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La fiction: Moana. Un mito senza tempo

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Poche volte accade che una fiction sollevi discussioni, polemiche e dibattiti molto tempo prima della sua messa in onda. In questo caso con in più una maledizione.

Poche volte accade che una fiction sollevi discussioni, polemiche e dibattiti molto tempo prima della sua messa in onda. In questo caso con in più una maledizione. Se pensiamo che poi argomento di questa fiction è la vita di Moana Pozzi, il giallo si complica ancora di più.

Ma stiamo ai fatti. Sky Cinema e Polivideo decidono di produrre una fiction sulla vita di Moana Pozzi da mandare in onda tra la fine del 2009 e l’inizio 2010. Chiamano alla regia Cristiano Bortone che dopo aver partecipato alla preparazione, scelto il cast e indirizzato gli attori viene licenziato dopo tre settimane di lavorazione. E così viene chiamato in sostituzione Alfredo Peyretti. Stando alla versione ufficiale Bortone non rispettava i piani di produzione. Al tempo stesso, appena giunto sul set Peyretti prova ad introdurre delle scene più hard e a puntare su un racconto più soft porno che di pura cronaca come era nel progetto iniziale. Intanto Boiretti annuncia un’azione legale che possa «bloccare la fiction. Quella fatta da Sky è infatti una scelta che mi scredita a livello professionale, immotivata e senza precedenti. Una decisione presa probabilmente perché qualcuno dev’essere stato assalito da dubbi, paure, incertezze. Oppure hanno deciso di dare il mio film a un altro professionista che viene da esperienze diverse e non sa nulla del lavoro fatto in tanti mesi. Forse al vertice dell’azienda avevano un’idea diversa».

La miniserie, divisa in due parti, racconterà gli esordi della pornodiva, gli spettacoli, la vita privata fino alla scomparsa. E così si ripercorrerà l’infanzia castigata dalle Orsoline, l’ascesa insolita da figlia della buona borghesia del Nord a stella di punta della società pornografica “Diva Futura” di Riccardo Schicchi (interpretato da Fausto Paradivino). E poi saranno narrate le amicizie con Ilona Staler (Giorgia Wurth), le relazioni presunte con molti politici di allora e il successo televisivo; la formazione del Partito dell’Amore fino all’epilogo provocato dal cancro che la uccise all’età di 33 anni, il 15 settembre 1994.

A dare volto e sensualità a questa icona sexy è Violante Placido che ha voluto questo ruolo con molta determinazione «perché inconsueto e fuori dagli schemi» e le avrebbe insegnato molto. Quella vissuta dalla Placido non è pura imitazione né una sintesi di una donna bella e trasgressiva come fissata nell’immaginario comune. Moana è un personaggio complesso, con le sue peculiarità caratteriali ed emozionali che esplora il mondo della sessualità in maniera profonda ma mai volgare. «Ho sempre creduto in questo progetto – ha dichiarato la protagonista – pensavo che girare un film su Moana Pozzi potesse aiutarmi nella mia crescita come donna. E così è stato. A parte le sue scelte estreme, nelle quali non tutti, me compresa, ci riconosciamo, Moana sapeva vivere per quello che era veramente, senza nascondersi».

Una grande attenzione è stata riservata alle location e ai costumi. La villa di Monte Mario che ospita le riprese rappresenta una fedele riproduzione dell’appartamento con piscina sul terrazzo, moquette rosa, colonne dorate, divani e souvenir della sua formazione cattolica. E si ritrovano i suoi abiti più famosi come quello a sirena di paillettes rosse indossato per l’intervita con Baudo e ancora le pellicce color verde, in voga negli anni 80.

Se l’ex regista ha intenzione di bloccare l’uscita della miniserie, la famiglia di Moana non dovrebbe opporre alcuna resistenza. «Moana non è soggetta a liberatoria, è un personaggio che appartiene a tutti», ha dichiarato il produttore Leonardo Breccia che mantiene i contatti con Riccardo Schicchi, con il marito Antonio Di Ciesco e la madre di Moana.

Non sappiamo dal punto di vista narrativo come sarà questa fiction.

Importante quando si racconta la storia di vita di un personaggio realmente esistito è mantenere curiosità e distacco. In tal caso non si può e non si deve tradire ciò che Moana ha rappresentato nel bene e nel male. Un inno assoluto alla libertà individuale, al diritto di esprimere ciò che si sente, al piacere di essere se stessi fino alla fine. Il pensiero di Moana, in fondo, si ritrova tutto in questa frase “Vivi come se dovessi morire domani. Ma pensa come se non dovessi morire mai”.

Disperazione immersa tra piacere e libertà.

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