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Parigi val bene una… fiction

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Una affronta casi giudiziari abbastanza spinosi, l’altra si addentra in misteri, scomparse e paranormale. Una mixa giallo e commedia, l’altra è un poliziesco-investigativo.

Una affronta casi giudiziari abbastanza spinosi, l’altra si addentra in misteri, scomparse e paranormale. Una mixa giallo e commedia, l’altra è un poliziesco-investigativo. Ma cosa hanno in comune? Essenzialmente la messa in onda e la nazionalità: sono trasmesse entrambe il martedì sera (Rai Uno e Canale 5) e sono francesi. Stiamo parlando di “Alice Nevers – Professione giudice” (il cui titolo originale è Alice Nevers, le juge est une femme) e “Mystere”, una co-produzione tra Francia, Belgio e Svizzera.
La serie, ambientata a Parigi, è stata lanciata dal canale francese TF1 nel 1993 con il titolo “Le juge est une femme” e aveva come protagonista il giudice donna Florence Larrieu, interpretata da Florence Pernel. Nel 2002 cambia il giudice che diventa Alice Nevers (Marine Delterme).
La protagonista è una donna moderna, non sposata ma molto corteggiata, e alcune schegge del suo passato riemergono nel corso della fiction e, così, si viene a sapere dell’esistenza di un padre e della nipote Manox e di alcuni fidanzati dell’università. Carattere forte e sensibilità innata in grado di comprendere appieno le situazioni. Questo il profilo di Alice. Ma altrettanto interessanti risultano gli altri personaggi della serie come Lucian Forette (Richaud Valls), il tenente Romance (Arnaud Binard) e Fred Marquand (Jean-Michel Tinivelli), all’apparenza un uomo rude e dai modi decisi, ma tutti e tre non insensibili al fascino inconfondibile del magistrato. C’è poi il leale cancelliere Lemonnier (Jean Dell), uomo colto e d’altri tempi, che fiancheggia il giudice nelle sue attività quotidiane e che spesso le offre importanti aiuti per le sue indagini.
Il taglio è quello di un poliziesco classico dove, grazie anche all’ironia sottile dei personaggi, alla loro caratterizzazione abbastanza definita  e alla credibilità delle storie, risalta il ritmo dinamico, veloce dei dialoghi e, nel complesso, della sceneggiatura.
Mystère è un poliziesco francese atipico che si avvicina molto al paranormale. La serie, in 12 episodi di 50 minuti l’uno, racconta la storia di Laure, ventisettenne studentessa di matematica, che decide di indagare sulla misteriosa scomparsa di sua madre con l’aiuto del suo fidanzato, il giovane avvocato Xavier. Frase topica del telefilm è “Noi dobbiamo ritrovarci”, la stessa che uno sconosciuto ripete ossessivamente alla protagonista. La vicenda ha inizio quando la protagonista, tornata in Provenza per affrontare il dolore della perdita della madre, scopre che il giorno della sua scomparsa si era verificato uno strano fenomeno: in un campo di mais le spighe piegate avevano disegnato una forma geometrica, dando vita ad un fenomeno apparentemente inspiegabile. Una volta trasferitasi, Laure dovrà affrontare una serie di sparizioni misteriose, fra cui quella del suo primo amore Christopher, ed accadimenti al limite della realtà, circondata da personaggi come il suo fratellastro François, di cui avverte l’ostilità, e suo padre, il generale Guillaume de Lestrade, un uomo severo ed intransigente.
Senza dubbio i cerchi nel campo, le spighe di grano sono già stati abbastanza abusati nella narrativa televisiva e cinematografica (si pensi al film “Signs”) si deve però sottolineare il ritratto intenso e variegato che viene dato ai personaggi. A partire da Laura, ragazza aperta e allegra, con molti progetti per il futuro. Molto sicura di sé, ha una risposta scientifica per tutto anche se appare traumatizzata da alcuni episodi del passato. E poi ancora François de Lestrade (Yann Sundberg), fratellastro maggiore di Laure, disciplinato e coraggioso anche se avverte una profonda inferiorità rispetto al padre. E, infine, Thierry Courcelles (Samuel Jouy), 25 anni, giovane misterioso che vive come un vagabondo. La sua grande statura, il suo sguardo strano, il suo aspetto bohemien e le sue affermazioni incomprensibili impressionano chiunque lo avvicini. Appare e scompare continuamente diventando l’incubo della Polizia che lo soprannomina “il fantasma”.
Questa breve analisi dimostra come il mercato seriale francese ha deciso, prima di altri paesi, di intraprendere la via della sperimentazione mantenendo la qualità della materia prima per rispondere alla incombente minaccia americana. Come emerge dall’ultimo Rapporto dell’Associazione per la promozione dell’audiovisivo (Apa), il rapporto tra serie televisive francesi e americane è di 13 contro 57, nell’ambito dei cento programmi più visiti dai telespettatori francesi nel 2008. Si pensi che nel 2005 la situazione era “inversa” con un rapporto di 56 fiction francesi contro 4 americane.
Apprezzabile, pertanto, il tentativo dell’industria seriale francese di muoversi verso modelli virtuosi innovando generi e formule narrative.

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