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Idiotas di Eimuntas Nekrosius

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Villa Adriana (Tivoli) – 19 giugno 2009. Più di sei (6) ore, intervalli compresi, in lituano con i sottotitoli. Il grande Nekrosius si cimenta per la prima volta con Dostoevskij

Villa Adriana (Tivoli) – 19 giugno 2009. Più di sei (6) ore, intervalli compresi, in lituano con i sottotitoli. Il grande Nekrosius si cimenta per la prima volta con Dostoevskij, dopo aver fatto mirabilie e vinto premi in tutto il mondo con l’Hamlet di Shakespeare e l’Anna Karenina di Tolstoj.
Lo spettacolo è iniziato alle 20,15  ed è finito alle 2,30 circa.
Troppo?
Beh si trattava di mettere in scena l’Idiota, un miracolo letterario di strabiliante bellezza, con tutte le sue implicazioni sociali, filosofiche, religiose scaturite dalla mente del più grande indagatore dell’animo umano.
Una locomotiva erutta uno stralunato biondino dagli occhi cerulei nel ventre di una San Pietroburgo sospesa tra ambigui intrecci sentimentali e pulsioni ribelli. Il vecchio mondo che combatte l’arrivo dell’”uomo nuovo”. Che per Cernisevskij è l’uomo socialista, del fare, razionale e produttivo, creatore del proprio destino. Per il “tradizionalista” Dostoevskij invece è l’uomo che si appropria dei sentimenti più profondi della grande anima russa, che non può fare a meno dell’anelito religoso.
In questa congerie dunque appare il principe Myskin, l’uomo totalmente buono creato da Dostoevskij.
Il problema è che l’essere puro, il cristo è sempre uno straniero su questa terra imperfetta, corrotta. Il povero Principe svela tutte le ipocrisie e sotterfugi cui sono adusi gli uomini nella quotidianità, ma non può sopravvivervi. E dell’altro mondo la purezza.
In Myskin c’è la compassione nei confronti di Nastassja Filipovna, di Aglaja, perfino di Rogozin, ma non l’amore. L’amore implica un darsi totalizzante. Lui non può. L’amore è carne, passione, pianti, grida, felicità. Tutti sentimenti troppo forti per il principe alieno. Lui è avvolto da un’aurea celeste al di sopra delle umane miserie. Non gli resta che ritornarsene nel sanatorio svizzero, lontano dagli umani.
La resa scenica di tutto ciò è assolutamente parca, predominano il marrone scuro di due porte sospese attraverso le quali entrano in scena i personaggi ed il nero delle panche sulle quali si accomodano.
Non ci sono lunghi e pesanti monologhi, anzi tra i momenti più riusciti si possono tranquillamente individuare le scene corali. Il tutto scorre con leggerezza e riconcilia con i tempi della narrazione. C’è il tempo per lo spettatore di assaporare gli avvenimenti seguendo percorsi elaborativi antichi, forse fuori moda (oggi tutto deve essere fruito a ritmo di spot), ma sicuramente più appaganti.
Più che le parole poi sono i gesti sublimi e ostentati, le paturnie cerebrali, i tick reiterati degli straordinari attori del Meno Fortas Theater di Vilnius che muovono la trama.
La ribelle e straziata bellezza di Nastassja Filipovna (Elzbieta Latenaite), vero motore di tutti gli altri personaggi con la sua disperata ricerca di amore non conforme ai dettami del tempo. I rozzi tentativi di Rogozin di far sua completamente la donna senza riuscirci e quindi la furia omicida finale. La petulante e goffa corte che Aglaja finge di non fare al principe Myskin. Al riguardo Diana Gancevskaite è inarrivabile: non ce la faccio ad immaginarla nella vita reale. Lei è assolutamente Aglaja. Poi la tensione rabbiosa, parossistica di Gania che, impossibilitato a provare sentimenti nobili, finisce per perdere tutte le pretendenti. Infine il frastornato e inconcludente principe Myskin (Daumantas Ciunis) che si lascia scorrere le vite intorno senza incidere positivamente con la sua bontà. Anzi la sua presenza crea scompiglio, finchè viene travolto dalla propria inettitudine, costretto a lasciare il mondo degli “uomini” per rifugiarsi tra le montagne svizzere rincorso dal grido a più voci  “idiotas, idiotas, idiotas”.
Si esce dal teatro magari stravolti (sono pur le due e mezza di notte), ma felici di aver ritrovato i tempi dell’animo e assorbito grandi domande con leggerezza.
La bellezza può davvero salvare il mondo.

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