuga da una realtà grigia e opprimente, dalla vergogna dell’epilessia, dai sensi di colpa del tradimento, tutto raccontato senza indulgenza né facili scorciatoie nei testi di Ian Curtis.

A Roma i Transmission hanno suonato al Big Bang, locale di Testaccio, ex Zoobar, dove si è sempre ascoltata musica new wave e dark. Gli organizzatori del locale, alla domanda su come avessero fatto a portare a Roma i Transmission, hanno risposto con un logico: glielo abbiamo chiesto, spiegando che il gruppo è in tour in tutto il Regno Unito e trattenendo a stento la loro contentezza per la altissima qualità del concerto. Concerto reso piacevole anche dalla presenza di appassionati, estaticamente in visibilio e con attimi ludici in cui un gruppetto che si potrebbe definire “goth” con capelli cotonati e antigravitazionali e tenuta rigorosa in nero totale, si scalmanava sotto il palco, quasi attirando una maggiore attenzione rispetto all’esibizione del gruppo, sobrio e semplice negli atteggiamenti e nel modo di vestire e concentrato non certo su un’auto esibizione ma sul suono e restituendo quell’energia stellare e vorticosa dei Joy Division in bilico in una luce trattenuta nell’attimo prima essere inglobata nella materia oscura.

E così, dopo il ritmo sincopato di She’s lost Control fino ad Atmosphere, epica e suonata come fosse un inno magnificente, non si poteva fare a meno di porgere qualche domanda a un gruppo che ha destato curiosità e ammirazione.

Quando e come è nata la band?
Quattro anni fa con un gruppo di amici, tutti innamorati della musica dei Joy Division.

C’è una doppia anima nella voce, come vengono scelte le canzoni da cantare?

Abbiamo due cantanti che si avvicendano, non vogliamo avere un Ian Curtis, crediamo che non sarebbe giusto. 

 

Al concerto c’era un gruppo nutrito di “goth”, che facevano parecchio casino sotto il palco. Vi piace questo tipo di atteggiamento o preferite un’altra attitudine in chi vi ascolta, più calma?

Non abbiamo problemi. E’ un modo in cui loro sentono la musica, va bene.

Chi sono in genere le persone che vi seguono? Solo fan dei Joy Division?
Un miscuglio, dai 16 ai 60 anni.

Oltre ai Joy Division chi ascoltate?

Davvero un misto, da dove iniziare? Beh, da Judy Garland ai Wall of Voodoo.

Qual è il progetto del gruppo? Suonate anche canzoni vostre?

Alcuni componenti del gruppo suonano in altre band e scrivono materiale originale.

Cosa pensate della musica gratis e di myspace?

Myspace ha reso la musica più facile per i gruppi ed è un grande strumento promozionale.

Perché, dopo i Joy Division, nessun altro gruppo ha raggiunto lo stesso eccellente livello musicale e di scrittura dei testi?

Penso che ci siano stati grandi gruppi dopo i Joy Division, sia nella scrittura dei testi sia musicalmente. Gli Smiths sono i primi che mi vengono in mente.

Cosa vorreste ottenere con la vostra musica?

Portare i Joy Division alle masse.

Quale pensate che sia l’elemento principale che hanno i Joy Division e che nessun altro gruppo ha avuto dopo di loro?

Allora i Joy Division avevano un grande produttore, Martin Hannet e canzoni con le quali ci si poteva davvero relazionare. Onestà.

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