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Baby star da Mumbay a Hollywood

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Dalle baracche di Mumbai ad un appartamento di 25 metri quadri. Sembrerebbe l’ultimo atto, a lieto di fine, di una favola...
© REUTERS Lucas Jackson

Dalle baracche di Mumbai ad un appartamento di 25 metri quadri. Sembrerebbe l’ultimo atto, a lieto di fine, di una favola: la favola amara di Azharuddin Ismail, detto Azhar, e  della sua compagna Rubina Ali, protagonisti del film di Danny Boyle “The millionaire”, che si è aggiudicato lo scorso anno 8 oscar. Passati dalla bidonville indiana al tappeto rosso di Hollywood, sono tornati  a Mumbai, a giocare sotto il sole che brucia,  cercando nuove opportunità nel cinema. La più grande industria cinematografica del mondo infatti è qui, in India, e gli interessi sono sempre più alti. Le speculazioni e gli scandali non hanno risparmiato neppure Azhar e Rubina. Prima le accuse dei genitori delle baby-stars contro il regista inglese, reo di non aver dato abbastanza soldi ai piccoli attori per le loro performances: solo 1800 euro, serviti a comprare un televisore, dei vestiti, qualche gioiello e delle galline. Poi le accuse del giornale inglese “News of the world” contro il padre della piccola Rubina, disposto a vendere la figlia ad uno sceicco: una montatura, una trappola organizzata da un giornalista, che si è travestito da milionario generoso, disposto ad aiutare la famiglia di un povero carpentiere. Polemiche, accuse, litigi: tutto ciò per produrre altro denaro, per parlare ancora dei bambini di Bollywood, per permettere ad agenti, industriali, registi e genitori di guadagnare ancora di più. Forse tutte menzogne: Boyle, oltre al salario, avrebbe dato alle baby stars un conto vincolato, la possibilità di studiare e un appartamento a Mumbai, con tanto di elettricità e acqua corrente. Il futuro di questi bambini è ancora incerto: c’è chi dice che bisogna battere il ferro finché è caldo, sperando che possano nascere altre due stelle come  Aishwarya Ray e Salman Khan. Nel frattempo si accontentano di qualche spot pubblicitario e dell’attenzione che i media non smettono di riservare all’intera vicenda. A fare chiarezza ci pensa Rubina, che a 9 anni appena compiuti ha già dato alle stampe un libro per placare le polemiche e raccontare la sua vita: l’infanzia, l’ascesa ad Holywood, le difficoltà del padre, carpentiere di 32 anni, che guadagna 4 euro al giorno. E poi le polemiche dei giornali: la bidonville distrutta, la possibilità di una nuova vita offerta dal deus ex machina Danny Boyle, la madre ritrovata, che davanti alle telecamere litiga con la  compagna del padre per riavere un posto nella vita della nuova star di Bollywood. La notizia del giorno è che Rubina, la piccola Rubina, che non conosce neppure la sua data di nascita, non lascerà la baracca, rimarrà con il padre, la compagna e i fratelli da poco ritrovati. Ma questo è solo l’ultimo atto di una storia che non ha nulla da invidiare alle migliori soap operas americane. Cosa accadrà veramente è ancora tutto da vedere. E’ Mumbai, ma sembra  Hollywood.

Anche in California il futuro è nelle baby stars e i produttori investono milioni di dollari per produrre film a basso costo, con protagonisti poco più che adolescenti: Miley Cyrus, Zac Efron, Demi Lovato, Vanessa Hudgens. Tutti provenienti dalla fabbrica Disney, che abbandonati Mickey Mouse e Donald Duck, punta da anni sulle baby stelline. Ma se i primi prototipi (Britney Spears, Christina Aguilera e Justin Timberlake) si sono rivelati troppo fragili per il business, i nuovi miti sembrano più aggressivi e perfettamente consapevoli del loro impatto mediatico. Non fingono più di essere innocenti ragazzine tutte casa e chiesa: cedono, come le vere dive, al fascino del nudo e delle foto artistiche, a volte con professionisti del calibro di Annie Leibovitz, a volte accontentandosi dell’autoscatto da pubblicare su Facebook. Si fanno vedere in giro con i loro fidanzatini, si lasciano tentare dai soldi e dalle lusinghe dei giornali di gossip. Si è gridato allo scandalo per le immagini lascive dell’allora 15enne Miley Cyrus sulle pagine di “Vanity Fair”. La Disney minacciò lo scioglimento del contratto ma tutto si risolse in perfetto stile hollywoodiano: Miley Cyrus ha fatto guadagnare all’azienda più di 85 milioni di dollari solo con il film “Hanna Montana”. La sua autobiografia “Miles to go” ha spiegato le contraddizioni di un personaggio tanto amato e tanto criticato: ebbene Miley ama i cartoni animati, crede nel matrimonio e nei sani principi impartiti dal padre Billy Ray nel ranch di famiglia, ma confessa di non aver perso neppure una puntata di “Sex & the City” e di non rinunciare alle esperienze che l’aiuteranno a crescere, foto scandalo comprese. E questo è bastato per mettere a tacere anche le ultime polemiche: Forbes l’ha inserita nella lista dei 20 personaggi under 25 più influenti del mondo. Prima di lei un’altra stellina pronta a decollare: Dakota Fanning, ex bambina prodigio de “La guerra dei mondi” di Spielberg. Oggi è un’attrice matura e contesa dalle majors: in grado, a soli 15 anni, di interpretare la rockstar Cherie Currie nel film sulla vita di Joan Jett. A seguire la piccola secchiona di Hogwarts, l’attrice Emma Watson, classe 1990: dopo aver interpretato Hermione Granger, sarà la testimonial di Chanel. Già icona di stile per milioni di ragazzine, non trascura lo studio e guadagna 4 milioni di dollari a film. Alla rivista “Parade” ha confessato di avere abbastanza soldi da potersi ritirare dal cinema. Ma, ha aggiunto, non lo farà mai perché ama troppo questo mondo.

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