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Come distruggere un mito

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Può un libro rovinare la reputazione di un eroe? Possono qualche centinaio di pagine ottenere quello che un politico medio non riesce a fare in 20 anni di carriera?

Può un libro rovinare la reputazione di un eroe? Possono qualche centinaio di pagine ottenere quello che un politico medio non riesce a fare in 20 anni di carriera? “The Obama Nation” del commentatore repubblicano Jerome Corsi non solo fece vacillare il fascino del candidato democratico, ma condizionò il pubblico a tal punto da far rimontare McCain nei sondaggi. Le accuse? Il futuro presidente degli Stati Uniti sarebbe stato, secondo Corsi, un pericoloso estremista, con simpatie islamiche e con problemi di droga. Ma l’opinione pubblica, si sa, è volubile. E non restò colpita a lungo dai veleni repubblicani. Anche perché Obama non era la prima vittima di Corsi: anni prima spuntarono dalle sue pagine al vetriolo, accuse contro John Kerry, altro democratico in corsa per la Casa Bianca, e addirittura contro il mito americano per eccellenza, Martin Luther King. Distruggere gli eroi non è un bel lavoro, ma qualcuno deve pur farlo. Corsi sembra riuscirci bene, ma non abbastanza. Se Kerry è uscito di scena, Obama è diventato uno dei presidenti più amati della storia degli Stati Uniti, mentre Corsi è stato definito dalla stampa americana un “anti-islamico, anti-cattolico, omofobico”. Ma un best seller e un conto in banca cospicuo devono averlo ricompensato da tante malignità. Poteva andargli peggio. Poteva subire la stessa infelice sorte di Maurice Girodias, distruttore di miti non per professione, ma per caso. Dopo aver pubblicato gran parte della letteratura erotica del XX secolo e aver scommesso su autori come Henry Miller, Anaïs Nin e su storie come “Lolita”, il fondatore dell’Olympia Press, decise di scrivere un libro. Non un libro qualsiasi, su un uomo qualsiasi, ma sul personaggio “più ammirato d’America”: Henry Kissinger. Niente imprese eroiche, niente abilità strategiche o capacità politiche, solo la cruda verità. Via libera quindi al racconto delle sue scappatelle sessuali e delle sue torbide storielle. L’uomo che salvò la democrazia, il più amato dagli americani, è per Girodias solo un “farabutto, imperialista e retrogrado”. Accuse pesanti che non passarono inosservate: lo scandaloso Maurice fu invitato a lasciare gli Stati Uniti e il suo libro, non venne pubblicato da nessuna casa editrice. “Président Kissinger” rivide la luce solo nel 1997. E oggi, dopo varie peripezie, è di nuovo nelle librerie francesi. Distruggere un mito non è un’impresa facile, ma per fortuna qualcuno ogni tanto ci riesce.

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