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Il realismo della fiction e il Paese irreale

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In una società che sembra aver dimenticato l’etica c’è ancora la televisione a farsi carico della moralità. O meglio di nuova moralità.

In una società che sembra aver dimenticato l’etica c’è ancora la televisione a farsi carico della moralità. O meglio di nuova moralità. Come quella di riconoscere e legittimare le coppie di fatto e le famiglie allargate, realtà oramai ben visibile che però il governo del Paese stenta a legalizzare.

Se pensiamo che le fiction più viste in questa stagione sposano tali modalità narrative, ci rendiamo di quanto le storie televisive siano profondamente immerse nella contemporaneità del sociale.

I Cesaroni, terza serie, interpretata da Claudio Amendola ed Elena Sofia Ricci, si è conclusa qualche settimana su Canale 5 sbancando gli ascolti (8 milioni 124 mila spettatori con il 30,70% di share per il primo episodio e 8 milioni 18 mila spettatori e il 40,22% per la seconda); Tutti pazzi per amore, prima serie, interpretata da Emilio Solfrizzi e Stefania Rocca, andata in onda su Raiuno fino al febbraio scorso, ha registrato una media del 23% con 5 milioni 525 mila spettatori fino ad arrivare al picco del 26,56%.

Due storie di «famiglie allargate», dove si confrontano con leggerezza i molteplici problemi della quotidianità. Giancarlo Scheri, direttore Fiction Mediaset, ha affermato che «I Cesaroni hanno definitivamente riportato in auge la commedia all’italiana. Si ride, si sorride, ci si commuove, si piange d’emozione. Stagione dopo stagione, puntata dopo puntata, sono diventati un vero evento televisivo, la punta massima di un genere, la fiction, di grande valore strategico per i palinsesti della tv generalista».

Eppure commentando il successo dell’ultima puntata, l’Avvenire si è lasciato andare a un secco giudizio sui contenuti e sul tono della serie. «In quel panorama di ‘famiglia allargata’ che già all’inizio della serie aveva alluso con qualche ambiguità al rapporto fra i fratellastri Marco ed Eva – dice l’Avvenire- [appare] tutto molto complicato, nel ritratto di società attuale cui l’intonazione teatrale e ridanciana del racconto offre una facile legittimazione: e tutto sottilmente inquietante, nel sovrapporsi di generazioni e di personaggi che della vita accolgono ogni suggerimento senza discriminare, definendo un relativismo che fa di ogni erba un fascio e si astiene da giudizi morali o da considerazioni di opportunità». In altre parole, la fiction si astiene da un giudizio morale e legittima tutto, grazie a una spruzzata di canzonatoria superficialità. Nello stesso articolo, poi, si mette a confronto questa con “Tutti pazzi per amore” affermando che «il dato comune a entrambe le fiction è quello di una confusione generalizzata fra “amore” e “amori”, di una legittimazione degli istinti e delle infatuazioni, di una indulgenza costante nei confronti delle suggestioni che una volta si chiamavano, con più aspra chiarezza, tentazioni».

Le tesi a favore, dicono che è un prodotto nazional-popolare, vivace, che raccoglie un pubblico trasversale, in grado di raccontare la contemporaneità con realismo e un pizzico di vis comica. Molte famiglie, soprattutto quelle allargate, si ritrovano nella fiction. I problemi con i figli, gli amori adolescenziali, tutto ricondurrebbe alla realtà odierna. Claudio Amendola, protagonista del family drama, ammette che «I Cesaroni rispettano il proprio ruolo, che è quello di rispecchiare la società in cui viviamo: basta dare un’occhiata al numero crescente di divorzi e di convivenze, alla formazione sempre più frequente delle cosiddette “coppie di fatto”, di quelle famiglie dove i figli dell’uno si incontrano e convivono pacificamente con quelli dell’altra… Il segno evidente del cambiamento dei tempi».  Del resto, la serie della Garbatella non insegue la realtà della cronaca, ma si limita a raccontare il paese che l’ha generata: un’Italia in cui gli affetti familiari sono la consolazione principale alle tante preoccupazioni.

Se volgiamo lo sguardo indietro ci rendiamo conto che la tv è sempre stata racconto della vita quotidiana e della famiglia nelle sue mille sfaccettature, dalla grande saga di Dino Risi E la vita continua, alla famiglia borghese di Virna Lisi di E non se ne vogliono andare, fino al Medico in famiglia, in cui il ruolo di madre non c’era e la casa era affidata a un nonno; all’allegra confusione dei Cesaroni alla serie family-canterina Tutti pazzi per amore.

I Cesaroni come Tutti pazzi per amore narrano di un mondo possibile alla ricerca di una verità contaminata da sporcature che tolgono quel velo d’ipocrisia con cui sinora era stata raccontata la famiglia italiana. Il successo di queste fiction si deve proprio alla capacità di riempire l’attuale vuoto di rappresentazione legittima e civile delle famiglie e delle relazioni familiari, seppur in maniera paradossale, attraverso situazioni sempre un pò sopra le righe, irreali, non vere, ma verosimili.

Mi suscita tenerezza l’idea che una fiction possa essere criticata per mancanza di etica. O dibattere tra fiction etiche e quelle immorali. E mi sorprende (ma non troppo) constatare che ancora una volta la televisione appare in sintonia con il Paese reale, facendosi carico di una questione morale. Una televisione molto più moderna e veloce delle istituzioni nel raccontare e riconoscere le nuove forme di convivenza. Le stesse istituzioni governative che, in un paese moderno e civile, dovrebbero anticipare le riforme e, in tal caso, rispondere a quel bisogno di riconoscimento e di legalità proveniente da più voci della società. Come la Spagna, ad esempio, che ha dimostrato che a guidare i processi di rinnovamento può essere e dev’essere la politica.

Non vorrei, care sentinelle della moralità, accorgermi che alla nostra Italia restano solo le fiction come specchio illusorio della modernità (che non c’è) del Paese.

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