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Il giglio nasce quando muore (foto di Giovanni Barba)

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l giglio nasce quando muore, è quello che dicono a Nola, riguardo una delle feste religioso-popolari più travolgenti della Campania.
© Giovanni Barba

Il giglio nasce quando muore, è quello che dicono a Nola, riguardo una delle feste religioso-popolari più travolgenti della Campania. Significa che il tempo della comunità ruota intorno all’organizzazione della festa e, più precisamente, intorno alla creazione e distruzione dei Gigli.

Il Giglio è un obelisco in legno, che pesa circa 20 quintali ed è alto fino, ed anche oltre, 25 metri. Ogni Giglio rappresenta una corporazione e ha il nome delle arti e dei mestieri di una volta: Ortolano, Salumiere, Bettoliere, Panettiere, Beccaio, Calzolaio, Fabbro e Sarto. In più c’è la barca, omaggio a San Paolino e simbolo del suo ritorno a Nola, dopo la prigionia africana. I Gigli sono macchine da festa e simboli di devozione cristiana e, non a caso, coniugano perfettamente questo doppio valore. Sull’obelisco, una vera e propria impalcatura in legno che perde la cima sullo sfondo del cielo, si svolge un vero e proprio concerto. Strumenti, cantori, ballerini e suonatori eseguono, per tutto il tempo, un repertorio legato al tema della corporazione che rappresentano. Sotto l’obelisco, invece, circa cento persone, dette paranza, fanno saltare sulle spalle le assi della struttura e, per un giorno intero (notte compresa), portano il Giglio in processione per il centro della città. È un vero e proprio atto di devozione, perché il giglio pesa e gli uomini che hanno l’onore di far parte della paranza sono sostenuti solo dall’aiuto della fede. Hanno una sorta di gobba, un callo che negli anni gli ha praticamente deformato la spalla e che mostrano con un misto d’orgoglio e timidezza.

La processione è anche una gara. Oltre che il Giglio più artistico e bello, vince la paranza più accorta. Tutte le “macchine” partono dal rione di appartenenza, fanno il giro delle stradine del centro e, in qualsiasi momento, le vette di cartapesta spuntano oltre il limite dei palazzi ed è possibile, anche da lontano, seguirne il percorso. È importante che il Giglio non sfiori nessun muro e, nei vicoli più stretti, ci sono sentinelle apposite a controllarne il movimento. Se la costruzione tocca anche solo la balaustra di un terrazzo, deve continuare il suo giro, ma la paranza è rigorosamente esclusa dalla competizione. È importante che la cima sia sempre diritta e il movimento armonioso.

Un tripudio di rumore e colori, che termina fragorosamente nella piazza centrale, dove i gigli vengono infine depositati, riveste la città. Alla fine, restano in piedi le strutture, antichi pali della cuccagna, poggiate sul terreno e pian piano abbandonate. Saranno distrutte pochi giorni dopo e, subito dopo, ne saranno progettate di nuove. Si rinomineranno i maestri di festa, si reinventeranno i disegni e si strutturerà la paranza, e tutto questo il giorno dopo.  Un percorso ciclico che intorno alla festa crea il suo senso vitale.

© Giovanni Barba
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