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La fiction: Mental. Nel cuore della mente

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Come è possibile mescolare con sapienza e ingegno due generi, il medical e il mistery, che riscuotono sempre grande successo da parte del pubblico televisivo?

Come è possibile mescolare con sapienza e ingegno due generi, il medical e il mistery, che riscuotono sempre grande successo da parte del pubblico televisivo?

Mental, la nuova serie in onda il giovedì su Fox (canale 110 di Sky) e in contemporanea in altri 35 Paesi del mondo, ci prova e, in parte, ci riesce. Affrontando, poi, una branca della medicina poco presente nei serial contemporanei: la psichiatria. In America, Fox ha già mandato in onda il primo episodio ottenendo 5,8 milioni di spettatori.

La serie narra la storia di Jack Gallagher (Chris Vance), bello, simpatico e dinamico, in grado di penetrare nella mente dei suoi pazienti. Dopo aver viaggiato molto decide di accettare l’incarico come Direttore del Dipartimento di salute mentale del Worthon Memorial Hospital di Los Angeles. Questa nomina suscita invidie e gelosie da parte dei colleghi piuttosto abitudinari per quel che riguarda i metodi di guarigione. A partire da Carl Belle (Derek Webster), interessato alla stessa promozione di Jack e molto legato ai risvolti politici e sociali del suo ruolo. E come la psicologa Veronica Hayden Jones (Jacqueline McKenzie) invidiosa della sua nomina. A sostenere Jack, Nora Scott (Annabella Sciorra) l’affascinante direttrice dell’Ospedale, e sua ex fidanzata che, dopo aver combattuto e vinto contro il cancro, ha deciso di lasciarsi alle spalle il rigore da burocrate per cercare di dare una svolta al sistema.

Una serie nella quale la complessità della mente umana diventa protagonista. Sono rari gli uomini in grado di andare a fondo e di vincere sulle imperscrutabili sfumature che la caratterizzano. Mente e cuore che convivono nella narrazione e nei suoi protagonisti. Una scrittura veloce, rapida che permette, al tempo stesso, di vivere appieno le storie raccontate.  Il protagonista è un ottimista molto determinato che non vede i pazienti come persone con qualcosa che non funziona in loro, ma comprende che hanno uno stato mentale diverso dal suo. Non si limita a curare i pazienti. Giunge fino al cuore della  loro mente, si immedesima nei loro problemi e vive (o prova a vivere) i loro stessi sintomi per poter trovare la chiave migliore per guarirli. Solo condividendo il disagio è possibile muoversi verso la guarigione secondo la sua teoria.

I metodi, alle volte poco ortodossi, sembrano però funzionare nell’affrontare gravidanze isteriche, bambini con disturbi bipolari, anziani perseguitati da strani alieni e nell’approcciare nuove pratiche come la stimolazione magnetica transcraniale. Di fronte alla sua bravura presto anche il resto dello staff dovrà rendersi conto che rompere alcune regole può essere utile per il miglioramento del paziente. E se questo valesse anche nella vita privata? Nel corso della serie i sentimenti, le relazioni e le emozioni dello staff assumeranno sempre più un ruolo di primo piano, affiancando le vicissitudini dei pazienti, per percorrere e talvolta svelare i segreti ed i misteri della mente umana.

Alcuni critici hanno definito Jack “figlio” di House. Alcune similarità esistono. In primo luogo per quel che riguarda le metodologie utilizzate anche se Jack è molto più disponibile con i pazienti e meno burbero. Prova a capire cosa passa nella loro testa entrando in contatto con loro. In secondo luogo la direttrice dell’ospedale è una donna dai metodi conservativi che spesso si scontra con Jack proprio a causa del differente approccio lavorativo (come i rapporti tra House e la Cuddy). Ma le similitudini, in verità, si fermano qui. La serie procede poi per la sua strada originale e controversa.

Da segnalare altre due curiosità. Se dal punto di vista narrativo la centralità è rappresentata da intrecci e retroscena della mente umana, dal punto di vista produttivo Hollywood ha trovato una soluzione alla crisi economica che ha colpito anche gli studios. Ha deciso di spostare set, maestranze, registi, tecnici, operatori, truccatori, parrucchieri, insomma l’intera produzione, in Sudamerica. E così i tredici episodi della serie sono stati girati a Bogotà, in Colombia, in collaborazione con Fox-Telecolombia. Strategia che sembra rappresentare il futuro dello show-business americano se pensiamo che la seconda stagione di “Fringe” verrà girata in Canada e il nuovo  “Persons unknown”, co-prodotto dalla Rai, verrà girato in Messico.

La seconda curiosità riguarda la promozione e il lancio. Ancora una volta, troviamo la rete a farla da padrona. FoxTv.it (portale di Fox Channels Italy) e il social network Myspace hanno permesso di accedere al plot gratuito (una settimana prima del debutto) e tutte le puntate a pagamento. Viene ripetuta, in tal modo, da Fox la strategia di lancio globale intrapresa anche per The Listener e che ha, tra gli altri, lo scopo di limitare la pirateria.

Vedremo, a questo punto, se il Dr. House della mente sarà in grado di rapire il cuore degli spettatori.

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